Hande Kader

Esistono ancora paesi in cui l’essere omosessuali o transessuali vuol dire vivere nel terrore di essere aggrediti e discriminati. Uno di questi è la Turchia, dove i rapporti con persone dello stesso sesso e la transessualità sono legali, ma la realtà dei fatti rispecchia un conservatorismo molto resistente, che spesso si traduce in violenza nei confronti della comunità LGBT. È indice di questa profonda intolleranza il fatto che, secondo i sondaggi, l’80% della popolazione turca ritenga l’omosessualità inaccettabile. Uno dei culmini della brutalità omofoba e transfobica in Turchia si è raggiunto il 12 agosto 2016, quando fu ritrovato un corpo violentato, mutilato e carbonizzato sul ciglio di una strada di Istanbul. Era Hande Kader, una ragazza della mia età, di 22 anni, che agli occhi dei suoi assassini aveva due gravi colpe: essere transgender e non tenere la bocca chiusa.
Infatti, della vita di Hande non si sa quasi niente, se non che era rimasta ancorata a quello che per molte transessuali turche è, purtroppo, un destino spesso segnato: lavorava come prostituta, perché discriminata ed esclusa da qualsiasi altro posto di lavoro. Tuttavia, Hande uscì dall’invisibilità nel 2015, diventando uno dei volti del Pride di Istanbul, essendosi opposta con molta tenacia alla repressione delle Forze dell’Ordine.
A tal proposito, le dinamiche di ciò che accadde quel 28 giugno 2015 non sono del tutto chiare, ma i reportage evidenziano come, per la prima volta dall’inizio del Pride nel 2003, la polizia abbia interrotto la manifestazione per i diritti LGBT usando proiettili di gomma, lacrimogeni e idranti contro i partecipanti. Il motivo? Ufficialmente si è parlato di sopprimere la manifestazione perché svoltasi in un giorno di Ramadan, ma, al di là dei pretesti, le ragioni sembrano essere tutte politiche: il Pride non ha il sostegno del presidente turco Erdoğan. Il ruolo di Hande Kader fu decisivo perché, con il semplice ma coraggioso gesto di sedersi per terra e resistere agli idranti della polizia, divenne il volto del Pride in tutto il mondo: le sue foto furono pubblicate su tutti i giornali e divenne un simbolo di resistenza di fronte alla repressione dei diritti umani. Approfittò dell’occasione per criticare non solo il governo complice, ma anche per lanciare un messaggio ai giornalisti, accusati di scattare tante foto alle violenze delle manifestazioni, ma di non dare poi sufficiente risalto alle vicende e di non ascoltare le voci degli “invisibili”. Da quel momento, Hande si attirò addosso tanta ammirazione quanto odio: in quanto volto della comunità LGBT, veniva continuamente seguita e minacciata e fu più volte vittima di aggressioni fisiche. A nulla valsero le intimidazioni e Hande alzò la voce sempre di più, portando luce su un dato importante e scomodo per il governo: l’altissimo tasso di omicidi di transessuali che portano alla Turchia un triste primato in Europa. Proprio a seguito delle proteste a cui Kader prestò il volto, oltre che tutte le sue energie, nell’estate del 2016 venne sequestrata e massacrata in un bosco, prima di essere abbandonata per strada in un sobborgo di Istanbul e ritrovata il 12 agosto. La sua morte si aggiunse alle lunga lista di persone transessuali uccise in Turchia negli ultimi anni, basti pensare che dal 2002 al 2016 si riportano almeno 80 omicidi a sfondo transfobico. Ma Hande non ha smesso di lottare neanche dopo il suo assassinio e la sua voce è stata raccolta da migliaia di attivisti di tutto il mondo, che l’hanno fatta rivivere e hanno chiesto giustizia, manifestando in diverse città, da Istanbul a Berlino. La storia di Hande, purtroppo, è solo una delle tante storie delle vittime dei crimini d’odio: la settimana precedente al suo omicidio un giovane rifugiato siriano, Muhammad Wisam Sankari, era stato decapitato ad Istanbul perché omosessuale. «Noi veniamo assassinati e loro non sentono le nostre voci, perché le regole in Turchia non ci proteggono» – Emirhan Deniz Celebi, direttore di SPoD. Sono sicura che Hande, da ovunque ci stia guardando, sarà fiera della risposta della sua comunità e che saprà che, alla fine, anche se nel modo più sbagliato che esista, la sua voce l’hanno ascoltata tutti.

SITOGRAFIA

https://transrespect.org/en/map/trans-murder-monitoring/?submap=tmm_2016 

https://lgbtinewsturkey.com/

https://institute-genderequality.org/news-publications/extraordinary-women/unforgettable-women/unforgettable-women-hande-kader/ 

https://www.globalist.it/world/2016/08/21/la-storia-di-hande-kader-nella-turchia-feroce-che-uccide-i-diritti-204553.html 

 

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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