Festa della Musica. Le donne nella storia della musica

Donne sono le Muse; donna è Santa Cecilia, la patrona dei musicisti; e donna l’arte dei suoni. Eppure tutti e tutte, anche le persone meno esperte, conoscono i nomi dei più grandi compositori della storia della musica, ma quasi nessuno saprebbe dire il nome di una donna compositrice. Si potrebbe pensare che le donne in musica siano state solo cantanti e strumentiste, brave a eseguire e interpretare pezzi altrui, o soltanto muse ispiratrici, dedicatarie di pezzi più o meno famosi, ma che non abbiano mai saputo creare alcunché di personale. A sfogliare i più comuni manuali di storia musicale, le riviste specialistiche, i cataloghi discografici e a guardare i programmi dei concerti, tutti affollati di nomi di uomini, la donna creatrice di note si perde come una goccia d’acqua in un mare di presenze maschili.
Le donne hanno mai scritto musica? A chiunque si pone questa domanda e, cercando di dare una risposta, approfondisce l’argomento con rigorose ricerche si profila all’orizzonte una bellissima sorpresa: parallela e complementare a quella ufficiale, consacrata dai libri e dai programmi scolastici, c’è una storia della musica tutta da riscrivere, che vede le donne protagoniste e autrici di autentici capolavori, degni di stare alla pari con quelli dei maestri consacrati dalla tradizione, i cosiddetti classici.
Nonostante la storia sia ricca di personaggi femminili entrati anche nel mito,  le donne sono state considerate ”incapaci” di poter realizzare grandi opere.
La storia della musica non fa eccezione. Il panorama della musica classica al femminile rappresenta un mondo ancora in gran parte inesplorato. La creazione musicale, ritenuta roba da uomini e per uomini, è rimasta per lunghissimo tempo una prerogativa della mente speculativa e razionale dell’uomo.
Straordinarie artefici di suoni e di melodie, nomi illustri che hanno fatto vera musica e pure al loro tempo hanno goduto di grande notorietà, sono poi diventate invisibili, coperte dalla polvere del tempo e lasciate in un velo d’ombra e di silenzio, sepolte nel più totale oblio.
A causa di una mentalità maschilista che è dura a morire, la donna è stata tenuta per secoli, e fino a tempi non troppo lontani, in una condizione di palese inferiorità rispetto all’altro sesso, molto spesso relegata al ruolo di angelo del focolare domestico. Si è sempre creduto erroneamente che dipingere o scrivere musica fosse solo un mestiere per uomini e che alla donna fossero riservate l’educazione dei figli, la cura della casa e, tutt’al più, le arti minori quali tessere, cucire, ricamare, decorare. Ecco perché, se si escludono le esecutrici e soprattutto le cantanti, le donne musiciste sono state vittime di penalizzazioni e di ingiustificati pregiudizi riguardo alle loro capacità creative, pagando lo scotto di un sessismo esasperato e di un assurdo apartheid culturale. Per le donne la musica doveva essere solo un intrattenimento, ma non il punto di partenza di una prestigiosa carriera. La sorella di Mozart, Nannerl, è l’icona di una genialità repressa, mentre sono un’eloquente testimonianza della discriminazione nei confronti delle donne in musica le parole che Abraham Mendelssohn rivolgeva alla figlia Fanny ventitreenne: «Dovresti applicarti con maggiore serietà e con più zelo all’unico vero lavoro che si addice a una ragazza, fare la donna di casa».
Ancora nel 1920 sir Thomas Beecham, autorevole direttore e compositore inglese, sosteneva che «non ci sono donne compositrici, non ci sono state e non ci saranno mai». Alle donne che volevano affermare la loro dignità professionale in un campo monopolizzato dagli uomini non restava altro che rimuovere la propria femminilità. «Dimentichiamoci che sono una donna e parliamo di musica», diceva Nadia Boulanger, la più grande docente di composizione di tutti i tempi, scomparsa nel 1979.
Eppure, soprattutto a partire dal periodo rinascimentale, sono state tante le
donne che hanno fatto musica in prima persona, portenti che splendono di
luce propria, dotate di grande inventiva e di notevole talento alle quali, però,
non è stato concesso di esprimere liberamente la propria creatività né è stato
dato il dovuto risalto, al punto che inevitabilmente sono state dimenticate e
sistematicamente estromesse dai circuiti artistici.
Ai nostri giorni la situazione è diversa. Con il mutare della condizione femminile, anche se in parte sopravvivono le disuguaglianze di genere e i pregiudizi di un ambiente rimasto troppo a lungo una roccaforte maschile, mai come oggi è necessario riportare pienamente alla luce del sole le numerose “figlie di Euterpe” che hanno “partorito” opere meravigliose, nonostante le costrizioni socio-culturali della loro epoca.
Notevolissimo è stato l’apporto della donna all’arte delle note nel corso dei secoli a cominciare ben oltre duemila anni fa dalle arpiste egizie e aulete greche per giungere fino al presente. Dopo aver attraversato il Medioevo, in cui incontriamo le trovatrici provenzali, cantautrici in anticipo sui tempi, giungiamo al Rinascimento con le prime compositrici di professione come Francesca Caccini e Barbara Strozzi. Il Seicento vede la fioritura delle “Sirene celesti”, geniali suore che danno vita a un’intensa produzione sacra. Con il Settecento, il secolo dei lumi, inizia l’età d’oro dei soprani. A Venezia i primi conservatori di musica, nati come ricoveri di trovatelle, diventano una fucina di talenti di altissimo livello. Ma è dall’Ottocento in poi che le donne si affermano sempre di più sulla scena musicale in maniera indiscutibile: lo provano brillanti compositrici della statura di Fanny Mendelssohn e Clara Schumann e le applaudite cantanti d’opera, eroine e regine del melodramma.
Attive e vitali, le autrici del XX secolo si cimentano con successo in tutti i generi, dal classico alla sperimentazione, all’avanguardia e alla musica elettronica. L’elenco è interminabile: da Cécile Chaminade e Alma Mahler fino a figure gigantesche quali le americane Joan Tower e Meredith Monk e la finlandese Kaija Saariaho. Cade infine l’ultimo tabù, la direzione d’orchestra: le donne salgono sul podio e dirigono le grandi formazioni sinfoniche.
Ma tra le donne non si trovano solo superlative compositrici. La storia musicale ci pone davanti agli occhi uno straordinario caleidoscopio di dotatissime esecutrici che affollano il panorama concertistico internazionale soprattutto nella realtà contemporanea. Sono professioniste che con il loro assiduo studio e impegno trasformano le partiture in realtà sensibili che arrivano all’orecchio e al cuore di chi ascolta. È un universo di artiste, capaci di far cantare il proprio strumento, che mietono applausi, premi e riconoscimenti regalando raffinate e preziose interpretazioni, e veicolano anche alla gioventù le più belle pagine della musica di tutti i tempi, fino alle composizioni più moderne e attuali.
Nel mondo attuale, villaggio globale, la musica è una lingua universale che accomuna i popoli e le culture più diverse del pianeta. Mentre aumenta di anno in anno la percentuale di donne impegnate nel contesto musicale, dalle autrici alle interpreti e docenti, le donne, sia nell’ambito compositivo che esecutivo, sono libere di dare sfogo al loro estro e al loro mondo interiore, offrendo un indispensabile contributo al patrimonio musicale del presente e del futuro. Eccezionali personalità di compositrici e di impeccabili esecutrici con alle spalle una severa disciplina e una luminosa carriera in crescendo formano un esercito che ha nelle note e negli spartiti la propria arma invincibile. Risuonano così ai nostri orecchi, nella loro profetica verità, le illuminanti parole di Richard Wagner: «La musica è una donna».

 

 

Articolo di Florindo Di Monaco

Florindo foto 200x200

Docente di Lettere nei licei, poeta, storico, conferenziere, incentra tutta la sua opera sulla Donna, esplorando l’universo femminile nei suoi molteplici aspetti con saggi e raccolte di poesie. Tra i suoi ultimi lavori, il libro La storia è donna e le collane audiovisive di Storia universale dell’arte al femminile e di Storia universale della musica al femminile.

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