Il primato di Caterina da Siena

Fu la prima donna, insieme a santa Teresa D’Avila, ad essere proclamata Dottore della Chiesa. Oltre ad essere una religiosa e mistica italiana è stata anche teologa e filosofa.
Era nata a Siena il 25 marzo del 1347, nel rione di Fontebranda, nella Contrada dell’Oca, dove adesso sorge un Oratorio a lei dedicato.

Ne traccia un sintetico profilo Saveria Rito.

«Nel 1970 papa Paolo VI proclamò Dottori della Chiesa le prime due donne: santa Teresa d’Avila e santa Caterina da Siena, un titolo tutto al maschile attribuito a partire dal XIII secolo ai padri della chiesa san Gregorio Magno, sant’Ambrogio, san Girolamo e sant’Agostino, autori di speculazioni teologiche fondamentali per la dottrina cattolica.
Forse non è solo una coincidenza che il riconoscimento sia arrivato diversi secoli dopo la morte, quando ormai nel parallelo mondo laico occidentale le donne avevano accesso all’istruzione e a cariche e professioni maschili, superando l’etichetta di essere subalterno.
L’esperienza mistica di santa Caterina, come racconta il suo biografo e confessore Raimondo da Capua, si sviluppò precocemente in un quotidiano fatto di digiuni, preghiere e penitenza quando ancora viveva nella casa natale senese con la sua numerosissima famiglia. Caterina si tagliò i capelli e fece voto di verginità quando era poco più che una bambina, diremmo oggi, opponendosi al matrimonio organizzatole dai genitori. In diverse occasioni furono degli eventi prodigiosi a spianarle la strada e piegare la volontà di chi la circondava, come l’apparizione di una colomba sulla sua testa che fece sfumare definitivamente il programma del padre di vederla andare in sposa. Fu così che a sedici anni, invece dell’abito bianco, indossò quello nero delle Mantellate domenicane, una scelta controcorrente poiché si trattava di un ordine di vedove e donne anziane che, dopo un primo rifiuto, si arresero alla sua giovinezza e alla sua determinazione. Con le consorelle si dedicò all’assistenza delle persone inferme e indigenti e l’esempio fu imitato da un gruppo di donne e uomini, la cosiddetta Bella Brigata, che la seguiva devotamente nell’impegno sociale e assisteva alle sue estasi mistiche.
Pur avendo appreso tardi a leggere e scrivere, dopo essere entrata a contatto con l’ambiente domenicano, il suo pensiero trovò espressione soprattutto in una fitta corrispondenza epistolare con i papi Gregorio XI e Urbano VI oltre a varie autorità laiche come i Visconti: ci è stato tramandato un corpus di circa 380 lettere scritte, o per lo più dettate ai suoi seguaci, testimonianza dell’impegno politico condotto in nome di Dio. Oltre a dissertare di problemi di ordine religioso e morale, con forte trasporto spirituale, Caterina scriveva per chiedere la pace in un’Italia dilaniata da lotte interne, ma soprattutto invocava il ritorno a Roma del Papa dalla sede avignonese. Tutto quel coraggio nel parlare al potere, così insolito per una donna, stupì i Domenicani che vollero interrogarla e le assegnarono il confessore Raimondo da Capua come guida spirituale.
Nel 1376 Caterina si recò personalmente in Francia con lo scopo di incontrare il pontefice per negoziare la pace con la Repubblica di Firenze, interdetta a causa della politica antipapale, ma anche a far propaganda per un’ennesima crociata in Terra Santa, cercando di convincerlo a rientrare in Italia. Nonostante il quasi completo fallimento della missione diplomatica, tre mesi dopo il papa vinse le incertezze e lasciò la corte avignonese per tornare a Roma. La situazione politica si complicò ulteriormente e Caterina trascorse gli ultimi anni della sua breve vita in uno dei periodi più bui della Chiesa Cattolica. La sua ultima fatica fu, infatti, battersi a favore del nuovo successore di Pietro, Urbano VI, contro il quale venne eletto nel 1378 l’antipapa Clemente VII: iniziava lo Scisma d’Occidente.»

Caterina morì, poco prima di mezzogiorno, a soli trentatré anni la domenica del 29 aprile del 1380. La tomba con alcuni dei suoi resti mortali si trova nella Chiesa della Minerva a Roma ma parti del suo corpo sono disseminate in giro per l’Europa, come la testa e un dito che si trovano nella Basilica di San Domenico a Siena o una costola che troviamo nel Santuario di Santa Caterina ad Astenet in Belgio.
Santa Caterina, oltre ad essere ovviamente patrona di Siena, è patrona d’Italia insieme a san Francesco d’Assisi e compatrona d’Europa insieme a santa Brigida di Svezia e santa Teresa Benedetta della Croce.
È anche patrona del Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana e dell’Associazione per l’assistenza spirituale alle Forze Armate.
Moltissime le città italiane che le hanno dedicato una via o una piazza, a testimonianza di una salda e diffusa devozione popolare.

 

 

 

Articolo di Ester Rizzo

a5GPeso3Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzo e di Le Ricamatrici.

 

 

 

 

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