Giornata della biodiversità

All’inizio era sorprendente, per me, verificare come una foto di cibi e pietanze varie riscuotesse sempre un grande successo sui social, addirittura anche delle verdure spontanee appena colte nel mio giardino, quelle verdure tipiche magari della macchia mediterranea che sbollentate e con un filo di olio extravergine d’oliva sono semplicemente gustosissime. Eh, sì, perché in quei piatti e in quelle verdure vi è e vi si scoprono, a mano a mano che si cresce in consapevolezza, la cultura di un luogo e le tradizioni di popoli o anche soltanto di famiglia.
Ecco questa è diversità, anzi questa è proprio biodiversità e cioè la varietà meravigliosa e sorprendente delle forme di vita, vegetali e animali, che costituiscono il nostro Pianeta e che in relazione tra loro creano il suo equilibrio fondamentale.
La biodiversità nel mondo ha dei numeri impressionanti, oltre 1 milione e 700 .000 specie, ma in realtà si ipotizza che ne possano esistere oltre 12 milioni: moltissime devono essere ancora scoperte!
Le specie animali sono circa 1.318.000, di cui 1.265.000 invertebrati e 52.500 vertebrati (2.500 pesci, 9.800 uccelli, 8.000 rettili, 4.960 anfibi, 4.640 mammiferi).
E poi 10.000 specie di batteri, 72.000 specie di funghi, 50.000 specie di protisti, 270.000 specie di piante.
Il concetto di biodiversità è stato usato per la prima volta nel 1968 dall’ecologo Raymond Dasmann e, qualche anno dopo, dal biologo Thomas Lovejoy nel suo libro Conservation biology; nel 1988 apparve esattamente nel titolo proprio della raccolta di saggi curata da Edward Wilson, biologo ed evoluzionista americano, con un campo di studi strettamente legato al mondo agricolo. Il concetto si è poi spostato agli ambienti, alla genetica, fino alla scoperta e allo studio delle specie “aliene”, e cioè delle specie alloctone invasive, che sono animali o piante esotiche introdotte accidentalmente o deliberatamente in luoghi al di fuori del proprio habitat naturale e che, per questo, costituiscono una minaccia alla biodiversità e alla salute umana,  generando anche danni economici.
E il 2020 è, o sarebbe dovuto essere, il “Super anno della biodiversità”
(“Super Year for Biodiversity” ) con diversi importanti eventi che si sarebbero dovuti svolgere in tutto il mondo ponendo in prima linea proprio la ricchezza delle specie terrestri, sia animali sia vegetali, tenendo presenti gli obiettivi dell’Agenda 2030 quali «alleviare la povertà, assicurare l’uso sostenibile delle risorse e preservare la vita sia terrestre che marina per arrestare la perdita di biodiversità».
Dopo il 15 – 22 febbraio, data in cui si è svolta la 13a Conferenza delle Parti (Cop 13) della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Conservazione delle Specie Migratorie appartenenti alla Fauna Selvatica (Cmscop 13), a Gandhinagar, India, sul tema Le specie migratorie connettono il pianeta e insieme diamo loro il benvenuto a casa, con l’obiettivo di elaborare nuove strategie, definire nuovi accordi per la tutela degli animali migratori e delle loro rotte e frenare l’emorragia di biodiversità in corso, attraverso l’adozione di una serie di risoluzioni, almeno tre gli altri appuntamenti previsti:

  • 11 – 19 giugno: Congresso mondiale sulla Conservazione dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn), a Marsiglia, in Francia, per la tutela della natura a fronte dei mutamenti climatici e dei loro impatti sugli ecosistemi e habitat;
  • 15 settembre: 75ª Sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (Unga 75) – Summit on biodiversity, a New York, negli Usa, «al fine di evidenziare l’urgenza di intraprendere azioni ai massimi livelli a sostegno di un Quadro globale sulla Biodiversità post 2020 che contribuisca all’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e porre la comunità globale su un percorso verso la realizzazione della Vision 2050 per la biodiversità»;
  • 5 – 10 ottobre: 15a Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite e Convenzione sulla Diversità Biologica (Cbd Cop 15), a Kunming, in Cina, con lo scopo di fare un esame dei successi e dei fallimenti nel contesto dell’attuazione del Piano Strategico per il periodo 2011-2020 e di negoziare il GBF post-2020.

Tutto questo anche perché nel 2010 la Conferenza delle Parti della Cbd (Convenzione sulla Diversità Biologica) ha approvato il Global Strategic Plan, e cioè la strategia mondiale per la tutela della biodiversità per il periodo 2011-2020.
Dunque, se l’essere umano ha sempre minacciato la biodiversità, questo 2020 con i suoi mesi di forzata chiusura sembra aver voluto celebrare la rinascita della Natura tutta che, in assenza di molte delle attività umane, ha ripreso i suoi spazi rigenerandosi in ogni habitat.
Per riflettere su quanto sta accadendo, così come pure sul tanto agognato ritorno alla “normalità”, il 22 maggio con le Nazioni Unite possiamo celebrare la Giornata Internazionale della Biodiversità (istituita nel 2000):
spesso ci dimentichiamo che il cibo, l’acqua potabile, la protezione dagli agenti atmosferici, ci vengono quotidianamente offerti dalla natura proprio grazie alla sua biodiversità che rende l’ambiente così bello e speciale. Anche l’Italia ha numerose specie a rischio, dall’orso alla varietà di frutta, e perdere biodiversità significa vedere danneggiati gli equilibri degli ecosistemi, situazione che favorisce il progresso di patogeni e la diffusione di malattie. Pensiamoci, soprattutto ora che ci saranno milioni di rifiuti non riciclabili come le mascherine, i guanti e i prodotti chimici per disinfettare e sanificare, affinché la normalità sia vero benessere per il creato e le creature tutte.

In copertina: Sibolla (Altopascio, LU), fioritura primaverile di Narciso dei poti. Foto di Laura Candiani

 

 

Articolo di Virginia Mariani

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Docente di Lettere, unisce all’interesse per la sperimentazione educativo-didattica l’impegno per i temi della pace, della giustizia e dell’ambiente, collaborando con l’associazionismo e le amministrazioni locali. Scrive sul settimanale “Riforma”; è autrice delle considerazioni a latere “Il nostro libero stato d’incoscienza” nel testo Fanino Fanini. Martire della Fede nell’Italia del Cinquecento di Emanuele Casalino.

 

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