Verso il nuovo Concorso

L’edizione del Concorso “Sulle vie della parità” 19/20 ha avuto una splendida conclusione, nonostante il periodo di lockdown abbia interrotto bruscamente le attività scolastiche in presenza, nello scorso febbraio, costringendo tutte le classi a ricostruire la propria programmazione, modellandola su una didattica a distanza, come abbiamo avuto modo di raccontare a fine di anno scolastico.

I lavori migliori della sezione Narrazioni, collegata al Premio Calvino, sono già stati pubblicati, il primo nel marzo scorso, poi via via gli altri, due al mese, sino a settembre. Ora saranno pubblicati alcuni dei lavori premiati nelle altre sezioni.

Partiamo dalla sezione Percorsi e dalle scuole superiori. Le attività via via pubblicate vogliono essere sia un suggerimento didattico per le classi che le considerassero interessanti da riproporre nei loro territori, sia un esempio per la partecipazione alla nuova edizione del concorso “Sulle vie della parità” 20/21.

Iniziamo con un lavoro collettivo di più scuole, classi e docenti: Luoghi e modi del lavoro femminile nel Lodigiano nella seconda metà del Novecento. Nella descrizione dell’attività, le docenti hanno sottolineato l’obiettivo di far emergere la realtà lavorativa delle donne in quelle aziende che, a Lodi e nel territorio, hanno avuto una significativa o pressoché esclusiva componente femminile. Da una parte, quindi, si sono individuati i luoghi produttivi caratterizzati da una forte presenza delle donne, dall’altra si è cercato di mettere a fuoco le tipologie di lavoro, la diversificazione delle mansioni tra manodopera maschile e femminile, le procedure e le modalità produttive, i rapporti interni e le gerarchie, la conciliazione dei tempi di lavoro con i tempi della famiglia e della vita.

Cartolina del 1917

Per questa ricerca si è proceduto alla raccolta di materiale edito e di documentazione iconografica, effettuando contemporaneamente una ricognizione nelle classi per il coinvolgimento di possibili testimoni tra parenti e conoscenti delle/degli studenti.

Operaie del linificio

Attraverso un quotidiano locale si sono sollecitate lettrici e lettori a offrire la loro testimonianza e si sono intervistate ex lavoratrici, ospiti delle Case di riposo, per raccogliere informazioni. L’arco temporale oggetto di indagine è, in linea di massima, quello che va dagli anni ’40 agli anni ’80 del secolo scorso, cioè quello relativamente al quale è ancora possibile raccogliere testimonianze dirette attraverso la metodologia di ricerca della storia orale.

Anni Sessanta, impiegate del Laboratorio della Essex Italia, Comazzo. (Foto di Gennaro Carbone. Archivio Emiliana Pirola)

Questo il questionario standard costruito per le interviste: Presentazione: Quando sei nata? Sei andata a scuola fino a che età? I tuoi genitori lavoravano e dove? A quale età hai iniziato a lavorare? Hai svolto altri lavori nella tua vita? Perché hai iniziato a lavorare? Come mai hai scelto questo lavoro e/o chi l’ha scelto per te? Produzione: Cosa produceva la tua fabbrica? In quali reparti era divisa? Tu in quale reparto lavoravi? Che attività facevi nella fabbrica? Quali altre attività si svolgevano? Conciliazione vita-lavoro: Quante ore lavoravi al giorno e come erano ripartite? Quando ti sei sposata, è cambiato qualcosa? La maternità ti ha creato difficoltà? Come facevi a lavorare e occuparti anche della casa e della famiglia? Quale delle due attività (lavoro in fabbrica/lavoro domestico) ti occupava maggiormente? Lavoravi anche di notte e durante i giorni festivi? Come veniva percepita dalla famiglia la tua assenza? Come utilizzavi i soldi della paga? Rapporto lavoratori/lavoratrici: All’interno dell’azienda c’erano più uomini o donne? Le donne e gli uomini erano trattati allo stesso modo oppure c’erano differenze? La paga era la stessa? Che rapporti avevi con i colleghi e le colleghe di lavoro? Il tuo datore di lavoro o i/le tuoi/tue colleghi/e ti hanno mai mancato di rispetto? Pensi che essere una donna ti abbia svantaggiato nel lavoro? Luoghi e ruoli nella fabbrica: Come sei stata assunta? Quale ruolo svolgevi nella fabbrica? Hai fatto carriera durante gli anni? Chi stabiliva i compiti da svolgere? Descrivi il luogo di lavoro (igiene, rumore, luminosità, temperatura, numero dei presenti, odori) Avevi una divisa? Scioperi e rivendicazioni: Hai mai partecipato a uno sciopero? Se l’hai fatto per quale motivo? I tuoi familiari ti sostenevano oppure no? Gli scioperi delle donne erano uguali a quelli degli uomini? La partecipazione delle donne agli scioperi era maggiore o minore rispetto a quelli degli uomini? Secondo te perché ciò avveniva?

All’interno del progetto di ricerca unitario, si è proceduto istituto per istituto, scegliendo un argomento da approfondire, ma condividendo ovviamente le testimonianze e le informazioni raccolte nel caso attenessero ad argomenti scelti da altri gruppi di lavoro. Ne è emersa una prima mappatura dei luoghi di lavoro delle donne nel Lodigiano e una raccolta di testi e immagini che possano accrescere la conoscenza in merito alle figure femminili impiegate nei luoghi produttivi del Lodigiano, ai rapporti di lavoro all’interno delle aziende, all’impegno sindacale delle donne. Una delle tante interviste: «Intervista a Maria Rossi: Martedì 18 febbraio 2020 abbiamo avuto l’occasione di incontrare e intervistare donne che negli anni cinquanta e sessanta hanno lavorato in due importanti fabbriche lodigiane: il Linificio&Canapificio Nazionale e la Polenghi Lombardo. È stata un’esperienza coinvolgente perché una storia come la loro, raccontata di persona, seppur simile a una letta in qualche libro, è molto più ricca di emozioni e di sensibilità. La prima a essere intervistata è stata la signora Maria Rossi, nata a Lodi il 23 febbraio del 1947. Maria ci ha raccontato di aver potuto frequentare solo le scuole elementari, mentre il fratello, poiché maschio, poté terminare gli studi superiori. Per aiutare economicamente la famiglia, all’età di 14 anni iniziò a lavorare presso il Linificio&Canapificio di Lodi. All’interno dell’azienda lei era la “picinina”, cioè la piccolina, un’apprendista che doveva obbedire alle signore più anziane, le maestre, che le impartivano ordini di ogni tipo: dall’aiutarle nelle loro mansioni attinenti alla filatura, al lavaggio dei rumorosi e sporchi macchinari. Il lavoro nel reparto della filatura era molto faticoso, Maria doveva stare otto ore con i piedi nudi immersi nell’acqua fino alle caviglie. Ciò le ha procurato delle lesioni per cui non poteva indossare scarpe chiuse ed era costretta, anche d’inverno, a portare degli zoccoli aperti. Queste ferite permangono tuttora sulla sua carne, come ricordi cicatrizzati di un passato ormai lontano. I ritmi di lavoro erano incalzanti, sotto lo sguardo attento di chi controllava il regolare svolgimento dei compiti: i capi del personale, il direttore e i tempisti, dipendenti che “tenevano” il tempo, che misuravano i minuti impiegati per produrre quanto più possibile, anche i secondi sprecati e sottratti al lavoro per andare in bagno; se le tempistiche non venivano rispettate, se non si raggiungeva la massima produzione nel minor tempo, le punizioni erano pesantissime. Maria ricorda che la prima settimana di lavoro si ritirava a casa sempre con la febbre a 39 C° a causa dei rumori, degli odori, della fatica. Lei guadagnava circa 70.000 lire, salario che andava totalmente ai suoi genitori, non ricorda se vi fossero disparità tra il compenso degli uomini e quello delle donne ma è certa che i ruoli di comando fossero tutti affidati ai soli uomini. Racconta di aver avuto sempre buoni rapporti con tutti i colleghi, amicizie che durano tuttora. Quando il suo datore le impose di spostarsi nel reparto detto della “polvere”, chiamato così perché dalla lavorazione della canapa si produceva moltissima polvere, che veniva respirata, Maria, senza dir nulla ai suoi genitori, decise di licenziarsi, non aveva alcuna intenzione di rischiare la sua vita. In quel reparto si moriva nel giro di pochi mesi, era un lavoro pesantissimo e infatti lì si impiegavano principalmente uomini. Dopo essersi licenziata, ha trovato un altro impiego in una ditta ottica e poi, dopo essersi sposata, ha lavorato come macellaia nel negozio del marito. La cosa che più ha rimpianto è stata quella di non poter proseguire gli studi, tuttavia è riuscita a riscattarsi: da adulta ha seguito il corso serale proprio nella nostra scuola, il “Bassi”, si è diplomata in ragioneria e ora studia presso l’Università della Terza Età di Milano.»

In questo ambito, l’attività era volta anche a far comprendere quali sono stati gli avvenimenti più significativi di un periodo storico recente, le connessioni sincroniche e diacroniche più rilevanti, evitando i più macroscopici stereotipi e anacronismi sul lavoro delle donne, e l’approcciarsi al lavoro di ricerca storica attraverso l’uso di fonti diverse.

Il lavoro ha coinvolto più di 300 tra ragazzi e ragazze delle scuole partecipanti.

Qui si può leggere il lavoro completo: https://drive.google.com/drive/u/5/my-drive

La giuria, coordinata per le scuole superiori di secondo grado da Gabriella Anselmi, Presidente Nazionale FILDIS (Federazione Italiana Laureate e Diplomate Istituti Superiori), ha attribuito al lavoro il 1° Premio della sezione “Percorsi di vita e di lavoro”, con questa motivazione: «Un “prodotto“ splendido, esemplare per molteplici motivi ivi inclusa la scelta tematica che mette al centro il lavoro: la più alta delle modalità in cui donne e uomini possono esprimere i loro molteplici talenti, la creatività, la professionalità, l’autostima. Nello specifico, la ricerca sul lavoro delle donne, con approfondimenti temporali e locali,è stata realizzata in sinergia fra scuole, istituti superiori di vari indirizzi con differenti piani di studio, istituzioni ma anche con associazioni di tipologie diverse. Attraverso un metodo di lavoro impeccabile è stato coinvolto un numero elevato di partecipanti — più di trecentocinquanta — fra allieve, allievi, famiglie, altri attori, docenti, che si sono coordinati in modo egregio e impegnati anche nella cura minuziosa della presentazione grafica e dell’uso di tecnologie avanzate. Qui si sono realizzate le grandi capacità, l’operatività, l’intelligenza, la scelta di obiettivi chiari e precisi da perseguire e raggiungere, che il personale docente e non solo, della Scuola Pubblica Italiana sa far emergere a tutto campo. Un esempio del grande, inestimabile patrimonio culturale, professionale, didattico-applicativo, ma anche affettivo e di fiducia fra discenti e docenti, del quale dobbiamo andare sempre e ovunque orgogliose e orgogliosi.»

La conclusione è stata la rielaborazione dei materiali prodotti in funzione della realizzazione di una mostra itinerante: avrebbe dovuto essere allestita nel mese di giugno a conclusione dell’anno scolastico, ma il periodo di lockdown non l’ha reso possibile.

Nello stesso modo è stata posticipata l’intitolazione “Alle Lavoratrici” di un piazzale antistante la sede Coop, di recente costruzione a Lodi.

Lavoro realizzato dalle docenti: Monica Rossi, Daniela De Carlo, Francesca Spagnoletta, Patrizia Ghiglietti, ITE “Agostino Bassi”; Giordana Pavesi, Maria Maddalena Fiocchi, Italia Chiantella, IC “Francesco Cazzulani”; Elvira Risino, Monica Orlando, IPS Luigi Einaudi”; Alice Vergnaghi, Liceo artistico “Callisto Piazza”; Danila Baldo, Laura Coci, Liceo delle Scienze umane op. economico-sociale“Maffeo Vegio”; Simona Belloni, IIS “Alessandro Volta”; Venera Tomarchio, Associazione “Girovagando” di Codogno; Daniela Fusari, Memosis Soc. Coop. Lodi.

***

Articolo di Andrea Zennaro

Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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