Madri d’Europa

Recensione. Le Madri fondatrici dell’Europa. A quarant’anni dalle elezioni europee del 1979. Di Maria Pia Di Nonno

Molte persone ricordano i nomi dei Padri fondatori dell’Europa: Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi, Alcide De Gasperi, Jean Monnet, Robert Schumann e molti altri, persino Churchill, che in un memorabile discorso parlò degli Stati Uniti d’Europa. Le Madri fondatrici, invece, restano nell’ombra. Restituire loro visibilità, facendole conoscere all’opinione pubblica, è un merito che va tutto all’autrice del primo e-book edito dall’Associazione Toponomastica femminile.
Con uno studio approfondito Di Nonno esamina quattro figure importantissime per la storia del Parlamento Europeo: Louise Weiss, Simone Veil, Ursula Hirschman e Fausta Deshormes La Valle. Come la stessa ricercatrice afferma ed Ester Rizzo ricorda nel suo bel libro Le Mille, «l’essere esclusi dalla memoria collettiva di fatto altro non è che una modalità, forse ancora più subdola e sottile, di discriminazione» e quindi il titolo di Madri fondatrici va soprattutto alle donne che si sono attivamente impegnate nella campagna elettorale per le consultazioni a suffragio universale del Primo Parlamento Europeo, avvenute nel 1979, elezioni che hanno visto una presenza femminile considerevole, tenuto conto di quanto poco siano rappresentate le donne nelle istituzioni. Non dimentichiamo che a presiedere per prima l’unico organo veramente democratico dell’Unione Europea fu una donna, Simone Veil, seguita esattamente vent’anni dopo, nel 1999, da Nicole Fontaine. Le biografie delle Four Women for Europe ci restituiscono ritratti a tutto tondo delle Madri Fondatrici, a partire da quella Louise Weiss, decana d’Europa, chiamata a 86 anni a presiedere la prima riunione del neonato Parlamento Europeo e da subito chiamata “Nonna d’Europa”, con una neanche tanto velata forma di discriminazione. Della nonna non aveva proprio niente Louise, risoluta e combattiva com’era, capace di rifiutare un posto di insegnante per via della paga troppo bassa, convinta pacifista, fondatrice di un ospedale di guerra durante il primo conflitto mondiale e infine, a dispetto dei benpensanti, giornalista sul campo. Sfortunata in amore, avrebbe fondato in alcuni locali di sua proprietà a Parigi la Nouvelle École de la Paix e si sarebbe avvicinata alle tematiche femministe realizzando il suo sogno di un movimento chiamato La Femme Nouvelle, battendosi per il suffragio veramente universale e presentando, alle elezioni amministrative del 1936, in modo provocatoriamente creativo, la propria candidatura con un gazebo permanente, finte urne di cartone ed un programma politico con questo slogan: «La francese desidera amministrare gli interessi della città così come ella amministra gli affari domestici». Questa “diversamente giovane”, come l’avremmo definita oggi, avrebbe fatto un baffo, quanto a coraggio e immaginazione, a tanti parlamentari europei venuti al mondo dopo di lei! A colei che il 17 luglio 1979 presiedette per un giorno l’Assemblea nazionale del Parlamento europeo, vent’anni dopo sarebbe stata intitolata, per volontà della seconda Presidente della storia di questa istituzione, Nicole Fontaine, la sede del Parlamento di Strasburgo. Di Simone Jacob Veil viene descritta l’infanzia nel Sud della Francia, serena e quasi “paradisiaca” in una famiglia benestante di origine ebrea, in compagnia di una madre che educa le figlie e il figlio all’importanza dell’indipendenza economica, premessa di una vera libertà di scelta. Esclusa dalle scuole, a causa delle leggi razziali, sostiene da autodidatta l’esame di maturità, ma il giorno successivo viene arrestata dalla Gestapo e inizia il lungo viaggio della deportazione ad Auschwitz, poi a Bobrek e a Bergen-Belsen. Coinvolta nella deportazione con tutta la sua famiglia, riuscirà a sopravvivere al campo di sterminio grazie all’intervento di una donna, una Kapò polacca. La carriera di Jacob, sposata Veil giovanissima, moglie e madre di tre figli, spazia dalla Magistratura – con un’attenzione particolare alle carceri e alla situazione delle donne detenute – alla politica, con la battaglia per una legge sull’interruzione della gravidanza e l’incarico di Ministra più volte ricoperto, fino alla candidatura alle elezioni del Parlamento Europeo e infine alla Corte Costituzionale. Riposa oggi, quinta donna nella storia francese, nel Pantheon, insieme all’amato marito.
La figura più emblematica è sicuramente quella di Ursula Hirschmann, giovane bellissima di origini ebree dalla vita avventurosa, costretta, dopo una fanciullezza felice, studi universitari di Economia a Berlino col fratello e la frequentazione dei Circoli Socialdemocratici, a trasferirsi a Parigi, dove incontrerà nuovamente l’antifascista Eugenio Colorni, filosofo, cui si deve l’elaborazione del Manifesto di Ventotene, assieme ad Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. Hirschmann se ne innamorerà e lo sposerà, mettendo al mondo tre figlie. La sua condizione di straniera le consentirà di vivere al confino col marito ma anche di spostarsi di tanto in tanto fuori dall’isola, diffondendo come messaggera clandestina in tutto il mondo, insieme ad Ada Rossi (altra Madre fondatrice e consorte di Ernesto Rossi), il Manifesto europeista contro i disastri dei nazionalismi. Gli anni di Ventotene saranno anche quelli in cui nascerà l’amore per Altiero Spinelli, cui, dopo l’assassinio del marito ad opera della banda Koch, si unirà in matrimonio generando altre tre figlie. Il rapporto di Ursula con i due amori della sua vita nel periodo del confino è descritto in modo molto delicato in Un mondo nuovo del 2014 di Alberto Negrin, film in cui la parte di Hirschmann è interpretata da una credibile ed appassionata Isabella Ragonese. Vera fondatrice di fatto del Movimento Federalista Europeo, come riconoscerà lo stesso Spinelli, Hirschmann si batterà per i diritti delle donne per tutta la sua vita, soprattutto per dare visibilità alle tante che hanno fatto la Resistenza e sono state presto dimenticate e creerà un movimento importantissimo, Femmes pour l’Europe, la cui riunione costitutiva si tiene nel 1975, la cui eredità si sentirà anche oltre la sua morte.
Fausta Deshormes La Valle è una figura interessantissima e poco conosciuta, purtroppo. Impegnata fin da giovane nell’associazionismo giovanile della FUCI, rimasta presto orfana di padre, grazie a una madre dedita al giornalismo, colta e intraprendente, diventa giornalista lei stessa e scrive per molte riviste, tra cui Giovane Europa. Sposata al grande amore della sua vita e madre di due figli, si dedicherà negli anni Settanta a coordinare per la Commissione Europea un sondaggio sull’atteggiamento degli uomini e delle donne sul progetto europeo e alla realizzazione di un’importantissima Conferenza dal titolo Le donne e la Comunità Europea che avrà per oggetto i risultati del questionario e vedrà la partecipazione di 120 delegate da tutta Europa. Conferenza dalla quale scaturisce la costituzione di un’Unità, interna alla Commissione, rivolta all’informazione delle donne europee. Famosa per essere stata l’ideatrice della Lobby europea delle donne fondata poi nel 1990 grazie all’impegno di Jacqueline De Groote, a lei si deve la promozione nel 1990 di due importanti premi rivolti alla valorizzazione del ruolo delle donne: il Premio Femmes d’Europe, volto a riconoscere il ruolo rivestito dalle donne nel processo di integrazione europea, e il Premio Nike per l’Immagine della Donna nella Televisione, istituito nel 1988 – in occasione dell’Anno europeo della televisione – «per meglio valorizzare quei prodotti televisivi e cinematografici in grado di trasmettere un’immagine non stereotipata delle donne.»
Un bell’approfondimento è dedicato da Di Nonno alla prima Presidente del CES, oggi CESE, Maria Fabrizia Baduel Glorioso, sindacalista italiana della Cisl, definita dai giornali dell’epoca (1978) First Lady of Europe o Madame Europe. A lei sarebbero seguite altre donne nell’Istituzione che ha avuto il maggior numero di Presidenti appartenenti al genere femminile.
Una parte molto interessante del libro è quella relativa alla campagna elettorale per le prime elezioni del Parlamento europeo, che invito a leggere per riflettere sulle parole scelte dalle Women for Europe per aumentare la consapevolezza di donne e politici sulla necessità della partecipazione femminile al processo di integrazione europea e su tematiche importanti da consegnare al dibattito del Parlamento dell’Unione Europea.
Un ritratto di Nicole Fontaine, seconda Presidente dell’istituzione eletta dal popolo europeo, ce ne fa apprezzare la grande umiltà e il grande riserbo, non disgiunti però da una volontà ferma. Infine il libro si sofferma sulla recente elezione di due donne ai vertici di due organi fondamentali dell’Unione Europea: Ursula Von der Leyen alla Commissione, organo rappresentativo dell’interesse generale dell’Unione, e Christine Lagarde, alla Banca Centrale Europea. È di questi giorni la notizia della proposta della Presidente della Commissione Europea in merito al Recovery Fund con cui si affronta la crisi economica seguita alla pandemia sanitaria, una proposta coraggiosa e innovativa rispetto alla prassi fin qui seguita, e ispirata al valore della solidarietà.
Il libro di Di Nonno Le Madri fondatrici dell’Europa, che contiene anche un elenco delle donne che hanno ricoperto ruoli di responsabilità in vari settori dell’Unione, nasce dall’incontro tra l’autrice e Maria Pia Ercolini, che ne ha curato la premessa. Le due donne si sono conosciute in occasione dell’assegnazione del Premio per la Società Civile all’associazione Toponomastica femminile, per l’edizione 2019, dedicata al tema Più donne nella società e nell’economia europea, che aveva l’intento di «premiare le iniziative e i progetti innovativi con cui la società civile si batte a favore delle pari opportunità tra donne e uomini e della loro parità di trattamento in tutti gli ambiti della vita economica e sociale». Quel giorno nella sede del CESE di Bruxelles era presente come semplice curiosa l’autrice di questa ricerca, che aveva da poco sostenuto una tesi di dottorato su La Valle, figura molto amata dalla presidente di Toponomastica femminile. Complice La Valle, le due Maria Pia hanno riscoperto una terza donna che porta il loro nome, quella, ancora non identificata, a cui Deshormes, che si era battuta negli ultimi anni della sua vita per i diritti delle vittime dell’amianto, aveva indirizzato una lettera, ritrovata nell’Archivio dell’Unione Europea di Firenze. In quella missiva la Madre Fondatrice esortava questa Maria Pia affinché sensibilizzasse uno dei Presidenti della Commissione Europea più lungimiranti, Jacques Delors, sulla necessità di valorizzare gli strumenti di informazione delle donne. La Valle Deshormes aveva colto con largo anticipo, da ultimo in una lettera all’allora Sindaco di Roma, la necessità di intitolare luoghi alle donne, per ricordarne le opere, anticipando la mission dell’associazione Toponomastica femminile.
Lasciare traccia di quello che le donne hanno fatto è importante, come fece la più “giovane” e visionaria delle donne raccontate, l’attivista e scrittrice Louise Weiss con il libro di memorie di più di 2000 pagine e con la donazione di tutti i suoi scritti e ricordi personali al Museo di Saverne, vicino a Strasburgo, che le ha dedicato una Sezione. L’unico organo veramente rappresentativo della volontà popolare dell’Unione Europea è nato all’insegna di due donne, non ce lo dovremmo dimenticare. Potremmo leggere questo fatto della storia in due modi differenti: il riconoscimento dell’importanza che a guidare questa organizzazione siano sempre più sguardi e visioni femminili e che quindi le tematiche delle pari opportunità siano un must dell’Europa, oppure che, data la scarsa importanza del Parlamento Europeo, nel 1979  organo puramente consultivo, consegnarlo alle donne fosse allora un modo per sottolinearne vieppiù la sua scarsa rilevanza, come una gentile concessione dei signori uomini, molto più attratti dalle istituzioni europee più potenti.
Oggi però a capo di due organi fondamentali come la Commissione e la Banca Centrale abbiamo per la prima volta due donne e soprattutto nelle parole di Ursula Von der Leyen, nella sua attenzione all’ambiente, al cambiamento climatico e a uno sviluppo economico Green è possibile individuare una svolta. Lascio alle lettrici e ai lettori di questo libro, nato dall’incontro fecondo di due persone attente alla valorizzazione delle opere femminili e dedicato anche alla Patrona d’Italia e d’Europa, Santa Caterina da Siena, il piacere di leggere le riflessioni ed esortazioni femminili per la costruzione di un’Unione Europea «più umana e meno burocratica», come l’aveva sognata per prima Nicole Fontaine, forse la meno appariscente tra tutte le donne raccontate.

Le Madri fondatrici dell’Europa. A quarant’anni dalle elezioni europee del 1979. Di Maria Pia Di Nonno, edito da Matilda Editrice, sarà distribuito con CALENDARIA 2021, di prossima pubblicazione-

 

 

Articolo di Sara Marsico

Sara Marsico.400x400.jpgAbilitata all’esercizio della professione forense dal 1990, è docente di discipline giuridiche ed economiche. Si è perfezionata per l’insegnamento delle relazioni e del diritto internazionale in modalità CLILÈ stata Presidente del Comitato Pertini per la difesa della Costituzione e dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano. I suoi interessi sono la Costituzione , la storia delle mafie, il linguaggio sessuato, i diritti delle donneÈ appassionata di corsa e montagna. 

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