A Madrid da Asun

«Un secondo solo, voglio aggiungere un tratto qui, sennò poi mi dimentico…».
Nel frattempo, io do uno sguardo in giro: lo studio di Asunción Balzola
1 è assolato, disordinato, pieno di matite, fogli, colori, tavolozze per dipingere… Sembra di essersi calati all’interno di una fiaba, con tutti questi disegni colorati alle pareti.
«Ecco fatto! Scusa…»

«Si figuri, è un piacere vederla lavorare. Mi sono permessa di dare un’occhiata e, per un attimo, sono tornata bambina. È bellissimo fare delle passioni della propria infanzia il proprio lavoro, non trova?»
«Assolutamente, anche se, per forza di cose, si ha un’ottica completamente diversa… Tuttavia, nonostante sia diventata la mia professione e mi costi notti insonni e molta frustrazione, per me i libri illustrati non hanno perso la loro magia. Considera che la mia generazione non aveva molto altro: la televisione non sapevamo neanche cosa fosse.»

«Come mai ha scelto di abbandonare l’Accademia delle Belle Arti e proseguire il suo percorso da autodidatta?».
«Sono rimasta all’Accademia solo un anno: sentivo di star perdendo il mio tempo, perché frequentavo corsi molto interessanti, ma poco specializzati. Io volevo fare l’illustratrice, del resto, sinceramente, non me ne importava niente È stato complesso, ma alla fine sono riuscita ad apprendere più dalle prime esperienze lavorative di quanto non avessi mai imparato all’università.»

«Asunción…»
«Chiamami Asun, ti prego!»

«Asun, lei è un’illustratrice di successo, ma dal ’78 hai cominciato a curarsi anche dei testi. Perché ha iniziato a scriversi da sola le storie da illustrare?»
«Perché non mi piacevano i lavori che mi commissionavano, sarò sincera! Non mi appassionavano le storie che mi mandavano, quindi ho cominciato a ideare la Storia di un riccio e successivamente la serie di Munia, che, non a caso, sono i miei libri che hanno avuto maggior successo. Si vede che i bimbi hanno notato una particolare sinergia tra testo e immagine.»

«Essendo sia scrittrice che illustratrice ed essendo stata, come tutti, una bambina, ritiene che le piccole lettrici e i piccoli lettori, a primo impatto, siano più attratti da una bella storia o da bei disegni?»
«Credo che una cosa concorra all’altra e che soprattutto dipenda dall’approccio di ogni singola bambina o bambino: c’è chi entra nel mondo illustrato attraverso la storia e chi entra nella storia attraverso il mondo illustrato.»

«So che ha vissuto in Italia! Com’è stata la sua esperienza?»
«Molto stimolante, anche se c’era poco da lavorare… Ho conosciuto Giovanni Rodari, che ha avuto una grande influenza sul mio modo di approcciare la letteratura infantile. Mi piaceva di lui il fatto che volesse davvero fare del bene attraverso i suoi libri, voleva dare dei messaggi importanti, far crescere i suoi lettori. E poi… La bellezza di Roma… Neanche a parlarne! Era un’esperienza artistica anche solo uscire da casa!»

«Asun, un’ultima domanda, poi la lascio lavorare… Nel mondo di oggi, pieno di stimoli e di schermi, perché una bambina, un bambino dovrebbero voler leggere piuttosto che giocare a un videogioco?»
«Io credo che sia giusto che si facciano entrambe le cose, ma una storia ha un vantaggio rispetto a tutto il resto: un libro è per sempre. Un libro può essere un compagno di viaggio, a volte un compagno di vita. Uno schermo non
ti darà mai questo.»

«Grazie Asun, buon proseguimento e complimenti ancora per aver fatto sognare bambine e bambini di tutto il mondo.».

INCONTRI IMPOSSIBILI

ASUNCIÓN (ASUN) BALZOLA ELORZA: nata a Bilbao nel 1942 e deceduta a Madrid nel 2006, è stata un’illustratrice e scrittrice spagnola.
Tra le sue opere più note ricordiamo Storia di un riccio, che le valse il secondo posto al Premio nazionale di letteratura infantile e la serie con protagonista la bambina Munia, grazie a cui vinse il Premio nazionale d’illustrazione nel 1985. 

 

 

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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