In India da Mahasweta

Dietro un paio di occhiali grandi e spessi, Mahasweta Devi mi guarda curiosa, davanti a un tè nella sua casa di Kolkata.

“Signora Devi, perché si è messa a scrivere?”
“Era l’unica cosa che sapevo fare veramente. Inoltre, da un certo punto in poi è diventata anche la mia unica fonte di guadagno, quindi scrivere significava sopravvivere”.

“La sua famiglia era d’accordo?”
“Devo dire che mi hanno sempre incoraggiata! Da piccola sono cresciuta immersa nei libri: mamma mi faceva leggere Dickens e Tolstoj, ci tenevo moltissimo alla mia modesta biblioteca”.

“Quali sono state le sue prime opere?”
“Il mio primo libro vero è proprio è stato Jhansir Rani, uscito nel 1956 e incentrato sulla figura della regina ribelle. In realtà, già da bambina mi ero cimentata con un pezzo su Tagore, pubblicato su un giornaletto per ragazzi, ma poi la vita mi aveva portato verso altri lidi. Solo dopo essermi sposata ho cominciato a riavvicinarmi alla scrittura e sono stata ingaggiata per scrivere qualche colonna sulle riviste locali. Da lì è nata la mia passione per il giornalismo e non ho mai smesso”.

“Quand’è che il suo lavoro è diventato così socialmente impegnato?”
“Quando ho aperto gli occhi. Tutto cominciò con i miei primi viaggi nello Jharkhand, specialmente a Palamu: lì ho visto per la prima volta le condizioni aberranti della schiavitù e i continui abusi subiti dalle popolazioni tribali.
Non senza sacrifici, ma quella è diventata la mia vita: mi sono completamente immersa nel mio lavoro giornalistico e narrativo, nella difesa dei diritti delle minoranze e dei più poveri. Tornando indietro lo rifarei, ma forse porterei la mia famiglia con me, mentre ai tempi l’ho lasciata alle mie spalle…”

“Lei ha sempre dichiarato di avere un approccio molto scientifico alle sue opere. Mi spiega meglio?”
“Forse per la mia deformazione da giornalista ho sempre tentato di dare ai miei libri una fortissima base di verità storica e sociale. Tutti i dati, le statistiche e la ricerca storica, che va oltre i fatti scritti nei libri, sono confluiti nei miei reportage, nelle mie denunce al governo e, in maniera non troppo diversa, nelle mie opere letterarie”.

“Mi fa un esempio?”
Hazaar Chaurasi Ki Maa. È un romanzo che avuto un successo clamoroso negli anni ’70 perché parte dal punto di vista di una mamma che ha perso suo figlio nella rivolta dei Naxaliti. Sicuramente questo elemento ha toccato il cuore del pubblico, ma di fondo c’è stata una profonda ricerca storica e politica, oltre che una continua testimonianza diretta”.

“Tutta la sua produzione, al di là del lavoro giornalistico, è scritta in Bengali. Come mai questa scelta? Non la trova limitante nello scopo di raggiungere più persone possibili?”
“Il Bengali è la mia lingua madre e mi fa sentire a mio agio mentre scrivo…Molte delle mie opere sono state tradotte anche in inglese e francese, ma io sono molto più felice quando vengono tradotte nelle altre lingue indiane: mi interessa raggiungere l’India”.

“Perché insiste tanto sul concetto di identità e cultura tribale? Perché è così importante?”
“Vedi, il mondo dalla notte dei tempi si è distinto in maggioranze e minoranze e, tra queste minoranze, le tribali sono sempre state viste come un qualcosa al di fuori della civiltà e della società. Io non sono d’accordo. Penso siano dei preconcetti basati sul peggior male del mondo: l’ignoranza. Le comunità tribali sono spesso molto più civili di quanto non lo siano le società di massa: hanno delle leggi interne all’avanguardia, come la parità dei sessi e il profondo rispetto del territorio, ad esempio, un senso di fratellanza e solidarietà che noi non abbiamo idea neanche di cosa sia. Allora cosa vuol dire civiltà? Chi è che stabilisce chi è civile o meno?”

“Grazie signora Devi e complimenti per il suo impegno. Non si fermi!”
“Mai.”

-.-.-

MAHASWETA DEVI: nata nell’odierno Bangladesh nel 1926 e morta a Kolkata nel 2016, è stata una scrittrice e attivista indiana.
Giornalista e scrittrice di romanzi e brevi storie, ha passato la vita nella difesa dei diritti delle comunità tribali indiane, appoggiando e incoraggiando la rivolta contro la schiavitù debitoria e lo sfruttamento dei territori.

 

 

 

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

 

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