La Toscana delle Sorelle Antinori: una storia vinicola individuale e plurale

Nell’immaginario collettivo la Toscana è associata a paesaggi collinari verdeggianti, ove campeggiano filari di viti, olivi, cipressi che circondano ville di campagna, alle bellezze architettoniche di Firenze, culla della lingua italiana e delle arti, alle specialità gastronomiche. Dal punto di vista vitivinicolo è considerata la terra dei vini rossi: la produzione enologica annovera circa trenta Doc e sette Docg, rappresentando un unicum nel panorama italiano. Il vitigno più coltivato è il sangiovese, che in questa regione ha trovato terreno d’elezione per esprimersi in varie declinazioni. Si vinifica in purezza, come nel Brunello di Montalcino, prodotto nell’omonimo comune, oppure assieme ad altre uve, a costituire blend altri vini molto noti: su tutti il Chianti, denominato Classico nello storico centro di produzione, tra Firenze e Siena, e il Chianti senza alcun aggettivo a fianco, che comprende l’area di Arezzo, Pisa e Pistoia; poi ancora il Nobile di Montepulciano, in provincia di Siena, il Morellino di Scansano e Carmignano. La settima Docg è attribuita a un vino prodotto da vernaccia, vitigno a bacca bianca, con cui si realizza la nota Vernaccia di San Gimignano. 

FOTO 1
Mappa dei vini toscani Quattrocalici

Fra le altre zone vitivinicole della Toscana si possono distinguere: la Lunigiana a nord, dove si coltiva il vermentino, vitigno con cui si realizzano i principali vini bianchi della regione altri vitigni a bacca bianca sono ansonica, trebbiano toscano, malvasia toscana, impiegati nella produzione di vini bianchi Doc nella provincia di Grosseto poi ancora le Colline lucchesi, dove si coltivano principalmente sangiovese e merlot, affiancati da canaiolo, ciliegiolo e aleatico. Raccontando la patria dei vini rossi non si possono non menzionare i leggendari supertuscan, prodotti nella zona di Bolgheri. Alla fine degli anni Sessanta, sull’onda di una decrescente richiesta di vini italiani, prodotti ancora su vasta scala, e, contestualmente, della crescente competitività dei mercati internazionali, si verificò un decisivo cambio di passo nella viticoltura italiana. S’iniziò a importare vitigni internazionali, ossia pinot nero, merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc, syrah e a utilizzare la barrique, già impiegata diffusamente in Francia durante la fase di maturazione del vino, proprio per arricchirne il corredo aromatico grazie al passaggio di ossigeno e ai sentori del legno. Sulla scorta di queste innovazioni, si decise di vinificare i vitigni tradizionali assieme agli internazionali e fare uso sistematico del legno: negli anni Settanta nascevano così quelli che la stampa anglosassone definì “Super Tuscan”, termine oggi entrato nell’uso comune per definire vini di pregio realizzati con quello stile. Principale fautori di tale innovazione furono indiscutibilmente il marchese Pietro Antinori, i cui Tignanello (realizzato con l’ottanta percento di sangiovese, il quindici percento di cabernet sauvignon e il restante cinque di cabernet franc) e Solaia (prodotto a partire dagli stessi vitigni ma in diverse proporzioni) lasciarono un’impronta indelebile nel settore vinicolo negli anni a venire, e il marchese Incisa della Rocchetta con il celebre Sassicaia.

Tignanello
Tignanello

A rappresentare il perfetto connubio fra innovazione e tradizione è proprio l’azienda Marchesi Antinori (https://www.antinori.it/it/): fondata nel lontano 1385, quando Giovanni di Piero Antinori entrò a far parte dell’Arte Fiorentina dei Vinattieri. Oltre ad aver segnato una svolta nel settore vinicolo con i suoi supertuscan, rappresenta il Gotha del settore enologico in Italia.
Situata a Bargino, presso la località San Casciano in Val di Pesa, in provincia di Firenze, la Marchesi Antinori possiede tenute in Italia e nel mondo. Oltre al nucleo storico in Toscana e in Umbria, nel corso degli anni ha deciso di investire in aree considerate di alto profilo vitivinicolo.

Cantina Antinori Chianti Classico
Cantina di Bargino

Nasce così una delle più grandi realtà enologiche italiane che comprende, fra le altre: Tenuta Tignanello, Badia a Passignano, Pèppoli nel Chianti Classico, Pian Delle Vigne a Montalcino, Tenuta Guado al Tasso a Bolgheri, Castello Della Sala a Orvieto, Tenuta Montenisa in Franciacorta (Lombardia), Fattoria Aldobrandesca a Sovana, Le Mortelle a Castiglione Della Pescaia, La Braccesca a Cortona, Tenuta Monteloro a Fiesole, Tormaresca in Salento, Prunotto in Piemonte. Tra le proprietà all’estero si annoverano: Antica in Napa Valley, Tuzko in Ungheria, Meridiana a Malta; poi ancora imprese comuni come Haras De Pirque in Cile, Col Solare presso Washington State, Vitis Metamorfosis in Romania. 

Badia a Passignano
Badia a Passignano

Il trait d’union che unisce queste differenti realtà è una filosofia racchiusa e infusa nel motto “Antico futuro” cui ventisei generazioni sono rimaste sempre fedeli: uno spirito identitario fatto di tradizione, cultura, agricoltura, arte e letteratura, profuso nella ricerca e nell’innovazione attraverso la sperimentazione di tecniche agronomiche ed enologiche. 

Peppoli
Pèppoli

Il marchese Piero Antinori ha recentemente lasciato la conduzione dell’azienda alle tre figlie, Albiera, Allegra e Alessia: tre donne accomunate dall’iniziale del loro nome, ma assai diverse tra loro per temperamento, carattere e interessi, ognuna cardine di una struttura architettonica che non si sovrappone all’altra, ma sostiene l’intero edificio. Albiera Antinori, da venticinque anni operativa in azienda, ha acquisito numerose competenze che le hanno permesso di divenire l’attuale vicepresidente: a partire dalle vendemmie, infatti, ha costruito la propria esperienza cimentandosi in tutti i settori che caratterizzano un’azienda vinicola, per poi dedicarsi a quelli a lei più congeniali, ossia il marketing, con particolare attenzione al mercato asiatico, e la comunicazione, che comprende anche la costruzione e il restauro delle proprietà immobiliari, ossia delle case presenti nelle aziende agricole e delle cantine vere e proprie. Allegra si occupa dell’accoglienza, di Fattoria Le Mortelle e del mercato statunitense con Alessia. Quest’ultima, oltre a curare la sezione del museo di arte contemporanea contenuto nella cantina a Bargino, si occupa della Fattoria di Fiorano, e segue il mercato asiatico con Allegra. Appare inevitabile domandarsi come sia possibile vivere come donne in un settore notoriamente “maschile” anche se il mondo enologico sta cambiando o meglio prendendo consapevolezza dell’operato delle tante donne che vi lavorano, testimoni le storie che in questa sede si raccontano nonostante le lettere del proprio nome. In questo senso la storia di Albiera, Allegra e Alessia è paradigmatica. In quanto donne, si sono riappropriate di uno spazio identitario che è anche spazio sociale; in quanto Antinori, hanno lavorato con impegno e dedizione per rendere omaggio alla storia che si cela dietro a quel nome e non lo hanno utilizzato come mero sigillo di garanzia.
Lo sforzo maggiore è stato anche quello di svincolare una produzione di venti milioni di bottiglie l’anno dall’etichetta di realtà industriale e omologata, che guarda al profitto e al successo internazionale. I pregiudizi, del resto, si combattono decostruendo lo stereotipo che li ha ingenerati, valorizzando l’identità e l’individualità. A ben vedere, nel mare magnum delle aziende che si possono ascrivere al gruppo Antinori, ogni realtà possiede un nome proprio, è legata a una terra, a una storia, alle persone che la lavorano, a tecniche di cantina e produzione che rispettano la tipicità del vitigno e la natura del terreno. Da questa angolatura appare significativa la scelta di scommettere su progetti all’estero, spesso lavorando con varietà molto particolari, diversi metodi e pratiche di coltivazione. Eppure solo superando i confini fisici e mentali, è possibile imparare e arricchirsi nel senso figurato del termine. Per ampliare la veduta d’insieme, per cogliere ciò che è comune attraverso il particolare, è necessario essere disposte a fluire, benché radicate nelle proprie radici, e abbracciare il nuovo: nuove idee, progetti e visioni, a partire da basi solide.

Tignanello e Solaia
Tignanello e Solaia

In fondo questo è stato l’incipit della storia Antinori: sfidare le convenzioni attraverso quello che Virginia Woolf chiamava “il volo della mente”. Così sono nati Tignanello, vino rosso iconico di un rivoluzionario cambio di passo nel settore vinicolo italiano, ma anche Cervaro della Sala, attuale fiore all’occhiello della tenuta Castello della Sala, frutto di un progetto volto alla realizzazione di vini bianchi di personalità e qualità a partire dal vitigno chardonnay nella zona dell’Orvieto Classico, ove tradizionalmente si coltivavano solo grechetto e procanico, vitigni impiegati nella realizzazione del vino Orvieto. È un’idea che ha contribuito a renderlo uno dei vini italiani più apprezzati e premiati al mondo per la sua qualità e la potenzialità di invecchiamento.
È impossibile rendere degnamente omaggio in queste righe alla varietà e alla singolarità dei prodotti e delle aziende che compongono il gruppo Antinori, per questo si rimanda ai singoli indirizzi web (https://www.antinori.it/it/tenute/), con un invito a individuare il vino che è stato realizzato per noi, che più si avvicina alla nostra personalità. Ogni realtà, del resto, è espressione individuale del mondo che rappresenta, ma arricchisce l’insieme con la sua identità. È questo forse l’aspetto più importante da celebrare, che caratterizza e segnala in modo inequivocabile la presenza di tre donne. Albiera, Allegra e Alessia hanno reso omaggio alla loro storia declinandola al plurale, secondo un modo di essere e stare al mondo proprio non della donna, ma delle donne: tutte diverse tra loro ma uguali a se stesse.

 

 

Articolo di Eleonora Camilli

59724162_440276389883361_5939648554405462016_nEleonora Camilli è nata a Terni e vive ad Amelia. Nel 2015 consegue la Laurea Magistrale in Italianistica presso l’Università Roma Tre, con una tesi in Letteratura Italiana dedicata a Grazia Deledda. Dedita allo studio della letteratura e della critica a firma di donne, sommelière e degustatrice AIS Associazione Italiana Sommelier ‒ conduce anche ricerche e progetti volti a coniugare i due settori.

 

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...