Le figure di riferimento della persona sorda a scuola

La Costituzione Italiana e la Legge 104/92 hanno sancito, per le persone disabili con minorazione fisica, psichica o sensoriale, gli stessi diritti fondamentali degli altri cittadini. Gli handicap presenti non devono infatti essere causa di svantaggio sociale ed emarginazione né causa di difficoltà lavorative e di apprendimento. Proprio in merito all’integrazione scolastica, la legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate ha esteso il diritto allo studio a tutti gli alunni in situazione di svantaggio al fine di sviluppare le potenzialità della persona e l’integrazione nel gruppo classe. Il percorso richiede che la ASL di residenza dell’alunno, lo individui come persona portatrice di handicap, a ciò fa seguito l’individuazione di un profilo dinamico funzionale e, infine, la formulazione di un piano educativo individualizzato. Quest’ultimo è il documento in cui sono riportati gli interventi per la realizzazione del diritto all’educazione e all’istruzione. Nello specifico l’integrazione e la formazione dell’alunno sordo, sono garantite da diverse figure previste dalla legislazione vigente, tra queste la figura del docente di sostegno è presente nelle scuole di ogni ordine e grado. L’insegnante di sostegno previsto dalla Legge 517/77, è un insegnante specializzato assegnato in contitolarità agli altri docenti delle classi in cui si trovino alunni portatori di handicap, si occupa della didattica e lavora per far raggiungere gli obiettivi didattici previsti dal programma scolastico. Al fianco dell’insegnante di sostegno, l’Articolo 13, comma 3 della Legge 104/92 prevede la figura dell’assistente alla comunicazione (AsCo). Si legge infatti: «Nelle scuole di ogni ordine e grado, fermo restando, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e successive modificazioni, l’obbligo per gli enti locali di fornire l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali, sono garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di docenti specializzati». L’assistente alla comunicazione è un operatore socio-educativo, una figura che si sta diffondendo lentamente, sempre più ricercata in Italia, dove però non ha ancora un riconoscimento giuridico. Il suo ruolo è quello di ‘ponte comunicativo’ tra l’alunno sordo, la classe e i docenti, al fine di abbattere le barriere comunicative: non si limita infatti a tradurre, deve accertarsi che sia passato il contenuto di quanto spiegato e/o detto in classe. Favorisce l’apprendimento perché trasmette i contenuti con la modalità più adeguata all’alunno: a differenza dell’interprete, l’AsCo durante le lezioni può affiancare anche sordi non segnanti e bambini con disabilità che non richiedono la traduzione linguistica. Qualora affianchi invece un alunno sordo segnante, utilizza la Lingua dei Segni, primo codice comunicativo acquisito naturalmente dal bambino. La mediazione della LIS a scuola evita che si aggiungano un ritardo di apprendimento e una difficoltà socio-relazionale al deficit sensoriale. Non poche sono tuttavia le criticità legate alla figura dell’AsCo: oltre al mancato riconoscimento legislativo e contrattuale ricordiamo che ad oggi l’unica legge che vi fa riferimento è la Legge quadro 104/92 agli articoli 13 e 16, ma la gestione economica, oraria e di formazione dell’assistente è rimandata agli enti territoriali. Come detto precedentemente, la Legge obbliga gli enti locali a fornire «assistenti per l’autonomia e la comunicazione personale agli alunni con handicap sensoriale nelle scuole di ogni ordine e grado» (art. 13, comma 3; 16, comma 3). Per questo, a favore dell’educazione dei sordi, è prevista un’ulteriore figura, quella dell’educatore sordo. L’educatore sordo è un professionista proposto come modello educativo per il bambino sordo fin dalla scuola dell’infanzia, «è il punto di […] riferimento tra due mondi diversi» perché, non solo educa lo sviluppo della competenza linguistica, ma soprattutto favorisce la costruzione della personalità del bambino stesso. «L’educatore sordo ricopre un ruolo fondamentale per il bambino, perché rappresenta un modello cui identificarsi ed in relazione al quale il bambino sordo, confrontandosi, costruisce la personale identità. Inoltre utilizzando la lingua dei segni fa ‘vivere’ al bambino sordo l’esperienza di avvicinamento al linguaggio verbale, ancorandolo ad un preciso significato». È l’interprete di Lingua dei Segni infine che affianca l’alunno sordo all’Università «per facilitare la frequenza e l’apprendimento di studenti non udenti», grazie all’interprete lo studente ha infatti accesso alle lezioni, ai seminari, ai lavori di gruppo, agli esami e quindi alla laurea. Anche in questo caso non poche sono le difficoltà che si possono presentare: manca ancora una omogeneità qualitativa tra gli interpreti, e non è richiesta una formazione specifica per fare da interprete ad un dato corso di laurea, di conseguenza la presenza di questa figura può non essere sufficiente. Come ogni lingua, la LIS –  e in generale le lingue segnate – può accogliere tutti i tecnicismi necessari, ma il processo di creazione di nuovo lessico richiede tempo, diffusione e sedimentazione. Negli atenei si fa ancora poco per la sordità e per facilitare l’accesso dei sordi all’Università, per questo la forma di istruzione più completa sembra essere, come da letteratura, il bilinguismo (lingua dei segni e lingua verbale orale): la sola lingua parlata limita infatti l’apprendimento del sordo (o sordastro), viceversa la sola lingua segnata può limitare la formazione e l’integrazione dello studente nell’ambiente scolastico. Le figure menzionate sono dunque fondamentali: obiettivo comune dell’assistente alla comunicazione, dell’educatore sordo, dell’interprete è quello di fungere da ponte comunicativo favorendo il percorso scolastico e l’autonomia dell’alunno sordo, avviando già dall’infanzia un progetto di integrazione.

 

Articolo di Alessia Bulla

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Laureata magistrale in Letteratura italiana, Filologia moderna e Linguistica, ha una seconda laurea in Logopedia. È particolarmente interessata allo studio sincronico e diacronico della lingua italiana, alla pragmatica cognitiva e alla linguistica, che insegna in aerea sanitaria presso l’Università di Roma Tor Vergata.

 

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