L’apporto femminile al surrealismo (parte seconda)

Nonostante l’elevato numero di artiste che in vario modo sono state suggestionate dall’estetica surrealista e l’innegabile valore con cui hanno arricchito il movimento, il loro contributo è stato generalmente ignorato da critici e studiosi. La prima pubblicazione su di loro risale al 1977 con La femme surréaliste. (Editore: Revue OBLIQUES n° 14-15). 

Fig. 1_La femme surrealiste
Copertina della rivista La femme surréaliste, n° 14/15

Da quel momento, anche con la nascita degli studi di genere, si moltiplicarono saggi, recensioni, esposizioni che ne hanno valorizzato la produzione e sottolineato l’originalità.
Soggetti attivi, indipendenti, le artiste svolsero un ruolo importante all’interno del gruppo, nella maggior parte dei casi non si sono limitate ad un solo tipo di forma espressiva, rivelandosi particolarmente dotate per i collage, gli oggetti surrealisti e in generale per le arti decorative. Determinante fu anche il loro apporto nell’adesione del surrealismo alla teoria marxista e al comunismo, e in anni più recenti al femminismo e alla questione ambientale.
Eileen Forrester Agar (Buenos Aires, 1899 – Londra, 1991).
Dall’Argentina si trasferì a Londra, dove studiò in una scuola d’arte. A Parigi incontrò i surrealisti e fece parte con Emmy Bridgwater del Gruppo surrealista britannico, con i quali espose in Inghilterra e all’estero, New York, Parigi, Tokyo. Sperimentò tecniche automatiche e nuovi materiali, realizzando collage, spesso con soggetti marini. La collezione di sculture africane del British Museum di Londra sicuramente ha influenzato il suo lavoro. Una delle sue opere più famose è L’Angelo dell’Anarchia, una testa di gesso ricoperta di materiali vari come tessuto di seta ricamato, piume di uccello, conchiglie, perle e pietre. Le piume possono essere lette come capelli, il tessuto può essere il volto, mentre l’accumulo di elementi spiega il termine “anarchia”, presente nel titolo. Negli anni ’60 si avvicinò al Tachisme, combinandolo con elementi surrealistici.

Fig.2_L'Angelo dell'anarchia_Eileen Forrester Agar
L’Angelo dell’anarchia, Eileen Forrester Agar

Marie Čermínová, Toyen (Praga, 1902 – Parigi, 1980)
Non amava il suo cognome, perciò adottò lo pseudonimo Toyen, derivato dal francese “citoyen”. Dopo un primo periodo cubista, a Parigi entrò in contatto con i surrealisti e, tornando a Praga nel 1934 costituì il gruppo surrealista ceco, caratterizzato da una netta predominanza maschile. Dopo la guerra si trasferì definitivamente a Parigi. Si riferiva a se stessa al maschile, vestiva sempre con pantaloni da uomo, gilet e berretti.
Nelle sue prime opere, ispirate da una forte capacità immaginifica, troviamo sia oggetti reali, anche se vagamente definiti, sia oggetti illusori. Molti dipinti inoltre denotano il suo impegno contro la guerra: i cicli Shooting Range e Hide the War! evocano gli orrori e le devastazioni della seconda guerra mondiale. Nell’ultimo periodo l’artista si immerse nel mondo di sogni confusi, allucinazioni cariche di un forte potenziale erotico, simboli capaci di rivelare desideri sessuali repressi.
Toyen non ebbe ambizioni di successo, non si adattò mai alle esigenze di galleristi e critici d’arte; non espresse mai apertamente il suo sostegno al femminismo, tuttavia, è considerata una pioniera dell’arte femminile, in quanto ha rappresentato la sessualità, i desideri delle donne.

Fig.3_hide yourself war_ Cerminova Marie Toyen
Hide Yourself War, Marie Čermínová, Toyen

Leonor Fini (Buenos Aires, 1907 – Parigi, 1996)
Artista ad ampio raggio, pittrice, scenografa, costumista, scrittrice, illustratrice, era figlia di un argentino e di una triestina. Quando Leonor aveva un anno, la madre lasciò il marito in Argentina e, portò con sé la figlia a Trieste, e, per evitare che fosse rapita dal padre, la vestì per diversi anni da maschio. Malinconica e sensibile, Leonor cercò compensazione nella pittura. A diciassette anni era a Milano, come ritrattista. Successivamente si trasferì a Parigi, dove entrò in contatto col gruppo di artisti surrealisti, e con loro cominciò a esporre, senza mai dichiararsi apertamente surrealista. Nel corso di un viaggio in Europa in auto, si fece fotografare nuda in una piscina da Cartier-Bresson. Visse a Monte Carlo e a Roma, dove ritrasse il bel mondo capitolino. Tornata a Parigi, si dedicò alle scenografie e ai costumi per il teatro. Appassionata di letteratura e poesia, ha illustrato più di cinquanta opere. La sua pittura unisce suggestioni dall’arte italiana del Quattrocento a visioni fantastiche tipiche dei surrealisti, ma rese con una saldezza plastica e una vivacità coloristica derivata dalla pittura metafisica. Max Ernst la definì “la furia italiana a Parigi”.
Molti dei suoi dipinti presentano donne forti (in molti casi simili a lei stessa) in situazioni provocatorie, mentre gli uomini sono spesso descritti passivi, come bisognosi della protezione femminile. La Sfinge e i gatti sono spesso protagonisti nei suoi quadri, così come il tema del doppio.  Viveva con molti gatti, è arrivata ad averne ventitré contemporaneamente.

Fig.4_Woman Seated on a naked man_Leonor Fini
Woman Seated on a Naked Man
Fig.5_Figura con gatto-Leonor Fini
Figura con gatto, Leonor Fini

Meret Oppenheim (Charlottenburg, oggi Berlino, 1913- Basilea, 1985)
A dimostrazione di quanto le donne fossero considerate marginali, Meret Oppenheim il più delle volte veniva confusa per un uomo da ammiratori e critici, i quali si indirizzavano a lei come a “Mr.Oppenheim”.
A Parigi entrò nel gruppo surrealista; è nota per alcuni oggetti trasfigurati in chiave onirica, come Colazione in pelliccia, una tazza con cucchiaio e piattino rivestiti di pelliccia. Inquieta e trasgressiva, si fece fotografare da Man Ray mentre leggeva a letto, nuda, con pube bene in vista. Emarginata dal gruppo non appena cessò di essere la modella preferita del fotografo, all’inizio degli anni Cinquanta, riprese la sua attività artistica, cimentandosi nella progettazione di costumi teatrali, design di abiti, gioielli, mobili, tra cui il celebre Tavolo con le zampe di gallina. All’esposizione Eros di Parigi del 1959 allestì il Festino di primavera, il pranzo-performance organizzato a casa sua sul corpo nudo di una modella, considerata un’opera anticipatrice della Body Art.

Fig.6_Colazione in pelliccia_Meret Oppenheim
Colazione in pelliccia, Meret Oppenheim
Fig.7_Tavolo con zampe di gallina_m-oppenheim
Tavolo con le zampe di gallina, Meret Oppenheim

 Ursula Stock (Stoccarda, 1937)
Il suo primo approccio alla pittura è stato di tipo astratto, poi negli anni ’70 si è avvicinata a una concezione surrealista, dove compaiono di rado figure umane somiglianti più a manichini, immersi in un paesaggio metafisico insieme a resti del mondo antico, statue spesso in rovina, busti, teste e maschere, templi e colonne. Si è dedicata anche alla scultura, quella in bronzo, e per la città di Güglingen, per la quale fu incaricata insieme al marito del rimodernamento del centro storico, ha realizzato delle fontane. Quella dell’uva, Weinbrunnen, dotata di una rubinetteria particolare che consente la fuoriuscita del vino, oltre a quella dell’acqua, presenta una doppia figura in bronzo, dalle molteplici mammelle simili a grossi grappoli d’uva.

Fig.8_Fontana del'uva, Ursula Stock
Fontana Weinbrunnen, Ursula Stock

Per dare l’idea della diffusione mondiale che ebbe il surrealismo, ecco infine un’artista dal Canada e un’altra dalla Repubblica Dominicana.
Maria (Mimi) Parent (Montréal, 1924 – Villars-sur-Ollon, 2005)
Studiò pittura alla Scuola di Belle Arti di Montréal, poi si stabilì a Parigi, dove, nel 1959, incontrò André Breton ed entrò a far parte del gruppo surrealista. Cominciò a esporre le scatole surrealiste, dove i visitatori potevano imbucare delle idee. In seguito si dedicò alla realizzazione dei “quadri-oggetti”, per i quali utilizzò ogni sorta di tecnica, dal ricamo all’intarsio, al collage.

Fig.9_Pantthère noire_Mimi Parent
Panthère noire, Mimi Parent

Clara Ledesma (Santiago de los Caballeros, 1924 – New York, 1999)
Una delle prime donne a studiare alla National School of Fine Arts di Santo Domingo, viaggiò molto in Europa per completare la sua formazione. Fu particolarmente influenzata dalle opere di Marc Chagall, Joan Miró e Paul Klee. Ha tenuto numerose mostre personali, tra le altre a Madrid, Città del Messico e New York; il suo stile varia dall’espressionismo al surrealismo, all’astrazione, per l’uso di colori vivaci, figure fantasiose e la sensazione di magia che aleggia nei suoi dipinti. Insieme a Celeste Woss y Gil e Ada Balcácer, forma il trio principale dell’arte femminile nella Repubblica Dominicana.

Fig.10_Senza titolo_Clara Ledesma
Senza titolo, Clara Ledesma

E tra le artiste anche una stilista di moda
Elsa Schiaparelli (Roma, 1890 – Parigi, 1973)
A New York frequentò durante la prima guerra mondiale gli artisti dadaisti. Quando tornò in Europa, a Parigi, si avvicinò all’ambiente della moda e cominciò a creare i primi modelli. Le sue creazioni stravaganti e originali erano influenzate dagli ambienti dell’avanguardia surrealista; collaborò con diversi artisti surrealisti come Leonor Fini, Giacometti, Meret Oppenheim, con la quale realizzò il bracciale di metallo e pelliccia; con Dalì produsse un portacipria a forma di quadrante telefonico, e con Picasso confezionò dei guanti neri con unghie di pitone rosso. Celebri i cappelli, simili a vere sculture, come quello a forma di cervello, le parrucche multicolori da abbinare agli abiti e i bottoni a forma di lucchetti, arachidi o maniglie di cassetti.  Sperimentò nuovi materiali, come quelli sintetici, inventò il colore rosa shocking, e disegnò anche i costumi di diversi film.

Fig.11_Guanti, Elsa Schiaparelli
Guanti, Elsa Schiaparelli

In copertina: Petit Sphinx Gardien, Leonor Fini

 

 

Articolo di Livia Capasso

foto livia

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte nei licei fino al pensionamento. Accostatasi a tematiche femministe, è tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile.

Un commento

  1. Articolo bellissimo, appassionante, uno spaccato artistico al femminile a me poco conosciuto. Ho provato un vero profondo piacere. Grazie

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