“Così ha voluto il destino”. Ersilia Bronzini, tra pubblico e privato

Nasce nel 1859 a Oleggio, Ersilia Bronzini, in una famiglia della piccola borghesia, che, a causa di un rovescio economico, sacrifica esplicitamente l’istruzione della ragazza a quella dei due fratelli maschi, i quali studiano ingegneria e giurisprudenza e possono dunque accedere alle rispettive professioni. Lei, viceversa, è costretta a studiare da sola in casa e cerca di apprendere le lingue straniere con l’aiuto dei fratelli. Questa sua cultura da autodidatta suscita in lei un senso di sofferenza e inadeguatezza e al contempo la induce a reagire, traendo dalle sue difficoltà uno stimolo ulteriore all’applicazione e all’esercizio delle proprie energie intellettuali. Proprio attraverso il fratello Edgardo, praticante in uno studio legale milanese, a diciotto anni la ragazza incontra quello che poi nel 1883 diventerà suo marito, Luigi Majno. Il giovane incontra i socialisti milanesi, tra cui Filippo Turati, frequenta il circolo intellettuale di Cesare Lombroso e fa entrare direttamente nella sua vita e in quella di Ersilia nuovi valori e principi. Inizialmente, il modello dell’intimità borghese dei coniugi Majno e la loro morale, che lega l’amore al matrimonio, faticano a confrontarsi con gli ambienti della sinistra internazionale, improntati a una maggiore libertà di costumi. Ersilia in particolare si sente vincolata al suo ruolo di madre e di educatrice e alla responsabilità nei confronti dei figli, ma ben presto si trova direttamente coinvolta in un percorso di riflessione interiore, che la porta a riconoscere e meglio valorizzare i propri principi. Profondamente investita dal socialismo, non solo mette in discussione i suoi valori borghesi, ma osserva la propria esperienza e il ruolo delle donne nella società, orientando la propria riflessione sociale intorno a un sempre più esplicito criterio di giustizia. Nel matrimonio di Ersilia e Luigi, basato su una ferrea solidarietà e un reciproco cameratismo, la crescita personale viene direttamente messa in relazione con la trasformazione della società, a cui entrambi i coniugi dedicano le proprie energie.
Ersilia Bronzini Majno si avvicina all’impegno sociale e politico quando già è madre di tre figli – Carlotta, Edoardo e Mariuccia, nati a poca distanza l’uno dall’altro, rispettivamente nel 1884, 1886 e 1888 – e ha superato i trent’anni. Inizia a collaborare con la Guardia ostetrica, attiva a Milano dal 1887 con lo scopo di assistere gratuitamente la maternità delle donne meno abbienti; riesce a aumentarne notevolmente le entrate, sollecitando amiche e conoscenti danarose, e predispone la procedura per un riconoscimento formale dell’ente, in modo da renderlo idoneo a percepire finanziamenti pubblici. Per lei la maternità è la prima e più forte connotazione dell’identità femminile e in nome suo ogni donna, madre reale o potenziale, deve lottare contro lo sfruttamento, l’ingiustizia e la discriminazione. L’esperienza alla Guardia ostetrica è fondamentale nella sua vita; lì incontra e conosce Anna Kuliscioff, e, ascoltando i racconti disperati di tante future madri, si convince dell’importanza di offrire loro un sostegno materiale, ma ancora di più educarle a cambiare il proprio destino, e aprirle ad una nuova visione di sé, come donne, madri, e lavoratrici: «Assistere quelle donne – ricorda in seguito – farle rialzare dalle tenebre della vita, è rialzare la dignità conculcata del nostro sesso». Degli stessi anni è il suo impegno con l’Associazione generale di mutuo soccorso e di istruzione delle operaie, fondata nel 1862 da Laura Mantegazza Solera, di cui poi Ersilia Bronzini Majno diviene presidente. Nel 1898, in seguito alla dura repressione politica e militare dei moti popolari contro il rincaro del prezzo del pane, è molto attiva nel Comitato Pro reclusi ed è profondamente colpita dalla fragilità di molte associazioni femminili milanesi nate a difesa delle lavoratrici, quasi del tutto spazzate via dalla brutale ondata repressiva. Ritiene vi sia bisogno di «un movimento di lavoro pratico» che possa unire le donne «senza distinzione di classe, di cultura e di opinioni, poiché abbiamo in comune come donne doveri per i quali è utile prepararci insieme, e diritti che lavorando unite potremmo più facilmente conquistare». Perciò, nel 1899, insieme ad altre dieci giovani donne provenienti quasi tutte dalla borghesia milanese colta, laica e progressista, è tra le fondatrici dell’Unione Femminile, che diverrà dal 1906 Unione Femminile Nazionale, in seguito alla apertura di sezioni in tutta Italia. Obiettivo dell’associazione è unire in una sorta di federazione l’attività di molte delle associazioni disperse dopo la repressione dell’anno precedente che condividono il fine dell’emancipazione femminile, «allo scopo di cooperare all’elevazione morale e al miglioramento intellettuale, economico e giuridico della donna». Ersilia Bronzini Majno è presidente dell’Unione per una decina d’anni, dal 1901 dirige il Comitato milanese contro la tratta delle bianche, ospitato nella sede dell’Unione, fonda un periodico, l’”Unione femminile”, organizza spazi sicuri in cui le piccole operaie possano riunirsi nei giorni festivi, offre lezioni di puericultura, di economia domestica, seminari e corsi professionali, e sperimenta anche progetti del tutto nuovi, sfruttando ogni minimo spiraglio che le leggi offrono alle donne, come la legge Crispi del 1890, che le ammette nei Consigli di Amministrazione di ospedali, orfanotrofi ed istituzioni analoghe. L’Unione comincia perciò a organizzare corsi per preparare le donne della classe media a occupare quei ruoli, istituzionalizzando la tradizionale presenza femminile nella beneficenza, e lei stessa, prima donna nella storia del nostro Paese, dal 1900 ricopre la carica di consigliera d’amministrazione all’Ospedale maggiore di Milano. Secondo le dichiarazioni di Ersilia stessa l’iniziativa di cui l’Unione femminile va, forse, più orgogliosa è quella di aver contributo a instaurare nella città di Milano, per la prima volta, le funzioni di delegata di beneficenza, che effettua visite, analizza bisogni, approfondisce proposte, formula progetti innovativi. «In un anno – scrive Ersilia Bronzini Majno nel 1902- l’Unione ha dato più di trenta delegate alla Congregazione di carità, al Luogo Pio Trivulzio, all’orfanotrofio; due nostre socie furono nominate dal Consiglio degli istituti Ospitalieri delegate visitatrici all’ospedale di via Lanzone, dove nessuna donna aveva mai chiesto di entrare a portare la parola di pietà superiore a tutti i pregiudizi». Analogamente alla visiting teacher dei settlement statunitensi, al cui modello Ersilia s’ispira per l’Unione femminile, la delegata di beneficenza si propone alla Sovrintendenza scolastica per approfondire il problema dell’evasione scolastica e individuare forme di responsabilizzazione delle famiglie. A Milano ne sono messe a disposizione quattordici. Presso l’Unione Femminile, sempre su idea di Ersilia, s’istituisce l’Ufficio di Indicazioni e Assistenza, un antesignano dei patronati, aperto tutti i giorni non festivi dalle 12 alle 16 per dare informazioni sugli organismi assistenziali e per aiutare bisognosi/e nel disbrigo delle pratiche necessarie a ottenerne le prestazioni. Anche questo servizio si colloca nel contesto della legge Crispi che trasforma le opere pie in istituzioni pubbliche di beneficenza: la loro attività non riguarda pertanto i singoli benefattori e gli occasionali beneficiari, ma ha una funzione pubblica per la quale sono previste regole e controlli. Secondo Bronzini Majno alla «carità che dona», deve sostituirsi «l’assistenza che studia» i bisogni, sorreggendo chi è bisognos* nei momenti difficili. Compito dell’ufficio è quello indicare le pratiche necessarie e le vie più brevi per ottenere sussidi, buoni, alloggi, affitti più convenienti, ricoveri in ospedali, visite mediche. L’idea ha fortuna e in breve tempo l’ufficio, in cui è collocata a tempo pieno un’operatrice remunerata, viene finanziato da un consorzio formato da Unione Femminile, Società Umanitaria e comune di Milano che, nel 1907, di fatto lo incorpora nei propri  uffici, facendolo diventare un esempio seguito da altre città italiane.
Altro tema costante dell’impegno di Bronzini Majno e dell’Unione è quello del lavoro e della sua tutela: nel 1895 Ersilia partecipa al Congresso sugli Infortuni del lavoro con una relazione dal titolo Norme per regolare il lavoro delle donne, sostenendo la necessità di una legge a tutela del lavoro femminile e formulando proposte precise e concrete. Anna Kuliscioff si rifà proprio a questa relazione, snaturandone alcuni punti sostanziali, per stendere il progetto di legge in materia del Partito socialista. Spesso Ersilia ha un rapporto conflittuale con questo Partito, in cui milita il marito, che è anche deputato dal 1900 al 1904. Benché consideri il socialismo un’utile chiave di lettura della realtà e un ideale, lei si rifiuta di subordinare la questione femminile alla fede politica, convinta che l’emancipazione delle donne non debba attendere la rivoluzione per realizzarsi. Nonostante questa divergenza di fondo, nel 1901 l’Unione presenta una petizione che appoggia la proposta socialista per la regolamentazione del lavoro delle donne e de* bambin*, che diverrà legge l’anno successivo. La petizione chiede, oltre alla protezione legislativa del lavoro della donna e de* minor*, l’apertura di scuole professionali preparatorie e l’istituzione di una Cassa di Previdenza per la Maternità. Gli orari di lavoro, anche per le donne, nel 1901 sono di 12-14 ore al giorno; i/le minori, a nove anni, dopo soli tre anni di scuola, sono ammess* al lavoro, anche notturno, nelle fabbriche e dai dieci anni in poi possono lavorare anche sottoterra, nelle cave e nelle miniere. Nella città di Milano lavorano le Piscinine: ragazzine di nove anni, apprendiste sarte, modiste e stiratrici in giro per le vie, curve sotto il pesante scatolone che contiene i capi da provare e da consegnare, occupate tra le 11 e le 14 ore ogni giorno, e spesso obbligate a far di tutto anziché imparare il mestiere di cui sono ufficialmente apprendiste. Per loro l’Unione istituisce la Fraterna, la Società delle Piscinine, che organizza attività di tempo libero e d’istruzione in locali concessi dal comune. Grazie anche alla mobilitazione delle donne italiane, la legge per la protezione del lavoro femminile e minorile è finalmente approvata nel marzo del 1902, ma Ersilia non è soddisfatta, perché manca lo strumento dell’ispezione. Perciò, nel 1904, l’Unione presenta al ministero un progetto per un ispettorato femminile esemplato sul sistema inglese e organizza un corso d’igiene sociale per la preparazione d’ispettrici di fabbrica. Ersilia Bronzini Majno e il marito Luigi appoggiano senza riserve e senza risparmiare energie il progetto di una clinica del lavoro, del patologo Luigi Devoto, ordinario di Clinica delle malattie professionali agli Istituti clinici di Perfezionamento di Milano. Il suo concetto di «malattie professionali» non comprende soltanto le patologie causate dal lavoro, bensì anche quelle contratte durante il lavoro. La malattia professionale è per lui sinonimo di malattia sociale, approfondita con le ricerche sugli effetti della fatica, sulle conseguenze di un’alimentazione incongrua e insufficiente, sull’azione delle polveri minerali nelle affezioni polmonari, sul saturnismo, sulla pellagra e sulla tubercolosi. Nel 1902 il comune di Milano, ponendosi all’avanguardia nel mondo industrializzato, istituisce una clinica del lavoro, inaugurata poi nel 1910. È la struttura sanitaria più antica al mondo dedicata alla prevenzione, diagnosi e cura delle malattie professionali, che oggi ospita una tra le più prestigiose biblioteche scientifiche italiane sull’argomento e ancora pubblica “La Medicina del lavoro”, fondata nel 1901, la più antica rivista al mondo nel settore.

Ritratto di Ersilia, Carlotta, Mariuccia, Edoardo
Ritratto di Ersilia, Carlotta, Mariuccia, Edoardo

A una vita pubblica appassionata, intensa e gratificante fanno da contraltare per Ersilia dolori e lutti privati: nel luglio 1901, mentre è a Roma per una riunione sui diritti femminili, la figlia minore Mariuccia, di tredici anni, muore improvvisamente di difterite, seguita quattro anni dopo dalla sorella maggiore Carlotta, morta a vent’anni, probabilmente di tisi, e lei deve affrontare da sola il nuovo lutto. Il marito le confida di essersi innamorato di Anna Kuliscioff, spezzando l’equilibrio su cui fino a quel momento si è retto il loro matrimonio. «Così ha voluto il destino – scrive nella sua agenda nel 1909 la donna ferita – una vita in due senza mai un attimo di fusione, nemmeno l’amore per i figli, per lo strazio di perderli, nell’ansia di quello che ci rimane». Dei figli le resta solo Edoardo con il quale, appena laureato in giurisprudenza, conduce una campagna instancabile per l’introduzione anche in Italia dei Tribunali dei minori. Ersilia è presente in tutte le associazioni più attive per la riforma del trattamento della delinquenza minorile e nel 1910 è chiamata a far parte della Commissione reale per lo studio della delinquenza minorile. Elabora quindi uno studio sui caratteri della delinquenza delle minorenni e sui mezzi per prevenirla, in aperta polemica contro l’organizzazione dei Riformatori, affidati a personale religioso femminile, criticando senza mezzi termini i metodi utilizzati dalle suore, da lei giudicati antiquati e inadatti.
L’istituzione cui il nome di Ersilia Bronzini è più immediatamente associato e alla quale è rimasta legata per tutta la vita, dirigendola fino alla sua morte nel 1933, è l’Asilo Mariuccia (foto di copertina). Dedicato alla memoria della figlia minore, nasce nell’ambito dell’attività del Comitato milanese per la lotta alla tratta delle bianche; istituito nel dicembre 1901 e da lei presieduto, il comitato è parte di una vasta rete internazionale, nata dall’azione della britannica Josephine Butler. Butler si batte contro il controllo amministrativo e medico delle prostitute e ne propugna un’opera di recupero, però riconoscendo loro sempre la fondamentale libertà di gestire la propria vita. Ritiene, infatti, che la regolamentazione protegga e autorizzi il vizio maschile e non risolva il problema delle prostitute, spesso spinte sulla strada dal sistematico sfruttamento sociale ed economico imposto dallo Stato a tutte le donne. Un comitato simile a quello milanese è già sorto l’anno precedente a Roma, per iniziativa del famoso epidemiologo Angelo Celli e della moglie Anna, e un secondo è stato istituito a Genova. Con l’adesione di molti esponenti delle istituzioni, il comitato milanese si propone, oltre alla sensibilizzazione e lo studio sul fenomeno della prostituzione, di «fondare asili nei quali possano subito venire accolte in via temporanea le fanciulle pericolanti o pericolate; prendere accordi cogli Istituti esistenti che già compiono un’opera che potrebbe sussidiare quelle del Comitato». Fra le sue iniziative ci sono anche la presenza e l’azione delle visitatrici del sifilocomio milanese, oggetto di diffidenza sia da parte degli ambienti religiosi, che gestiscono l’ospedale e percepiscono come fumo negli occhi quell’iniziativa laica, sia da parte dei socialisti, che condividono i pregiudizi maschilisti e sono contrari all’abolizione della prostituzione legale. Il 14 dicembre 1902, con un discorso di Ada Negri, è inaugurato l’Asilo Mariuccia, Casa di deposito e di osservazione per il recupero delle bambine e delle adolescenti «traviate», vittime cioè di violenze sessuali, o già avviate sulla strada della prostituzione. Due ne sono i principi basilari: il rigetto della predestinazione genetica al crimine e alla prostituzione, teorizzata da Cesare Lombroso, e una rigorosa laicità, destinata però a diluirsi nel periodo fascista. A differenza degli altri istituti di accoglienza gestiti da suore o consorzi di donne cattoliche, nasce spiccatamente laico e aconfessionale e presenta le peculiarità programmatiche distintive di tutte le istituzioni dell’Unione femminile: il concetto di servizio pubblico, che prevede la gratuità dell’assistenza e l’azzeramento delle difficoltà burocratiche per accedervi, la volontà di studiare le cause per risolvere il problema alla base, una forte intenzionalità politica e il tendere sia a un fine “educativo” nei confronti di chi  non  ha ancora piena consapevolezza della propria situazione e dei propri diritti, sia a dare visibilità alle capacità femminili. Si tratta di un’istituzione assistenziale del tutto originale per l’epoca, organizzata, pur con tutti i limiti del caso, su un modello di vita familiare vicino a quello borghese delle sue fondatrici. Certo anche qui ci sono il refettorio e la camerata ma, ad esempio, si ha cura che il vestiario non sia dimesso e che la dieta sia ricca e variata. «Questo – scrive la fondatrice – non è il collegio, non è l’Istituzione: è l’Asilo. Le accolte non sono le ricoverate, le convittrici; sono le figliole dell’Asilo». L’esperienza dell’Asilo Mariuccia non è esente da limiti; il progetto pedagogico di restituire alla società una “donna nuova” fa sì che le giovani ospiti siano riportate all’età anagrafica di “bambine”, pur avendola superata da tempo oppure, addirittura, non essendolo mai, davvero, state, e la distanza tra le esperienze di vita delle donne borghesi impegnate nell’asilo e le ragazze ricoverate è incolmabile, soprattutto in tema di sessualità. Tuttavia è importante perché dimostra che è possibile affrontare la prostituzione, che è un problema sociale e non un dato naturale, e offre allo Stato un modello di laicizzazione dell’assistenza, sottratta alla filantropia e alla Chiesa, e collocata fra i diritti di cittadinanza.
Allo scoppio della guerra, per quanto contraria all’intervento, diversamente dal marito che è favorevole, Ersilia Bronzini Majno, su incarico del comune di Milano, è nominata nella Commissione Esecutiva del Comitato di Assistenza, cui spetta l’organizzazione generale dei soccorsi. Rimasta vedova nel gennaio del 1915, trova sempre maggiori difficoltà nell’aderire ai nuovi orientamenti dell’Unione, che simpatizza per il nascente movimento fascista, e nel 1920, davanti alla scelta di aderire al Comitato Femminile di Organizzazione Civile, che di fatto richiede di fare opera di crumiraggio durante gli scioperi nei servizi, presenta le proprie dimissioni da socia, rivendicando la propria fede socialista. Da quel momento si concentra a seguire da vicino l’attività dell’Asilo Mariuccia e continua a occuparsi del problema dei minori devianti, preparando la strada alle riforme che porteranno all’istituzione del Tribunale per i Minorenni. Negli ultimi anni di vita Ersilia Bronzini Majno riallaccia i rapporti con le compagne e il 7 febbraio 1930 partecipa alle celebrazioni per il trentesimo anno di vita dell’associazione e l’Unione – che nel frattempo è tornata a essere fedele a sé stessa e alle finalità per cui è nata – organizza, dopo la sua morte, avvenuta il 17 febbraio 1933, una solenne commemorazione per ricordarla e tributarle un “omaggio di onoranza e di gratitudine”, senza fare cenno alla rottura avvenuta e alle sue dimissioni nella pubblicazione in sua memoria.

86288729_190077775402161_1638305169001152512_n
Roma. Intitolazione stradale

Il lascito forse più duraturo di questa donna straordinaria è la sua capacità di coniugare il riformismo sociale con la professionalizzazione del lavoro nel sociale, aprendo la propria azione, prima locale e poi nazionale, a una dimensione internazionale; nella sua  attività filantropico-sociale vi è una corrispondenza significativa tra l’interesse per la ricerca di nuovi modelli assistenziali e quanto è avvenuto contemporaneamente in altri Paesi, come la Francia, la Gran Bretagna, la Germania e gli Stati Uniti.

 

 

 

Articolo di Claudia Speziali

mbmWJiPdNata a Brescia, si è laureata con lode in Storia contemporanea all’Università di Bologna e ha studiato Translation Studies all’Università di Canberra (Australia). Ha insegnato lingua e letteratura italiana, storia, filosofia nella scuola superiore, lingua e cultura italiana alle Università di Canberra e di Heidelberg; attualmente insegna lettere in un liceo artistico a Brescia.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...