Marielle Franco, cria da Marè

“Figlia della Marea”, così Marielle Franco amava definirsi. E lo era davvero, un po’ perché è nata e cresciuta nella favela di Marè, un po’ per le maree che il suo attivismo politico è riuscito a smuovere.
Siamo al 14 marzo 2018. Marielle ha passato la giornata a la Casa das Pretas, partecipando a un dibattito sulla violenza contro le donne afroamericane nelle favelas brasiliane. Ormai si è fatta sera e Marielle si allontana con l’autista e una sua collaboratrice per tornare a casa. Non ci arriverà mai, verrà stroncata da quattro colpi di pistola in piena testa. Perderà la vita anche l’autista Anderson Pedro Gomes, mentre la sua collega riuscirà miracolosamente a salvarsi.
Ma facciamo un passo indietro: torniamo al luglio del 1979, estate in cui sua mamma Marinete e suo papà Antonio la vedono nascere.
A Marè, favela a Nord di Rìo de Janeiro, trascorre gran parte della sua vita e comincia a scontrarsi con la dura realtà delle ingiustizie sociali, passando da un lavoretto all’altro per tentare di potersi permettere gli studi. A 19 anni rimane incinta della sua unica figlia, Luyara, e sono le difficoltà che si trova davanti come madre single a farla avvicinare al femminismo e alle lotte per i diritti delle donne delle favelas.

“Cosa significa essere una donna? Cosa ognuna di noi ha smesso di fare o ha fatto fatica a fare a causa dell’identità di genere? La domanda non è retorica, è oggettiva, significa riflettere sul quotidiano, passo dopo passo su tutte le donne che, nella maggior parte della popolazione, sono purtroppo sottorappresentate.”

L’attivismo comincia a farsi più intenso quando entra a far parte della comunità LGBT come bisessuale dichiarata e quando, nel 2000, una sua amica rimane vittima di un colpo volante, in uno scontro tra polizia e trafficanti di Marè, con cui lei non aveva nulla a che fare. La violenza nelle favelas l’ha colpita direttamente e questo è il motore che spinge Marielle a far sentire sempre di più la sua voce in difesa dei diritti umani e a denuncia delle violenze razziali.

“Ciclo di una società razzista: mentre un altro povero giovane nero viene messo in prigione solo perché esiste, un’altra povera madre nera soffre di solitudine.”

Nei primi anni 2000, mentre lavora come insegnante con retribuzione minima e si prende cura di sua figlia, Marielle riesce a vincere una borsa di studio per la Pontifícia Universidade Católica do Rio de Janeiro, dove si laurea in Scienze Sociali. Non si ferma qui: consegue un master in Amministrazione Pubblica all’Universidade Federal Fluminense, con una tesi sulla pubblica sicurezza nello stato di Rio. L’argomento non è un caso, anzi, gli abusi in divisa diventano il fulcro anche del suo successivo impegno politico.

“La politica statale di lotta contro la droga e contro la criminalità violenta in questi territori di baraccopoli è caratterizzata da strategie di scontro armato contro il commercio al dettaglio, in cui le incursioni della polizia o la permanenza in questi luoghi incrementano gli scontri e la restrizione della vita di tutti i giorni.”

Infatti, dal 2006 Marielle entra in politica a fianco di Marcelo Freixo, diventando consigliera parlamentare e poi coordinatrice della Commissione per la difesa dei diritti umani e della cittadinanza.
Il vero salto di qualità avviene nel 2016, quando fa il pieno di voti e vince il posto di consigliera comunale: sarebbe forse stato il primo di tanti futuri successi politici, visti le 46.000 preferenze ricevute.
In un momento in cui i presidenti in carica puntano a militarizzare sempre di più il Brasile, facendo leva sulle paure della gente, è proprio la sicurezza a preoccupare Marielle e a spingerla a entrare nella Commissione deputata a controllare l’azione della polizia federale sul territorio. Essendo una cria da Marè, sa fin troppo bene quanto la militarizzazione delle favelas sia tutt’altro che una garanzia di sicurezza.

“Oggi la gente ha paura. Chi controlla i controllori? Chi ne è responsabile?”

C’è un’area in particolare, si chiama Acari, dove i favelados sono continuamente vittime dei soprusi dei militari e Marielle denuncia l’aumento esponenziale delle vittime di scontri con la polizia.
Cosa c’entra tutto ciò con il suo omicidio? La storia ci ha insegnato fin troppo bene che chi racconta la verità è sempre un personaggio scomodo per il potere.
Forse, Marielle, ne aveva raccontata troppa.
Esattamente il giorno prima del suo omicidio condivide la sua rabbia contro il dispiego di forze armate nelle favelas e denuncia l’omicidio di Matheus Melo, un ragazzino ucciso in circostanze non chiare dagli agenti federali, mentre usciva da una chiesa.

“Quanti ancora devono morire prima che questa guerra ai poveri finisca?”.

Siamo arrivati al 14 marzo. I suoi sicari l’aspettano due ore fuori dall’assemblea e le sparano in testa. È un’esecuzione in piena regola, un omicidio politico, Marielle dà fastidio. Poco più tardi si scopre che i proiettili che l’hanno uccisa provengono da un lotto venduto alla polizia federale, due ex agenti vengono arrestati, ma il mandante dell’omicidio non è mai stato individuato. Nessuno muore senza lasciare tracce, Marielle più di altri: ha lasciato la sua lotta in eredità a migliaia di uomini e donne, a partire dalla comunità nera, LGBT, dal movimento femminista, che hanno invaso come una marea le piazze di tutto il Brasile per chiedere giustizia, animati in prima linea dalla sua compagna di vita Monica Benicio.

“Le rose della resistenza nascono dall’asfalto. Siamo quelle che ricevono rose, ma siamo anche quelle che con il pugno chiuso parlano dei nostri luoghi di vita e di resistenza contro gli ordini e soprusi che subiamo.”

 Fonti

http://www.minimaetmoralia.it/wp/marielle-franco-eccezione-della-politica-brasiliana/

https://pt.wikipedia.org/wiki/Marielle_Franco

https://www.corriere.it/esteri/19_marzo_14/marielle-franco-anno-la-morte-dell-attivista-diritti-umani-brasiliani-b1a1d33a-45b9-11e9-84eb-0118ce37142a-bc_principale.shtml

https://www.huffpostbrasil.com/2018/03/17/vereadora-marielle-presente-em-11-ilustracoes-na-luta-por-direitos-humanos_a_23388446/?guccounter=1&guce_referrer=aHR0cHM6Ly93d3cuZ29vZ2xlLmNvbS8&guce_referrer_sig=AQAAACe5nWGmj-b_AGSz4g9rnFtQDJ8afSikzf7rgcyMymarSGvaTfV4Zwbv0JpwMx02cEHKY748stwAdHFOpeOv0Zx47YiTHBc2yLNPM-Y59LcFnB1JO8pco6V25U4DoigGgsStLnLpByHbp_LSLs5U4EnO2X5PUd-ROSdyrc6GKjkA

 

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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