In memoria delle streghe

Perché parlare di streghe ancora oggi? Forse perché questa parola è spesso usata e abusata come termine dispregiativo o insulto contro le donne e non capita di rado di leggerla, ancora fortemente carica di tutta la sua valenza negativa, negli attacchi sui social rivolti alle donne di turno sotto il riflettore. L’immagine che evoca è quella di un essere malvagio e deforme capace di far del male e comunica un significato che sottolinea tutta l’energia terrificante di cui una donna che pratica le arti occulte può essere capace. Ma chi erano veramente le donne accusate di stregoneria? È interessante provare a dare corpo ad un’immagine al di là dello stereotipo. Le streghe praticavano incantesimi e malefici (e inizialmente proprio per questo finivano di fronte ad un tribunale) ed erano dotate di un potere oscuro e misterioso capace di spaventare anche i loro stessi accusatori. Di certo questo è uno degli aspetti del potere che le streghe hanno esercitato nella storia ma forse non le rappresenta del tutto, pertanto credo sia necessario tornare a soffermarsi sulle storie delle donne accusate di stregoneria e per lungo tempo perseguitate in un arco temporale che attraversa il Rinascimento e arriva fino al XVII secolo. Ritengo sia giusto restituire loro una memoria ed un ricordo un po’ più articolato e con diverse sfaccettature. La cultura occidentale infatti ha ereditato una concezione demonizzata della strega dimenticando completamente che le medichesse del Medioevo e del Rinascimento erano donne sapienti e che avevano molti talenti.

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Strix

Partiamo dall’etimologia: la parola “strega” si ricollega al termine latino strix che indica un essere terribile e pericoloso, vampiro e uccello rapace, ma con aspetto femminile, che succhia il sangue dei bambini. Altre lingue sottolineano altri aspetti e talenti delle donne accusate nei processi: il fatto che erano profetesse e sortileghe, capaci di prevedere il futuro, come ci ricorda il termine francese sorcière; vengono inoltre definite incantatrici, herbarie e fattucchiere ma anche masche, termine utilizzato in alcune regioni del nord Italia che intende sottolineare la capacità di cambiare forma. Il tedesco Hexe indica una donna selvaggia e l’inglese witch colei che intreccia i fili, parole che ci riportano al significato misterioso legato alla tessitura e al fuso e alle figure delle streghe che troviamo in tante fiabe tradizionali. Infine lo spagnolo bruja ricorda il legame con la cultura pagana; mentre magara o majara è un termine che si ritrova in alcuni dialetti del sud Italia e che indica in origine chi lavora la tela e poi in seguito la strega. Il linguaggio ci riporta quindi una rappresentazione più articolata e complessa. Se per un attimo proviamo ad abbandonare l’immagine della strega che si è tramandata fino a noi possiamo cercare di definire meglio questa figura ambigua e affascinante in cui si condensano elementi diversi: magia, culti pagani, tradizioni germaniche e reminiscenze di culti molto antichi legati all’adorazione delle Dea Madre. Nei primi processi si possono trovare indizi che descrivono le reali attività che esercitavano le donne accusate di stregoneria. Lo stereotipo della strega come adepta del diavolo si afferma infatti con decisione nel Quattrocento dopo l’equiparazione dell’eresia alla stregoneria e la creazione dell’immagine del “sabba” nata da un compromesso tra cultura dotta e cultura folclorica, come spiega con dovizia di particolari Carlo Ginzburg nel testo Storia notturna. Una decifrazione del sabba. («Il sabba sarebbe il punto di arrivo di uno stereotipo ostile rivolto contro  gruppi marginali della società: ebrei, eretici e streghe. I cristiani stessi all’inizio vennero accusati di crimini orrendi, culti animaleschi, antropofagia e incesti. In seguito essi stessi rilanciarono le vecchie accuse di antropofagia contro le sette ereticali dell’Africa e dell’Asia minore. Dopo il 1000 tale stereotipo riemerse in Occidente e fu riferito agli eretici bruciati a Orlèans nel 1022, poi a Catari, Valdesi e Fraticelli e, infine, alle streghe.» pp. 48-49. 56) Restituire verità alla figura della strega è comunque piuttosto complicato, infatti è avvenuta una vera e propria manipolazione dell’immaginario e quasi nulla delle effettive conoscenze che queste femmine sapienti si tramandavano oralmente da donna a donna sono arrivate fino a noi. Le fonti a cui possiamo attingere parlando di caccia alle streghe sono infatti gli atti dei processi e i trattati di demonologia. Nel primo caso un notaio registra gli eventi, talvolta riporta le parole delle accusate, spesso le traduce in latino, la lingua del clero, necessariamente àltera e talvolta distorce quel che trascrive. Le streghe quindi ci vengono raccontate attraverso uno sguardo maschile che riporta gli eventi di un processo in cui tra l’altro si fa uso della tortura per estorcere la confessione delle imputate. Nel secondo caso, la maggior parte degli autori dei trattati di demonologia si ingegnano per elaborare una definizione del crimine di stregoneria incrementando così le denunce e le persecuzioni e diffondendo la credenza nel sabba e nella realtà della stregoneria. Si può dire infatti che le streghe sono punite per un crimine immaginario, tuttavia la condanna è reale come anche il rogo proprio perché si diffonde a partire dal Quattrocento la credenza in una setta malefica che minaccia la cristianità, in un momento in cui una grande paura collettiva domina l’Occidente e necessita di capri espiatori e uno di questi è proprio lo stereotipo della setta stregonesca. Quindi, se facciamo attenzione, possiamo percepire qualcosa della flebile voce di queste donne accusate di praticare la stregoneria leggendo i processi più antichi, quando non si è ancora del tutto affermato il clichè della strega, cosa che avverrà in maniera capillare nel XV secolo anche attraverso la predicazione degli ordini mendicanti (in particolare la predicazione di Bernardino da Siena) e con la pubblicazione del famigerato Malleus Maleficarum, vero best seller dell’epoca, che ebbe notevole diffusione anche grazie all’invenzione della stampa. Da quel momento in poi le confessioni si omologheranno e tutte le accusate finiranno per ripetere un’unica infinita scena, quella del sabba, del volo a Benevento, dell’osculum infame (ovvero il “bacio spudorato” offerto al diavolo dagli adepti) e del patto diabolico.

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L’osculum infame

 Proprio nei processi più antichi quando ancora non si è affermata la credenza nell’orribile setta stregonesca che minaccia la comunità cristiana e il Canon Episcopi (ovvero il testo che condanna la credenza nel volo notturno delle donne al seguito di Diana) è il documento che va per la maggiore e la Chiesa ha ancora un comportamento ambivalente nei confronti della stregoneria, si percepisce qualcosa del potere effettivo che queste donne esercitavano, un potere riconosciuto dalla comunità e trasmesso da una generazione all’altra in una linea tutta femminile. Un potere che subito dopo verrà collegato al pactum diabolicum, a quel punto la strega diverrà un’esecutrice passiva della volontà demoniaca. Si può far riferimento al caso di Benvenuta Benincasa detta la Mangialoca condannata a Modena nel 1370 dall’inquisitore domenicano Tommaso da Camerino. La donna è una guaritrice, una medichessa e viene condotta di fronte all’inquisitore proprio per questo. Tuttavia racconta di vedere in sogno uno spirito suo aiutante, ben disposto e per nulla malvagio che le obbedisce e, dietro sua richiesta, rivela le autrici o gli autori dei malefìci o le cause di una malattia. Solo alla fine del processo, dietro l’insistenza e la pressione dell’inquisitore, lo spirito invocato diverrà un demonio che si prende gioco di lei. Nonostante ciò una delle sue pazienti afferma con sicurezza di fronte allo stesso inquisitore che tornerà a rivolgersi a lei, qualora fosse necessario, perché ci sono malanni tali che solo Benvenuta è in grado di sanare! Ci troviamo quindi di fronte ad un immaginario condiviso dalla guaritrice e dalla comunità di cui fa parte e ad un ruolo e un potere riconosciuto, un potere che la Chiesa in quanto istituzione che monopolizza la mediazione con il sacro non può in alcun modo accettare. Benvenuta sarà condannata ad una pena mite: indossare le croci gialle e la mitria, come una comune eretica pentita; siamo ancora agli albori della persecuzione, eppure si può notare con evidenza il potere effettivo che tale donna esercita, potere agito e trasmesso tra donne: infatti le streghe insegnano e tramandano attraverso una linea femminile un sapere esoterico e certamente dispongono di un patrimonio conoscitivo empirico, pragmatico ma per nulla confuso e casuale. Anche questo particolare “talento” sarà demonizzato e successivamente la medicina,  quando diverrà una scienza, sarà esercitata esclusivamente da uomini e le donne ne verranno estromesse dilapidando così tutto il patrimonio di conoscenza delle herbarie e delle medichesse. Possiamo dire quindi che le streghe sono state donne sapienti cancellate dalla storia con estrema violenza deprivando tutti e tutte noi di una parte importante del comune passato. Recuperare le loro storie, restituire loro una corretta memoria è un modo per riappropriarci di quell’antico immaginario derubato. È  proprio questo l’obiettivo di un’iniziativa organizzata a Milano dall’associazione culturale “Villa Pallavicini” che ha indetto un concorso e coinvolto ragazzi e ragazze di un Liceo artistico per progettare e costruire un monumento alle streghe nella piazza dove tante innocenti sono state bruciate sul rogo.

Per saperne di più
Corsi D., Diaboliche, maledette e disperate, Firenze University Press, 2013
Dashu M., Streghe e pagane, le donne nella religione popolare europea, Venexia, 2019
Delumeau J., La paura in Occidente, Mondadori 1978
Ginzburg C., Storia notturna: una decifrazione del sabba, Einaudi, 1989
Zucca M., Donne delinquenti. Storie di streghe, eretiche, ribelli, rivoltose, tarantolate, Edizioni Simone, 2009

Articolo di Monica Di Bernardo

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Laureata in lettere con una tesi sulla caccia alle streghe, insegna in una scuola romana, si occupa di educazione di genere, di storia delle donne e di studi sulle società matrifocali. Su questo argomento ha pubblicato un libro “Matriarchè. Il principio materno per una società egualitaria e solidale” Exòrma 2013.

Un commento

  1. “strega” si ricollega al termine latino strix che indica un essere terribile e pericoloso, vampiro e uccello rapace, ma con aspetto femminile, che succhia il sangue dei bambini….. Cosa si scopre qua sopra 😊

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