Una congiura rinascimentale: la scomunica a Savonarola

Volendo applicare un linguaggio moderno alla scomunica del 12 maggio 1497 inviata da papa Alessandro VI, Rodrigo Borgia, al domenicano Girolamo Savonarola, il Breve Cum saepe potrebbe essere definito come “atto dovuto” poiché Savonarola, negli anni precedenti, aveva continuamente ignorato i ripetuti richiami della massima autorità ecclesiastica, da sempre contro la diffusione di idee pericolose e la predicazione. Savonarola non si era mai piegato di fronte ad un papa ricordato come uno fra i più corrotti dell’età moderna, per esempio dalle parole del quasi contemporaneo Francesco Guicciardini (nato nel 1483): «Costumi oscenissimi, non sincerità non vergogna non verità non fede non religione, avarizia insaziabile, ambizione immoderata, crudeltà più che barbara e ardentissima cupidità di esaltare in qualunque modo i figliuoli, i quali erano molti».

Alessandro VI
Alessandro VI

Infatti, durante la sua carriera ecclesiastica il cardinale Rodrigo Borgia concepì un numero tuttora imprecisato di figli, anche durante il papato. Si ricordano Giovanni, Cesare, Lucrezia, Goffredo nati dalla relazione con Vannozza Cattanei, Laura nata probabilmente dalla relazione con Giulia Farnese, moglie di Orsino Orsini, e almeno altri due figli la cui madre rimase ignota. Ma non solo. Altri aspetti fortemente stigmatizzati in primis proprio da Savonarola erano stati la corruzione dei costumi e l’allontanamento dei rappresentanti della Chiesa da una condotta ispirata ai soli valori spirituali, viceversa fondata su pratiche di nepotismo e simonia.
Ancora Guicciardini sull’elezione di Cesare Borgia dell’11 agosto 1492: «Comperò palesemente, parte con denari, parte con promesse degli uffici e benefici suoi, che erano amplissimi, molti voti di cardinali: i quali, disprezzatori dell’evangelico insegnamento non si vergognarono di vendere la facoltà di trafficare col nome dell’autorità celeste i sacri tesori, nella più eccelsa parte del tempio».
Alessandro VI infatti ricompensò i suoi principali elettori nel conclave, i cardinali Sforza, Orsini, Colonna con alte cariche ecclesiastiche e diritti su alcuni territori dello Stato della Chiesa. Inoltre, gran parte del suo impegno politico andò nella direzione del consolidamento del potere del casato Borgia con mirate strategie matrimoniali come era consuetudine per re e imperatori. L’esempio forse più noto fu quello della figlia Lucrezia, sposata prima con Giovanni Sforza, nipote di Ludovico il Moro, poi con Alfonso d’Aragona, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli, e infine con Alfonso d’Este, figlio del duca di Ferrara.
Questo era lo status quo che fece tanto indignare il ferrarese Girolamo Savonarola, studioso di medicina e filosofia, entrato, poco più che ventenne, nell’ordine domenicano e approdato nel 1490 a Firenze al convento di San Marco, diventandone priore.

SAVONAROLA
Girolamo Savonarola

Egli possedeva doti oratorie eccellenti ed era molto apprezzato dalla popolazione perché nelle sue prediche, ispirandosi all’Apocalisse e ai libri dei Profeti, aveva sempre denunciato con forza il degrado della Chiesa, i vizi del suo tempo e il malgoverno della Firenze di Lorenzo de’ Medici, considerato alla stregua di un tiranno.
Savonarola proponeva un rinnovamento totale dell’umanità attraverso la flagellazione e la penitenza e un modello di società nella quale istituzioni e cittadinanza avrebbero dovuto adottare uno stile di vita particolarmente austero e morigerato, contrario a ogni lusso in quanto fonte di depravazione. Questo sistema avrebbe fatto di Firenze la “nuova Gerusalemme” contrapponendola a Roma, costantemente oggetto delle critiche più severe del domenicano: «Nella lussuria ti sei fatta meretrice sfacciata, tu sei peggio che bestia, tu sei mostro abominevole».
Perdurando l’attuale stato di cose, secondo la profezia di Savonarola, la vendetta divina si sarebbe compiuta con la venuta d’oltralpe del “novello Ciro”, che con la sua temibile spada avrebbe flagellato l’Italia e Firenze, riferendosi al re di Francia Carlo VIII che, nell’autunno del 1494, aveva intrapreso una spedizione militare in Italia, spinto dal desiderio di riconquistare il Regno di Napoli su cui vantava un lontano diritto ereditario.
L’intricato gioco di alleanze tra i Signori italiani durante la discesa del sovrano francese in Italia, unito alle incerte e contraddittorie scelte politiche di Piero de’ Medici, Signore di Firenze dopo la morte del padre Lorenzo, causarono l’aperta ribellione della cittadinanza fiorentina che, nel novembre 1494, cacciò la famiglia de’ Medici, proclamando la Repubblica. Repubblica che si ispirava all’ideale predicato da Savonarola, con un governo guidato dai cittadini e istituzioni simili a quelle della Repubblica di Venezia, per scongiurare istanze oligarchiche, e che nell’intento dell’ideatore avrebbe “moralizzato i costumi”.
A quel punto iniziarono i richiami all’ordine di papa Alessandro VI, prima con l’invito del 21 luglio 1495 a recarsi a Roma per un colloquio chiarificatore al quale Savonarola non si presentò, sostenendo che la sua salute non gli avrebbe consentito un viaggio così lungo e, successivamente, con il Breve dell’8 settembre contenente l’accusa di eresia, false profezie e la sospensione da ogni incarico, compresa la predicazione.
Savonarola obbedì solo in parte e durante la Quaresima dell’anno successivo, sollecitato dalla popolazione, salì ancora una volta sul pulpito lanciando nuove invettive contro il lusso e la sfrenatezza dei costumi dei potenti, profetizzando che l’esperienza fiorentina avrebbe potuto estendersi pure in altre zone d’Italia.
Una tale ipotesi inquietò molto il papa che, timoroso di una coalizione contro di lui, emanò il Breve Cum saepe del 12 maggio 1497 che ufficializzava la scomunica per le disobbedienze alle sue richieste precedenti e per la diffusione di idee pericolose: «perniciosa dottrina, con scandalo e iattura delle anime semplici».
Studi recenti hanno rilevato che il documento potrebbe essere stato redatto da un falsario incaricato da Cesare Borgia per liberarsi definitivamente di un personaggio molto scomodo, mentre in realtà Alessandro VI non avrebbe voluto la morte del frate bensì solo renderlo inoffensivo.
Comunque Savonarola ricusò la scomunica rifiutando l’obbedienza ad un papa simoniaco e indegno, convinto come era della falsità delle motivazioni; ma a Firenze il suo astro stava ormai tramontando.
Al governo erano tornati i sostenitori del de’ Medici e questi non persero l’occasione per neutralizzare un nemico irriducibile: nell’aprile 1498, abbattendo a colpi di scure il portone del convento dove il domenicano si trovava con alcuni confratelli, lo arrestarono e lo rinchiusero nella torre di Palazzo Vecchio con l’accusa di eresia. Fu interrogato, torturato e sottoposto ad un processo palesemente manipolato che si chiuse con la condanna all’impiccagione.
La sentenza fu eseguita il 23 maggio 1498 in piazza della Signoria ed il suo cadavere fu successivamente bruciato sul rogo.
Le ceneri furono gettate in Arno per evitare che potessero diventare oggetto di venerazione popolare e, per screditarne ulteriormente la figura, furono anche pubblicate le sue confessioni, estorte sotto tortura. Sembrava essersi così compiuta la profezia che lo stesso Savonarola aveva pronunciato già nel 1491:
«Andranno gli empi al santuario, con le scure e col fuoco le porte spezzeranno e abbruceranno, e piglieranno gli uomini giusti e nel luogo principale della città li abbruceranno; e quello che non consumerà il fuoco e non porterà via il vento, gitteranno nell’acqua».

PER SAPERNE DI PIU’
www.treccani.it
A. Prosperi (a cura di), Dizionario storico dell’Inquisizione, Scuola Normale di Pisa, 2010 (Vol. I per Alessandro VI, Vol. III per Savonarola)
“Civiltà del Rinascimento”, Anno I, n. 1, febbraio 2001, pp. 37-47.
T. S. Centi, Girolamo Savonarola. Il frate che sconvolse Firenze, Città Nuova Editrice, 1993
R. Klein, Il processo di Girolamo Savonarola, Il Mulino, 1960
P.M. Negrelli (a cura di), Girolamo Savonarola. Il trionfo della croce. La ragionevolezza della fede, Edizioni Studio Domenicano, 2001.

 

 

 

Articolo di Marina Antonelli

zjHdr1YM.jpegLaureata in Lettere, appassionata di ricerca storica, satira politica e tematiche di genere ma anche letteratura e questioni linguistiche e sociali, da anni si dedica al volontariato a favore di persone in difficoltà ed è profondamente convinta dell’utilità dell’associarsi per sostenere i propri ideali e cercare, per quanto possibile, di trasformarli in realtà. È autrice del volume Satira politica e Risorgimento. I giornali italiani 1848-1849.

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