Il primato di Ottavia

Ottavia Penna Buscemi, Madre Costituente, è stata la prima donna candidata per la Presidenza della Repubblica Italiana.
Era nata a Caltagirone il 2 aprile 1907 dal barone Ignazio Penna e dalla duchessa Ines Crescimanno Maggiore. La sua famiglia aveva una tradizione di impegno politico: suo nonno era stato deputato e don Luigi Sturzo e Mario Scelba erano amici di famiglia.
Ricevette i primi insegnamenti da una istitutrice, come si usava a quei tempi nelle famiglie nobili, e in seguito per gli studi superiori e l’Università si trasferì prima in Toscana e poi a Roma. Subito dopo sposò il medico Filippo Buscemi Galasso.
Era un’antifascista, eletta nella lista del Fronte dell’Uomo Qualunque il 10 giugno 1946 e fu una delle 21 donne dell’ Assemblea Costituente, unica del suo partito. Insieme a 75 parlamentari- fra cui Nilde Iotti, Teresa Noce, Lina Merlin e Maria Federici- fu anche nella ristretta Commissione per la Costituzione dal 19 al 24 luglio 1946.
Ottavia Penna Buscemi è stata la prima donna candidata alla poltrona di Presidente della Repubblica (provvisorio) in competizione con Enrico De Nicola, nel giugno del ’46. Nel proporla Guglielmo Giannini, segretario dell’Uomo Qualunque, la definì «una donna colta, intelligente, una sposa, una madre». Ma a tale proposta, nell’udire il nome di una donna, i parlamentari si lanciarono in commenti ilari e subito intervenne Sandro Pertini che riuscì a smorzare le risate e a ricordare, con autorevolezza, che ormai anche una donna poteva essere eletta per quella carica.
È stata inoltre la prima donna parlamentare della città di Caltagirone.
Il 15 novembre 1947 lasciò il Partito dell’Uomo Qualunque per entrare nell’Unione Democratica Nazionale, insieme a Luigi Einaudi e Benedetto Croce, e rimanervi fino alla conclusione dei lavori dell’Assemblea Costituente.
Nel gennaio del 1948 ricevette un telegramma di Alcide De Gasperi con la richiesta di aiuto a sostegno del Fondo nazionale di soccorso invernale ai disoccupati. Ottavia espresse subito il suo disaccordo sull’assistenza in denaro. Suggerì invece di avviare una raccolta fondi per creare una rete di lavoro, affidando le risorse alle province che avrebbero potuto utilizzarle in base ad esigenze individuate territorialmente, come ad esempio il rifacimento delle strade nella Sicilia orientale, l’apertura di scuole rurali, l’istruzione alle donne, la creazione di case-ricovero per i bambini e le bambine abbandonate, la ristrutturazione di ospedali e carceri. Così concluse la sua proposta: «Condizione indispensabile per la buona riuscita dell’iniziativa, eliminare ogni speculazione ed ingerenza politica e trovare semplicemente degli onesti e capaci amministratori, che il denaro raccolto sappiano spendere bene per il bene degli italiani. Non le nascondo, quindi, il mio profondo e sentito pessimismo, cosa del resto a tutti nota data la mia astensione dal voto di fiducia all’attuale governo. Ben lieta se fatti concreti mi daranno torto, cordialmente saluto».
Nel 1953 si presentò alle elezioni amministrative a Caltagirone con il Partito Monarchico e divenne consigliera comunale.
La ricordano come una donna molto generosa che accorreva in aiuto delle persone più deboli e più bisognose. Non esitava a mettere a disposizione il raccolto del grano dei suoi campi e la carne macellata nelle sue fattorie per sfamare chi pativa la fame e, quando si ritirò dalla politica, trascorse il resto della vita nella città natia. Furono anni purtroppo tristemente funestati dai lutti e dalla perdita prima del marito e poi della adorata figlia Ines.
Dopo la morte, avvenuta il 2 novembre 1986, la sua città natale le ha dedicato una lapide commemorativa che recita:
«Prima Donna Parlamentare di Caltagirone e Madre Costituente, nella sua vita fu intransigente e fermamente convinta che la politica non poteva prescindere dalla “buona amministrazione”.
Contrastò i poteri forti e le gerarchie e difese sempre le classi più deboli. Consapevole che le donne avessero gli stessi diritti degli uomini, invitava le medesime a difendersi e lottare per il riconoscimento dei propri diritti».

 

 

Articolo di Ester Rizzo

a5GPeso3Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzo, Le Ricamatrici e Donne disobbedienti.

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