Didattica online. Gli elaborati dalla K alla O

Siamo a metà luglio, la scuola è finita da un bel po’ e le famiglie degli/lle studenti se ne sono andate – o, meglio, per la maggior parte se ne sono restate – in vacanza. Dunque le classi sono scomparse come sempre ma, quest’anno, ho l’impressione che siano scomparse di più. La distanza estiva ora è innaturale, perché non è bilanciata da una recente e lunga vicinanza. Non sembra quindi una salutare liberazione, un riprendere fiato, ma il proseguimento di un rapporto artefatto, innaturale. Non insisterò con le querimonie da dad, ché troppo ne ho scritto, ed è ancora presto per meditare sul futuro anno scolastico perché le notizie su date, orari e modalità sono ancora poco definite. Meglio dunque passare alla presentazione dei dieci elaborati di questa puntata – che, lo ricordo, prende le mosse dall’abbecedario di Vitaminevaganti scritto da Graziella Priulla e illustrato da Marika Banci – fatti da ragazze e ragazzi di sei classi del Liceo scientifico Primo Levi di Roma di cui sono stato insegnante di Disegno e storia dell’arte. Le cinque lettere sono: K come Kilo, L come Labbra, M come Muscoli, N come Nudità, O come Omofobia. Non sono lettere qualsiasi; sembrano messe lì apposta, una in fila all’altra, per provocare riflessioni, anche nel senso fisico di riflettersi, specchiarsi e guardarsi sopra e sotto la pelle. La forma fisica, la bellezza, la prestanza, la capacità o la difficoltà di attrarre, l’intimità, la sensualità, l’eros sembrano diventare, nell’adolescenza, altrettante bombe che prima o poi esplodono. Tutte e cinque le lettere, e quindi le parole e ciò che esse comunicano, sono pane quotidiano per le ragazze e i ragazzi che si sono cimentate/i nel tradurle in segni e nel bilanciare i significati in simboli. Come sempre i risultati (oserei dire, infrangendo la regola autoimposta di scrivere in italiano, le performance, come ormai si usa definire tutto: dall’interrogazione di matematica all’aspetto fisico dell’amore) sono stati tanti e diversissimi, e come nelle altre due puntate di questa rassegna hanno richiesto un lavoro di selezione ingrato perché, a parte pochissime, tutte le immagini rispecchiavano comunque un vissuto. Data la scarsissima vicinanza avuta con le classi quest’anno, non ho idea precisa di come, per esempio, l’omosessualità e l’omofobia siano vissute da ognuna/o di loro, ma di certo non è un concetto neutro per nessuna/o. A scuola, si sa, si vede e si sente di tutto, dall’insulto (inconsapevolmente?) omofobico alla necessità di affrontare una propria natura difforme dalle leggi del mercato e della “morale comune”; soprattutto, la difficoltà di rapportare il proprio essere e il proprio corpo ai modelli egemoni imposti dalla società e la frustrazione che ne consegue, passaggio obbligato per una presa di coscienza e un’auspicabile quanto difficile liberazione. Ringrazio come sempre tutte e tutti. Repetita iuvant: le immagini qui riprodotte non sono necessariamente le più belle, sono quelle che a mio avviso comunicano meglio. La bellezza è una faccenda complicata e forse sopravvalutata. In questa sede, preferisco la funzione.

K come Kilo

Foto1_K_2C_Martina 

Martina F., seconda C, ha uno spiccato gusto estetico, bisogna dirlo. L’immagine che ha trovato è immediatamente gradevole; lo sfondo blu, inserito con un’app a me sconosciuta, è stato scelto perché – come racconta lei stessa nella minuziosa scheda tecnica da me pretesa a corredo di ogni elaborato – le danno «tristezza e rammarico, emozioni che suscitano molto dalle parole dell’articolo». La parte tipografica, che ripropone alcune parole del testo di Graziella Priulla, è perfettamente composta ed evidente. Cinque ragazze normali, ma la bilancia le segnala diverse: chi di loro si sente a proprio agio?

 

Foto2_K_3G_Elisa 

Elisa di terza G ha il dono della sintesi. Ha usato gli “adesivi” di un’applicazione (a me sconosciuta, al solito) e li ha disposti in una minacciosa e claustrofobica raggiera che indica e insieme opprime. Il profilo della donna grassa è utilizzato con estrema efficacia ed economia al posto della lettera “I”. Le parole, qui, sarebbero ridondanti. Mi viene in mente, in modo del tutto laterale, che pochi giorni fa è morto il grandissimo grafico Milton Glaser, il quale, come Mozart, aveva il talento di inventare cose che poi sembravano essere esistite da sempre. Non so dove Elisa abbia tratto ispirazione dalla sua K, ma al vecchio Milton sarebbe piaciuta.

L come Labbra

Microsoft PowerPoint - lettera L arte 3 completa 

Irene, seconda C, ha colto il paradosso che sta alla base di tutto l’abbecedario: il richiamo seduttivo, la difficoltà di accettare il cambiamento e l’invecchiamento, gli stratagemmi conservativi non sempre efficaci, la metafora e il senso del comico (che è sempre piuttosto cattivello). Una composizione semplice guidata da doppia lettura, l’accostamento della sensualità all’abnormità, l’umorismo, tutto mascherato da quel rosa-carne dall’aria inoffensiva (che però morde).

 

Foto4_L_3G_Beatrice

In origine pensavo che avrei comunque scelto progetti di persone sempre diverse, onde poter dare a tutte e tutti la meritata diffusione, ma Beatrice di terza G è una bella sfida: difficile tenerla fuori. Non teme il bianco né il vuoto, le sue immagini non sono mai ridondanti, le sue composizioni apparentemente elementari rivelano, se solo si vuole approfondire un minimo la lettura, una stratificazione di significati. Il lettering è tondo e carnoso (quelle B sembrano proprio labbra!), la siringa è acuminata e gelida, la bellezza artificiale è fatta di soldi. Basta così, c’è tutto.

M come Muscoli

Foto5_M_2C_Martina 

Martina P. di seconda C è tecnicamente esperta e ama il collage e le sovrapposizioni. Una composizione di questo genere non è né semplice né rapida, ma richiede lavoro, e lei non si tira indietro. Però rifugge dall’ovvio: la parola “muscoli” (infrangendo consapevolmente i miei diktat: la ammiro anche per questo) non appare neppure. Ma allora che abbecedario è? È un meta-abbecedario, un abbecedario-sfida, perché le M ci sono, e pure parecchie, ma Martina ha scelto altre parole attinenti, per affinità o per opposizione, ai muscoli. Donne forti sono accoppiate a definizioni deboli, e il contrario. Il soggetto di tutto, Martina lo sa bene, è lo stereotipo, e lei si (e ci) diverte molto a dissacrarlo. 

Foto6_M_4G.Leonardo 

«Finalmente un ragazzo!», dirà qualcuno. Tutti i lavori presentati hanno attinenza al tema e interesse visivo, e le immagini che mi hanno fatto saltare sulla sedia sono di mano maschile e femminile più o meno in parti uguali, però le ragazze, sul piano numerico, nelle mie classi sono di meno e quindi la loro presenza massiccia denuncerebbe (uso il condizionale perché non sono un sociologo) un coinvolgimento maggiore nei temi trattati e nella riflessione sugli stereotipi, affrontati di volta in volta con aggressività o con ironia. Leonardo di quarta G merita invece la mia ammirazione perché ha scelto il minimalismo totale e non si pone in competizione con le capacità tecniche-tecnologiche delle sue compagne. Sa bene che l’allontanarsi dalle certezze del disegno a riga e squadra, come abbiamo fatto con la dad, comporta rischi, dunque si affida serenamente a ciò che sa fare in modo naturale. Il risultato è divertentissimo. È un finto naïf da strada, un graffito che risulta ancora più umoristico quando appare come file digitale, un allegro ma chiaro invito a farla finita con certi stereotipi. Sorride, ma colpisce.

N come Nudità

Foto7_N_Silvia.3C

Sivia di terza C prende le cose molto sul serio. Un po’ troppo sul serio. Silvia ha un grande cervello, il che non è sempre una cosa comoda. E ha cultura visiva da vendere, consapevolezza grafica, voglia di rimboccarsi le maniche. E non si accontenta mai. La nudità che la colpisce è quella della bellezza senza tempo messa a confronto con il pudore, che non a caso compare a fianco del concetto-base, ma a mo’ di promemoria: una sorta di post-it appoggiato là con fare casuale. La nudità è bellezza e pudore, e non scade mai in esibizioni da macelleria triste. La nudità è bella, morale, affettiva.

 

Foto8_N_Giulia_2G 

Anche Giulia, seconda G, è stilisticamente impeccabile. Il suo nudo, realizzato e scritto a mano libera tramite tablet, è tratteggiato con leggerezza (a me un pochino ricorda Matisse, ma non so se lei sarebbe d’accordo). Le frasi che ha scelto spaziano da Oscar Wilde a Nicole Kidman: personaggi piuttosto estremi e distanti, come i loro messaggi, ma comunque contigui. Che la nudità, come afferma Wilde, «dovrebbe essere riservata ad Adamo ed Eva», è dovuto al fatto che «nei film è sempre sessualizzata». Wilde e Kidman sono complementari, è chiarissimo.

O come Omofobia

 

Foto9_O_LorenzoO_3G

La parola omofobia ha colpito la fantasia soprattutto dei maschi: c’era da aspettarselo. Le ragazze hanno dato risposte più morbide e anche più scontate, facendo appello alla tenerezza indiscriminata e all’amore universale. Di questi tempi l’idea di omofobia sta finalmente acquisendo i connotati della stupidità, dell’arretratezza e anche del reato, e i media (o almeno quelli tollerabili), cominciano a trattare l’argomento in termini negativi. Tra i giovani maschi, però, la certezza del proprio orientamento mi sembra più faticosa, ovvero più imposta. Il maschio adolescente risente di pressanti richieste di adeguamento virile al modello eterosessuale prestabilito – almeno a quanto ho avuto modo di osservare – più di quanto sia richiesto alle ragazze riguardo alla femminilità. Infatti la maggior parte degli elaborati che ho ricevuto trattava l’omofobia rispetto ai maschi, come se i gay ne fossero più bersagli che non le lesbiche; come se le ragazze sentissero necessario difendere i loro amici piuttosto che sé stesse. Un segnale del senso di cura tradizionalmente affidato alle donne? Lorenzo di terza G compie una scelta grafica simile a quella di Elisa. Be’, è ovvio: né la composizione circolare chiusa, né la raggiera, né la mano indicante sono invenzioni loro ma fanno parte di quel repertorio di segni e simboli che ci portiamo e si portano appresso da un sacco di tempo. E loro non ne rivendicano la paternità/maternità ma, giustamente, usano quello che c’è. In più, rispetto a Elisa, Lorenzo utilizza il trucchetto grafico del segnale di divieto. I due al centro sono maschi: due maschi e due femmine sarebbero risultati/e ridondanti, la comunicazione visiva detesta gli sprechi. Ma ci pone comunque un problema tipico dell’identità visiva: la vogliamo prevedere anche qualche variante?

 

Foto10_O_LorenzoR_2G 

Un altro Lorenzo, di seconda G, ha il dono di farmi sorridere. Non si limita a raccontare l’accettazione gioiosa della propria sessualità (come sono colorate queste figure!) ma va oltre e fa una cosa che io apprezzo sempre molto e che dovrebbero fare un bravo illustratore e una brava illustratrice: raccontare una storia. E la storia è che un ragazzo presenta la sua ragazza alle sue due madri e ha un po’ di timore: la accetteranno? Saranno felici della (etero)sessualità del figlio? Non saranno deluse? È l’apice del paradosso e dunque dell’umorismo, ma anche l’attenzione delicata alla sensibilità altrui. Perché, tra gli stereotipi oppressivi, ci manca solo l’eterofobia. Se abbattiamo tutti gli altri, forse non ne faremo di nuovi. 

 

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Le lettere dalla A alla E sono consultabili qui. Quelle dalla F alla J sono qui.

 

Articolo di Mauro Zennaro

RXPazl9rMauro Zennaro è grafico e insegnante di Disegno e Storia dell’arte presso un liceo scientifico. Ha pubblicato numerosi articoli e saggi sulla grafica e sulla calligrafia. Appassionato di musica, suona l’armonica a bocca e la chitarra in una blues band.

 

 

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