La trasformazione degli uffici dal XX secolo a oggi e oltre

La progettazione degli uffici ha caratterizzato il XX secolo tanto quanto la progettazione industriale ha influenzato il XIX secolo. Innanzitutto, il ruolo ricoperto da questa tipologia di progetto – incentrata sull’economia e sul profitto – non era in linea con il ruolo artistico e sublime che l’Architettura ha sempre cercato di ricoprire. Tuttavia, oggigiorno è possibile individuare tanti edifici che rappresentano il potere e il denaro grazie alla quantità di vetro utilizzata e l’incredibile altezza.
La progettazione dei luoghi di lavoro sta assumendo maggiore rilevanza negli ultimi anni, a causa del crescente numero di persone che lavorano negli uffici piuttosto che in altre realtà, come l’agricoltura, le attività commerciali, le produzioni industriali o il trasporto. Ad esempio, nell’ultimo secolo la percentuale di popolazione che lavora negli uffici è aumentata dal 17% al 50% negli Stati Uniti, come pubblicato in Human Factors in Office Automation. Per di più, secondo Brounen – professore del Dipartimento di Economia alla Tilburg School – all’incirca la metà della popolazione mondiale lavora negli uffici al giorno d’oggi.

Immagine 1.quattro tipologie-01

Nel XX secolo si sono susseguite diverse tipologie evidenziate dallo studioso Meel in The European office-office design and national context:
la Tayloristic open plan (scrivania orientata nella stessa direzione e ortogonale), office landscape (vengono usate disposizioni scomposte per stimolare una circolazione irregolare ed organica), piccola parentesi di uffici cellulari (divisione in stanze), l’ufficio combinato (combinazione di open plan e ufficio cellulare) e l’ufficio virtuale (a causa dell’introduzione dei computer fissi e portatili). È tuttavia interessante notare che le nuove idee concettuali nascono e si diffondono molto velocemente in tutto il mondo, quindi diventa piuttosto un movimento internazionale, difficile da differenziare fortemente da un Paese all’altro.
In particolare, l’office landscape attira la curiosità delle ricerche passate e contemporanee perché è il luogo in cui la maggior parte delle persone lavora e di conseguenza ha opinioni solide al riguardo. È nato in opposizione alla pianta tradizionale e gerarchica, in cui le pareti divisorie e le porte funzionavano come confini tra le/i lavoratori, anche per notare le loro differenze gerarchiche e dipartimentali. Dopo la Seconda guerra mondiale, diventa popolare un sentimento democratico, in cui l’eliminazione dei confini sembrava essere l’approccio migliore nel promuovere la comunicazione e la collaborazione tra le/i dipendenti.
In effetti, la definizione di office landscape è stata inventata dai fratelli Wolfgang ed Eberhard Schnelle negli anni Cinquanta. Questa opzione planimetrica ha attirato molte attenzioni a causa del concetto centrato sul genere umano e del vantaggio economico. Fa parte del movimento dell’open plan, infatti significa avere meno muri, meno manutenzione e più flessibilità.
Alla fine, ogni periodo porta nuove idee e concetti che sembrano essere i più efficienti e convenienti, tuttavia i progressi si spostano sempre verso nuove scoperte ed esperimenti.
Analizziamo alcuni studi.
Al giorno d’oggi il modo che usiamo per chiamare delle tipologie planimetriche è un po’ cambiato rispetto al passato. Le piante degli uffici sono divise in due macro categorie: la pianta tradizionale e l’open plan. La pianta tradizionale è una configurazione più orientata ad avere muri e gruppi gerarchici di stanze, mentre l’open plan rappresenta uno spazio con una quantità limitata di divisioni, in pratica è uno spazio comune di lavoro.

Immagine 2 pianta tradizionale-open space-01

Secondo Konnikova – scrittrice e psicologa russo- americana – la percentuale degli uffici con open plan è aumentata fino al 70% dalla loro invenzione, di conseguenza l’interesse per l’effetto reale di questa configurazione di successo sulle lavoratrici e sui lavoratori ha iniziato ad essere più allettante per le/i ricercatori. Ad esempio, ciò che in molti sembrano concordare è che quando le persone passano da una planimetria tradizionale ad open plan, il loro livello di soddisfazione diminuisce, seguito da un maggiore stress e da una minore produttività. Questi effetti negativi coinvolgono tutte/i, che siano più o meno multitasking e di qualsiasi intervallo di età. La reazione alle numerose stimolazioni fornite dal contesto – più rumoroso, più dinamico ed attivo – si traduce in maggiori sforzi per raggiungere l’obiettivo lavorativo.
Quando si parla di uffici con open plan, il problema fisico principale sembra essere il livello di rumore, che non può essere evitato. Pertanto, le/i dipendenti tentano di trovare il proprio equilibrio, cercando di isolarsi con le cuffie, piuttosto che collaborare e comunicare di più, come pensavano i fratelli tedeschi. Inoltre, le interazioni umane non sono più sotto controllo, i livelli di concentrazione e di motivazione si abbassano, tutto ciò va sommato all’impossibilità di controllare l’ambiente circostante, come illuminazione, temperatura e regolazioni ergonomiche.
Un altro studio rivela l’impatto negativo dell’open plan sulla salute delle/dei dipendenti, l’analisi mostra che il numero di persone che si ammala è proporzionale all’aumentato numero di persone che lavorano nella stessa stanza.
Il sondaggio si basa su 2403 dipendenti con età compresa tra 18 e 59 anni in Danimarca. In particolare, il risultato dimostra che le persone che lavorano in un’open plan prendono in media 62% dei giorni di malattia in più rispetto a chi lavora nella tipologia tradizionale in stanza.
Il professor Bernstein ha condotto uno studio per quantificare su base empirica la correlazione tra la disposizione dell’ufficio open plan e l’interazione delle persone, al fine di confrontare se l’obiettivo con cui è nato rifletta la situazione reale. Il sondaggio, come altri esperimenti, ha raccolto informazioni prima e dopo il passaggio da un ufficio tradizionale a uno open plan.
Quando si pensa di rimuovere le pareti fisiche che separano le persone, il pensiero conseguente è che l’interazione dovrebbe aumentare. Il risultato mostra che le premesse iniziali dell’open plan non funzionano nella vita reale. Lo studio calcola che, da un lato, la comunicazione faccia a faccia diminuisce del 70%, mentre, dall’altro, la comunicazione elettronica passa dal 20% al 50%. Inoltre, l’adattamento delle/dei dipendenti all’ambiente si traduce in isolamento con cuffie e simili, con l’obiettivo di difendere la privacy di cui hanno bisogno per lavorare e che si è persa con la rimozione dei confini.
Secondo lo stesso studio, la produttività è diminuita anche a causa delle molte stimolazioni fornite dall’ambiente, per di più la vicinanza ad altre persone può in qualche modo far distrarre perché ci si sente osservati e di conseguenza si vuole apparire il più occupati possibile.
Tutti questi studi rivelano i problemi che implica l’open space, tuttavia il problema presentato è legato all’utilizzo estremo di tale soluzione. Infatti, spesso l’entusiasmo di adottare nuove soluzioni, che sembrano essere ottimali, prevale sull’uso saggio e consapevole. Ad esempio, non tutte le funzioni richiedono lo stesso livello di spazio privato o flessibilità, pertanto l’utilizzo dello stesso principio non sarebbe efficace ovunque.

Immagine 3 Diagrammi-01

Quali sono allora le tendenze contemporanee e del futuro?
Tutte le epoche, che fanno parte di un processo iterativo, portano con sé nuovi concetti e modi di applicare quelle idee nei progetti. I nuovi concetti vogliono sempre separarsi dal passato, mostrando come siano più efficienti e intelligenti di quelli superati.
Quando si progettano uffici, i requisiti comuni sono efficienza, flessibilità, ma anche identità e sicurezza, che sono collegati al contesto, infatti alcune soluzioni potrebbero funzionare in un luogo, ma non in un altro a causa della diversità culturale.
La progettazione attuale varia a seconda del Paese, tuttavia la soluzione ibrida di open plan e unità cellulare viene utilizzata in molti uffici. A volte viene impostato pure un luogo per la condivisione della scrivania, in cui le persone possono spostarsi a seconda dell’attività e creare anche aree informali rilassanti. A livello dimensionale, gli uffici americani sono ancora più grandi di quelli europei, ad eccezione di città come Londra, Francoforte e Rotterdam.
Per quanto riguarda la planimetria, non è possibile avere una chiara divisione, in realtà esistono ancora piante più grandi e più ristrette. Inoltre, possono tuttora avere diverse configurazioni: open, landscape, uffici combinati e piante non territoriali. Ad ogni modo, l’adozione di uffici combinati è la tendenza principale in Europa, con propensione agli spazi non territoriali e allo smart working.
Anche se è difficile prevedere come sarà il futuro dell’ufficio, è possibile avere un’idea generale a riguardo, sapendo come si è sviluppato dal passato fino al presente. La progettazione degli uffici di solito segue la stessa tendenza, le idee emergono e si sviluppano rapidamente e dopo un certo periodo di tempo scompaiono, sostituendo nuovi concetti. Di solito, un sentimento euforico accompagna le nuove idee, guidate da ragioni più estetiche che realistiche, per esempio se possa davvero funzionare nella realtà. Tuttavia, c’è qualcosa di importante e persino prevedibile che va detto: la tendenza del design non è autonoma, ma fa parte di un fenomeno e di un contesto più ampi, che tengono conto dell’economia, delle nuove tecnologie e delle culture, dove la prospettiva centrata sull’uomo è considerata, soprattutto di recente.
In Europa, la tendenza del futuro sembra prendere le distanze dai grattacieli, a causa dell’effetto negativo inconsapevole che hanno sull’essere umano. Considerando le caratteristiche politiche ed economiche, l’edificio cercherà di aumentare la propria altezza, ma non tanto quanto in altre parti del mondo. Quando gli edifici vengono utilizzati dalle/dai proprietari, la presenza di verde e di ecologico è un fattore in crescita come sui tetti, nei giardini interni e con i materiali riciclati.
Probabilmente planimetrie con profondità di 14-15 metri saranno preferite a quelle strette, poiché è possibile ospitare più facilmente tutte le funzioni necessarie, e in cui la luce e l’aria naturale sono meglio fornite.
Il vetro e soluzioni trasparenti sembrano essere le preferite del futuro: combinazione di piante tradizionali e open plan con pareti divisorie vetrate. In particolare, l’ufficio non territoriale è in aumento, dove le persone condividono i loro banchi a causa del nuovo modo di lavorare, grazie alla digitalizzazione e alle tecnologie, per cui è possibile lavorare in diverse parti dell’ufficio, ma talvolta anche da casa.
Questo concetto di condivisione deve essere contestualizzato, in primo luogo quanto tempo le persone trascorrono al lavoro e, in secondo luogo, se è conveniente finanziariamente.
Lo smart working spesso è preferito come tipologia di lavoro, quindi gli uffici più piccoli sono probabilmente più vicini al concetto del futuro, in cui ci si incontra per condividere il proprio lavoro.
Alla fine, seguire il mercato e la moda è un passo necessario per progettare soluzioni competitive, esplorando e sperimentando nuove possibilità.
In particolare, con la recente emergenza coronavirus, bisogna revisionare e ripensare lo spazio degli uffici a breve e a lungo termine. Probabilmente ci sarà la necessità di aggiornare gli attuali open space con divisioni per ogni postazione, onde evitare contatti e contagi tra il personale. Una soluzione a basso costo per garantire più sicurezza e distanziamento sociale a chi deve tornare a lavoro già da domani potrebbe venire dall’introduzione di pareti leggere poste intorno ad ogni scrivania, sull’esempio di una pratica diffusa negli anni Sessanta per garantire una certa privacy individuale nei grandi ambienti di lavoro. Le soluzioni a lungo termine non verranno dalle turnazioni o dalle pareti divisorie, ma dall’ampliamento degli spazi lavorativi e dal ripensamento di ogni passaggio e trasmissione, incluso l’uso del denaro contante nelle mense aziendali, che andrà sostituito dalle carte contactless. La pandemia attuale dimostra che la progettazione degli spazi futuri, limitata alle informazioni del momento, non è sempre prevedibile: è necessario dunque essere capaci di reinventarsi e adattarsi rapidamente a ogni nuova situazione.

 

 

 

Articolo di Marta Grasso

Marta Grasso2

Nata a Roma nel 1993, ha iniziato i suoi studi universitari in Scienze dell’Architettura a RomaTre per poi conseguire la laurea magistrale in Architettura sostenibile in Danimarca, in un percorso di studi sull’orientamento ambientalista.
Suoi interessi sono l’arte, il disegno e soprattutto la ceramica.

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