Virginia Woolf Project. Tutte possono uscire dall’ombra

«20 giugno 1906: Virginia Woolf dipinge a parole la condizione delle donne dell’epoca. E ci lascia in eredità lo stesso compito. Quello di non essere “una delle tante donne affollate nell’ombra”. Tocca a te ora raccontare il tuo essere donna oggi, esprimere la tua condizione femminile attraverso il semplice diario di una giornata». Questo è il Virginia Woolf Project, un progetto frutto delle molteplici attività, incontri, eventi organizzati negli anni da due amiche, compagne e sorelle di tante avventure. In questo modo hanno voluto concretizzare il loro forte impegno per la difesa dei diritti conquistati a fatica dalle donne, col desiderio di andare avanti nell’ottenere quello che la storia ufficiale non ha voluto riconoscere alle donne: la memoria del loro essere e agire, in modo creativo e originale, come sono loro: una giornalista/scrittrice, Laura De Benedetti, autrice di Il giusto mondo, e Giulia Bortolini, fotografa/regista, autrice di scatti memorabili e interviste preziose con Lo sguardo di Giulia.

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Giulia Bortolini (a sinistra) e Laura De Benedetti (a destra)

 Il progetto ViWoP “nato per darti voce” invita a narrare una giornata di vita in un racconto breve, come una pagina di diario, accogliendo l’eredità di Virginia Woolf, che scrisse: «Le donne devono sempre ricordarsi chi sono, e di cosa sono capaci (…). Non devono aver paura del buio che inabissa le cose, perché il buio libera una moltitudine di tesori. Quel buio che loro, libere, scarmigliate e fiere, conoscono come nessun uomo saprà mai».
L’idea è stata suggerita dal racconto Phyllis and Rosamond, in cui la scrittrice inglese descrive le vicende di cinque sorelle, mettendone in evidenza le differenze, dovute certo anche a diversità di temperamento, ma di gran lunga di più all’educazione e alle aspettative familiari e sociali. Ciascuna, però, in cerca della propria strada e della propria realizzazione. Scritto a soli 24 anni, il prologo di questo racconto è illuminante: «Ognuna di noi – scrive la giovane Virginia – dovrebbe annotare i dettagli di una propria giornata; la posterità sarebbe felice di quella cronaca».
Così ViWoP, consapevole che sono state scritte miriadi di pagine sulle modalità di vita o le imprese maschili, ma pochissime sull’essere o l’agire femminile, e quelle poche troppo spesso raccontate da uomini e non con sguardo di donna, vuole realizzare un grande affresco del ‘femminile’, raccogliendo, perché ne rimanga una traccia da una prospettiva inedita, storie che parlino della condizione attuale delle donne, nel progresso compiuto e nei vincoli che ancora l’educazione e la società impone.

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Virginia Woolf Project, attraverso il sito www.virginiawoolfproject.com, dà l’opportunità “ad ogni donna di fissare il fermo immagine di una giornata e lasciarlo alla posterità con immagini, brevi scritti, videoracconti, graphic novel, contributi creativi”. E tante sono le storie, narrate a parole o con immagini, che stanno facendo uscire dall’ombra figure femminili bellissime, nei loro atti di vita vissuta, spesso eroici nella loro quotidianità di abnegazione e sacrificio, di sottomissione ma con dignità e forza, di pensieri mai espressi ma solo intuiti e colti da chi sta vicino, di parole trattenute o dette sottovoce.
«Mia madre non faceva cortei né sbandierava reggiseni, lavorava in silenzio e col sorriso, faticosamente conciliava il suo essere moglie e madre al suo lavoro e ci spiegava che solo l’indipendenza economica può dare la libertà alle donne, e così ci spingeva a studiare, a prepararci per una professione».
«Cosa potevano mai avere in comune la scrittrice dal cappello a sghimbescio che non temeva gli sguardi degli uomini al pub e lei, Victoria, che badava ai bambini e decorava sassi di fiume, ma solo per guadagnare qualche extra?»
«La Bambina ha 10 anni ed è in quinta elementare, il Bambino 5 ed è già entrato in prima…per un maschio, è importante guadagnare un anno di scuola, che vuol dire finire prima anche l’università e trovarsi prima un buon lavoro! Lei, che ha voluto fortemente quell’anticipo…lo ripete spesso e va fiera del suo figlio maschio, che dovrà ricompensarla di tutte le fatiche fatte, avere una professione importante e portare onore a tutta la famiglia!»
«Maria…sebbene fossimo negli anni 50, non ebbe alcun dubbio sul fatto che noi 3 figlie ci costruissimo una professione…E non tralasciava di iniziare una discussione sulle rinunce che aveva dovuto fare in quanto unica femmina. Di conseguenza io ho sempre invidiato i ragazzi della mia età…più liberi…quando qualche amico di mio fratello gli diceva che io ero carina, mi arrabbiavo, perché volevo che gli dicessero che ero intelligente».
Questi sono solo brevi brani tra le tante storie arrivate a ViWoP: http://www.virginiawoolfproject.com/category/le-storie-di-viwop/; a voi la curiosità di andare a leggere tutto il racconto e scoprire le autrici, a volte scrittrici professioniste, il più delle volte donne come tutte noi, amanti della vita e desiderose di lasciare un ricordo della nostra genealogia femminile, importante per capire chi siamo, da dove siamo venute e che eredità vogliamo lasciare al mondo.
E soprattutto l’invito è di mandare a  http://www.virginiawoolfproject.com/invia-la-tua-storia/ la narrazione di una giornata tipo, vostra o di una donna di cui volete tramandare la storia, per comporre tutte insieme il grande puzzle del nostro esserci nel mondo.
«Per noi – dicono Giulia Bortolini e Laura De Benedetti, le ideatrici del progetto – il Virginia Woolf Project è, dopo tanti anni di pratica femminista, costruire qualcosa che non insegua l’oggi ma parta dalle fondamenta e dia voce e consapevolezza alle donne, un po’ come chiede la convenzione di Istanbul: per fermare la violenza bisogna agire innanzitutto a monte, sul piano culturale. Nel raccogliere con un atto concreto l’eredità di Virginia Woolf, il cui femminismo traspare in ogni scritto e non solo nei trattati più famosi, si ha poi un po’ la sensazione di porre una pietra miliare lungo un cammino: non sappiamo se sarà o no un crocevia importante ma ci stiamo provando e, comunque, è un segnale che, ci auguriamo, indichi il percorso a tante donne che sentiamo sorelle. Noi ci emozioniamo sempre per ogni storia che riceviamo: ce ne prendiamo cura prima di condividerla. Amiamo in particolare scoprire racconti di donne di altre realtà che non ci appartengono».
«Ricordo – aggiunge Giulia – di quando Laura mi ha fatto leggere la traduzione di Phyllis e Rosamond: entrambe siamo giunte alla medesima conclusione, che poco è cambiato dal 1906 e che c’è ancora tanto da raccontare delle donne che hanno fatto cose straordinarie senza rendersene conto! Abbiamo passato delle settimane a costruire il sito e a tradurre il racconto, che ora è possibile leggere al link http://www.virginiawoolfproject.com/leggi-phyllis-e-rosamond/
dove, come ultima novità, abbiamo appena pubblicato la versione in audiolibro, letto da noi! Ci siamo divertite molto nel farlo e ci auguriamo vi piaccia. Inoltre in queste settimane di quarantena, in cui c’è più tempo per scrivere, filmare o disegnare, il nostro suggerimento è di cogliere l’attimo e inviare una storia al femminile per il Virginia Woolf Project, perché raccontare e raccontarsi è catartico, liberatorio e rilassante! Qualche settimana fa ViWoP è stato messo in risalto su Radio Capital durante un’intervista in diretta dalla Dj LaMario, invitando le ascoltatrici a partecipare al progetto con una propria storia. Qui l’articolo dell’intervista: http://www.virginiawoolfproject.com/virginia-woolf-project-a-radio-capital/».
«Il mese di marzo – conclude Laura – è dedicato in molte nazioni alla ‘Storia delle donne’: il Virginia Woolf Project ha lo stesso obiettivo, con la particolarità di voler portare alla luce quelle donne che hanno fatto la ‘storia’ con la s minuscola, quotidiana e spesso senza traccia, ma che, nel suo particolare, è comunque rappresentativa della condizione femminile attraverso luoghi ed epoche».

 

 

Articolo di Danila Baldo

DANILA BALDO.400x400 NON TROVATA-1Docente di filosofia e scienze umane, coordina il gruppo diade e tiene corsi di aggiornamento per docenti. È referente provinciale per Lodi dell’associazione Toponomastica femminile; collabora con l’UST e il Comune di Lodi sui temi delle politiche di genere, con IFE-Iniziativa Femminista Europea e con Se non ora quando? È stata Consigliera di Parità provinciale dal 2001 al 2009.

2 commenti

  1. Vi conosco appena ora e sono grata all’amica che mi ha inoltrato questo messaggio. Penso che il vostro sia un progetto bellissimo e da seguire. Spero di contribuire presto con una pagina della mia storia.

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