Fate, maghi e streghe. Dai fatti alle parole

Lo abbiamo scoperto sin dalla prima infanzia: le fate sono buone, i maghi sono buoni, le streghe sono cattive. In realtà ci sarebbero anche gli stregoni, uno dei rari casi in cui la parola al maschile deriva da quella femminile, ma se pensiamo al significato della parola stregone in realtà il più immediato è quello di guaritore o sciamano, insomma qualcuno che usa la magia per fare del bene. Oltretutto la parola stregone viene usata, nel linguaggio comune, per indicare qualcuno che è straordinariamente bravo nel suo campo. La parola strega invece non indica mai bravura ma parla di cattiveria, sgradevolezza nell’aspetto, acidità di carattere quando usata in senso lato… finanche un noioso malessere fisico quale il colpo della strega! Insomma, stregone è un po’ un sinonimo di mago, perlomeno per quanto attiene all’attitudine morale del soggetto! E un corrispettivo al maschile della strega non c’è! Ed è interessante rifletterci, se pensiamo che in genere succede il contrario, perché le parole che indicano professioni, cariche o ruoli nascono al maschile e si ha difficoltà a declinarle al femminile. Tutte e tutti noi abbiamo scoperto l’esistenza delle streghe nella prima infanzia attraverso le fiabe classiche e ne abbiamo ricevuto dei condizionamenti. È necessario però premettere che le fiabe classiche sono in realtà ben diverse da quelle che la maggioranza di noi conosce, che ci sono state raccontate, e che a nostra volta tramandiamo a bambine e bambini. Le fiabe originali, che hanno un’origine antichissima, avevano contenuti molto più carichi di violenza, di sopraffazione, parlavano di stupri, di atti di pedofilia e in genere non sono nate neanche come racconti per l’infanzia. Ci sono state diverse fasi di modifica, le prime compiute da Perrault, che ha anche aumentato le componenti orrorifiche e il contenuto moraleggiante, poi dai fratelli Grimm, che le hanno edulcorate, e poi, dopo continui e successivi ulteriori rimaneggiamenti, si è arrivati alle versioni della Disney che sono quelle che ben conoscono bambini e bambine e che hanno consolidato la stereotipizzazione dei ruoli magici e di conseguenza la più generale stereotipizzazione dei ruoli di genere realizzando quella che viene definita come Disneyfication.

principesse disney

Il Mago per eccellenza dell’immaginario dell’infanzia è Merlino: buono, saggio, severo ma giusto, di nobile e bell’aspetto. Costretto a combattere in La spada nella roccia contro la strega Maga Magò, brutta, cattiva e foruncolosa. Insomma lo stesso dualismo di Babbo Natale e la Befana!

merlino magò

Riferimenti allo stregone li troviamo invece nel bellissimo film d’animazione Fantasia con Topolino apprendista stregone… buono ovviamente. Sempre nel mondo topolinesco troviamo invece Amelia, la terribile fattucchiera che dà la caccia al decino di Paperone, sempre cattiva e sempre sconfitta. Tornando alle fiabe, invece, la suddivisione è netta: le dolci e buone fate e le terribili streghe che ben rappresentano due archetipi femminili: la donna bella, dolce, che si prende cura e risolve problemi come la fatina di Cenerentola e la donna aggressiva, cattiva che già dall’aspetto mostra le sue cattive qualità il cui prototipo è la matrigna/strega di Biancaneve e i Sette Nani. Due modelli molto netti che fanno sì che le bambine debbano scegliere uno dei due modelli e non abbiano difficoltà a identificarsi nelle fatine belle e accudenti.

grimilde

Tranne che ad Halloween, che ha rivalutato le streghe, secondo alcuni riproponendo un modello della tradizione anglosassone. In realtà sappiamo bene purtroppo che la caccia alle streghe fa parte anche della nostra storia e solo un tentativo pericoloso di revisionismo, che forse tende a far dimenticare le colpe del Cattolicesimo nella lotta contro le streghe, può riuscire a farlo dimenticare. Sicuramente le cacce alle streghe succedutesi dal Medioevo fino al XVIII secolo, basate su accuse false, manipolate e derivanti da una mentalità misogina, e che continuano ancora oggi in tante parti del mondo, hanno contribuito a questa specificità negativa tutta femminile. Sarebbe il caso invece, di provare a rivalutare la strega con valenza positiva. L’aver studiato la storia della caccia alle streghe ci ha mostrato con chiarezza totale quante ingiuste accuse fossero loro rivolte. Accertato ciò, perché dobbiamo continuare a trascinarci questo stereotipo sessista che nasce proprio dalle accuse ingiuste rivolte a donne dotate di sapienza e competenza? Questa rivalutazione l’ha tentata il movimento femminista che – con il famoso slogan Tremate, tremate le streghe son tornate! – ha cercato di rovesciare lo stereotipo che condiziona le bambine valorizzando l’essere un po’ streghe, nel senso in cui gli uomini possono essere stregoni. Insomma nel non essere a disposizione, non esistere solo per prendersi cura, saper uscire dal modello femminile tradizionale, saper coprire ruoli di maggiore libertà e autonomia. E lo hanno fatto scrittrici per l’infanzia, tra loro soprattutto J. K. Rowling con la saga di Harry Potter, dove streghe e maghi ricoprono ruoli di ogni tipo in modo paritario, essendoci tra le une e gli altri figure cattive e figure eroiche. Come possiamo spezzare questi stereotipi? Giocandoci su. Ad esempio attraverso un albo illustrato per la prima infanzia come Turchina la strega, scritto da Mariasole Brusa, che parla di una strega che non si accetta perché ha i capelli turchesi da fatina e che imparerà a farlo grazie ad un bimbo a cui piace pettinare le bambole. Il bimbo le insegnerà che non si può essere felici dovendo comportarsi in modo da rispettare un ruolo affidatoci. Ma si può essere felici solo scegliendo di fare ciò che si ama fare.

 

Articolo di Donatella Caione

donatella_fotoprofiloEditrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità; far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

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