L’altra metà delle avanguardie

Con questo primo articolo inizio una collaborazione tematica alla rivista per ricordare la partecipazione femminile alle avanguardie, dando spazio a figure note e meno note, sottolineando con brevi cenni biografici la loro voglia di indipendenza e l’originalità del loro stile. Se è vero che dagli anni Sessanta, Settanta del Novecento le donne consapevolmente hanno rivendicato il loro posto accanto a quello degli uomini e sono entrate in massa nel mondo dell’arte, non si può dimenticare la fatica che hanno fatto per raggiungere questo risultato e riconoscere che ancora devono lavorare più dei loro colleghi maschi e creare opere sensazionali per diventare famose, ancora c’è chi si sente dire come complimento che dipinge “come un uomo”.
È nel ‘700 che il numero delle donne artiste, letterate, filosofe aumentò considerevolmente, in quanto vennero meno tanti divieti, quello di viaggiare ad esempio, o l’accesso agli studi.  Ma solo a partire dal Novecento l’ambiente dell’arte cominciò lentamente ad aprirsi alle donne, che tentavano di conquistare un proprio spazio professionale. Ancora, però, nonostante la loro massiccia partecipazione, nessuna donna firmò i manifesti teorici delle avanguardie; ancora non avevano abbastanza spazio e molte sono state ignorate, nonostante Breton avesse affermato: «Il pensiero non ha sesso». Ancora entravano nel mondo dell’arte grazie a un marito o un compagno artista; spesso si accontentavano di lavorare nell’ambito delle cosiddette arti minori. Oscurate dalla presenza di mariti e compagni ingombranti, talvolta invidiosi dei loro successi, le più fortunate potettero però godere di maggiore visibilità proprio grazie al loro legame sentimentale.
Marie Laurencin (Parigi, 1883 – 1956) studiò con Braque e Picabia. Picasso la presentò ad Apollinaire e per cinque anni la pittrice e il poeta vissero una storia d’amore tormentata. Unica donna ad aver avuto un contratto col mercante d’arte Paul Rosenberg, è rimasta poco conosciuta in Occidente; in Giappone invece esiste addirittura un museo interamente dedicato a lei, nato grazie alla passione di un collezionista. Il suo quadro più celebre, Apollinaire et ses amis, raffigura il poeta al centro, e intorno tra amici e amiche, la collezionista Gertrude Stein, Picasso, la sua musa, Fernande Olivier, e il suo cane, e Marie Laurencin stessa al pianoforte.

Fig. 1_Apollinaire et ses amis_Marie Laurencin
Apollinaire et ses amis, Marie Laurencin

 Hannah Höch (Gotha, 1889 – Berlino Ovest, 1978) entrò a far parte, unica donna, del gruppo dadaista di Berlino, dove conobbe Raoul Hausmann, ed ebbe con lui una relazione sentimentale burrascosa e violenta, che durò sette anni. Hausmann era sposato, non voleva lasciare la moglie e criticava come borghese il desiderio di Hannah di legalizzare la loro unione col matrimonio, mentre disprezzava il suo anticonformismo di donna libera. Pioniera nell’arte del fotomontaggio e del collage, coi suoi messaggi mise alla berlina i politici del tempo, i nascenti movimenti fascisti e anche i dadaisti egocentrici e maschilisti. Nelle sue opere spesso sono rappresentate coppie dello stesso sesso, le donne sono un tema centrale e talvolta il corpo femminile si fonde con quello maschile per prenderne il potere.

Fig. 2_senza titolo, collage, Hannah Hoch
Senza titolo, collage, Hannah Höch

Charlotte Berend (Berlino, 1880 – New York, 1967) allieva del pittore Lovis Corinth, che aveva fondato una scuola di pittura privata per donne, ne divenne musa e modella, posando a volte anche nuda. Si sposarono, ma Corinth, che fu uno dei pittori più famosi della Secessione di Berlino, non supportò mai la carriera della moglie. Charlotte si concentrò allora sulla famiglia e sulla disponibilità come modella per suo marito, che le dedicò circa ottanta ritratti.

Fig. 3_Autoritatto con la sua donna e un bicchiere di vino_lovis-corinth
Autoritratto con la sua donna e un bicchiere di vino, Lovis Corinth

 

Fig. 4_Autoritratto _ Charlotte Berend
Autoritratto, Charlotte Berend

Sophie Taeuber (Davos, 1889 – Zurigo, 1943) col marito Jean Arp parteciò al Dada zurighese, e per gli spettacoli del Cabaret Voltaire disegnò burattini e scenografie, oltre a esibirsi lei stessa come ballerina. A Parigi si accostò al costruttivismo

Fig. 5_Studio per il Café de l'Aubette, Sopkie Taeuber
Studio per il Cafè de l’Aubette, Sophie Taeuber

Anni Fleischmann (Berlino, 1899 – Orange, 1994) nella Bauhaus di Walter Gropius studiò tessitura, essendo preclusa alle donne la frequentazione di corsi quali architettura, scultura, pittura.  Qui conobbe il suo futuro marito Josef Albers. Quando la scuola fu definitivamente chiusa dal regime nazista, Annie e Joseph si rifugiarono in USA, dove Anni si dedicò al design tessile.

Fig. 6_Black, White, Yellow, Anni Fleischmann
Black, White, Yellow, Anni Fleischmann

 Kay Sage (New York, 1898 – Woodbury, 1963) a Parigi si avvicinò all’ambiente surrealista, dove conobbe Yves Tanguy, che poi sposò. Kay ha avuto difficoltà a emergere, oscurata dalla fama del più noto marito, anche se fra di loro ci fu un’influenza reciproca. Alla morte improvvisa del marito, cadde in depressione e si suicidò.

Fig. 7_In the Third Sleep, Kay Sage
In the Third Sleep, Kay Sage

In Russia, in un periodo immediatamente precedente alla Rivoluzione d’ottobre molte donne ebbero un ruolo decisivo e furono protagoniste, insieme ai loro compagni maschi, delle nuove sperimentazioni in campo artistico, fino all’arrivo al potere di Stalin. Natalja Gončarova (Nagaevo, Tula, 1881 – Parigi, 1962) all’Istituto d’arte di Mosca conobbe Mikhail Larionov, suo futuro marito, ma, poiché alle donne non era consentito prendere il diploma, frequentò lezioni private, dove poteva studiare anche nudi, maschili e femminili. Dopo un viaggio a Roma per visitare l’Esposizione futurista internazionale, si avvicinò al cubo-futurismo, e con Larionov sviluppò il Raggismo. Nell’opera Il Ciclista la velocità dell’uomo è resa attraverso la visione simultanea di più piani, mentre la percezione del paesaggio urbano è data dalle insegne delle vetrine.

Fig. 8_Il ciclista_Natalia_Goncharova
Il ciclista, Natalia Gončarova

 Sonia Terk (Odessa, 1885 – Parigi, 1979) ebbe col marito, Robert Delaunay, un sodalizio artistico, oltre che di vita. Le loro ricerche sul colore e sulla luce approdarono a un movimento chiamato Orfismo, e ancora di più al Simultaneismo, che intendeva superare la visione statica dei cubisti, creando immagini dinamiche. Si dedicò anche alle arti applicate, realizzando vestiti astratti, e avviando un atelier che impiegava un gruppo di donne russe.

Fig. 9_contrasti simultanei_ Sonia Terk
Contrasti simultanei, Sonia Terk

 Varvara Stepanova, (Kaunas, Lituania, 1894 – Mosca, 1958) nonostante le origini contadine, poté studiare in una scuola d’arte, dove conobbe il suo futuro marito e collaboratore, Alexander Rodchenko. Insieme andarono a vivere a Mosca in un appartamento di Kandinskij. Rodchenko e Stepanova formarono il primo gruppo di costruttivisti, che respinse l’arte come contemplazione, legandola invece alla tecnica e all’industria. Stepanova si dedicò all’abbigliamento, rifiutando l’estetica d’élite del passato a favore della funzionalità.

Fig. 10_ Design abbigliamento, Stepanova
Design abbigliamento, Varvara Stepanova

 

In copertina “Six espaces avec croix, Sophie Taeuber“

 

Articolo di Livia Capasso

foto livia

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte nei licei fino al pensionamento. Accostatasi a tematiche femministe, è tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile.

 

 

 

 

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