A Lima con Blanca

“Salve signora Varela, grazie mille per avermi voluto incontrare, so che è molto restia alle interviste”.
“Figurati, grazie a te di essere venuta fino a Lima! So che sei italiana…Che meraviglia! Io ho passato tanti anni a Firenze…Un sogno!”

“Andiamo al sodo…Come ha iniziato a scrivere poesia?”
“Credo di essere nata in un ambiente profondamente poetico, generato soprattutto dalle donne della mia famiglia”.

“Scrivevano anche loro?”
“La mia bisnonna si chiamava Manuela Antonia e scriveva e recitava per il teatro. Anche mia nonna Delia amava scrivere, sia letteratura che saggistica politica…Era una donna meravigliosa, piena di fantasia e umorismo. Inoltre, mia madre si è dedicata ai testi per musica…Come dicevo: una famiglia di donne scrittrici.
Devo dire che anche mio papà mi ha spinto molto ad appassionarmi alla letteratura. Infatti, mi dava da leggere moltissimi libri che mia mamma riteneva “immorali”, come Madame Bovary, I tre moschettieri, Zola…Mi ha tramandato la mania di leggere tutto ciò che mi capita tra le mani”.

“E per quanto riguarda i suoi modelli letterari?”
“Per me è stato fondamentale il filone di quella ‘poesia maledetta’, tipicamente francese, nonostante non abbia vissuto una vita così bohemien…C’è qualcosa di profondamente malato…Questa continua voglia e necessità di farsi del male, di evadere, soprattutto attraverso l’utilizzo di droghe pesanti. Ripeto, questo ha ben poco a che fare con la mia vita reale, il mio è più un interesse e un’ispirazione letteraria per autori come Verlaine, Rimbaud, Baudelaire…Credo traspaia, anche se in forma molto leggera, nei miei componimenti”.

“Cosa significa per lei la poesia?”
“E’ sempre stato un qualcosa di profondamente identitario, di ricerca di identità. Attraverso la poesia ho cercato le risposte alle domande che né la politica, né la scienza, né la religione hanno saputo esaurire. È sempre stato per me un modo di sentirmi libera, anche dalle logiche del mercato”.

“Oltre alla ricerca identitaria, che indubbiamente attraversa tutta la sua produzione, c’è qualcos’altro di costante nella sua poetica?”
“In tutta la mia vita letteraria ha avuto una rilevanza unica l’utilizzo del colore e l’influsso della pittura. D’altronde, mi sono sposata con un pittore! Quando ci siamo conosciuti era ancora un apprendista e si stava concentrando molto sullo studio del colore, l’ho seguito molto in questo e mi sono appassionata a mia volta. È come se avessi acquisito dei nuovi occhi, un nuovo modo di guardare le cose: dietro a determinati colori si aprivano per me delle immagini, a cui attribuivo delle sensazioni corrispondenti”.

“Quali sono i colori più centrali della sua poesia?”
“Sicuramente il nero e il rosso sono i più ricorrenti, insieme all’azzurro. Quest’ultimo lo utilizzo molto per esprimere un’aurea di desiderio, il rosso invece per l’amore consumato o ferito”.

“C’è chi ha visto nella sua produzione un momento di cambiamento netto, a partire da fine anni ’60. È d’accordo?”
“E’ vero. Ho cominciato a rompere i confini dei versi, delle parole. È stato il riflesso di un periodo particolarmente difficile della mia vita, che mi ha portato a cambiare la forma di scrivere. Penso di aver anche variato molto con le tematiche, alternando racconti di vita a poesia più astratta, più universale”.

“Nelle sue ultime opere c’è una presenza predominante del tema della morte, della vecchiaia. Come mai una deviazione tematica così importante?”
“Credo che sia pura sincerità…Ormai ho una certa età, è ovvio che la morte cominci ad essere al centro dei miei pensieri. È possibile che a ottant’anni si perda la testa per amore e si compongano le poesie amorose più belle del mondo, ma non è successo a me. Io ho scelto di dialogare con me stessa su ciò che realmente occupava la mia mente”.

“Ultima domanda, poi la devo salutare…Perché ha scelto di rimanere fuori dai riflettori?”
“Non mi piace stare al centro dell’attenzione, è questa la verità. E non mi sento una scrittrice vera e propria…Non so, ho l’impressione che se mi concedessi al pubblico facendomi vedere e sentire di più, probabilmente rimarrebbe profondamente deluso. Sono convinta di essere diversa dall’immagine che i lettori hanno di me…E va bene così”.

-.-.-

BLANCA VARELA: nata nel 1926 e morta nel 2009 in Perù, è stata una poetessa peruviana, vincitrice del premio Premio Reina Sofía de Poesía Iberoamericana nel 2007. Tra le sue opere ricordiamo le raccolte Ese puerto existe (1959), Canto villano (1978) e El libro de barro (1993).

 

 

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

 

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