Tracce femminili lungo le vie di Brescia: Adelaide Bianchi Camplani

Il popolare e popoloso quartiere del Carmine ospita alcune facoltà universitarie e la movida giovanile. Nonostante una grande operazione di riqualificazione iniziata negli anni Novanta del secolo scorso e la presenza di edifici di sicuro pregio – uno per tutti: la chiesa del Carmine – non rientra solitamente nei tradizionali circuiti di visita della città.
È un vero peccato perché alla bellezza artistica recuperata dal degrado si intreccia l’esperienza viva di un eterogeneo quartiere che è anche laboratorio sociale: non camminare per le vie del Carmine significa perdersi una parte autentica della storia e dell’atmosfera della città.
Ai suoi margini si erge la Torre della Pallata, alta più di 30 metri, costruita alla metà del XIII secolo utilizzando numerosi resti di edifici romani lungo le preesistenti mura medievali.

1. Pallata
Torre della Pallata

Nel corso dei secoli ha avuto differenti destinazioni d’uso, da custodia della cassa del comune a carcere femminile. La Pallata deve la propria denominazione alle sue fondamenta, che, come a Venezia, poggiano su palizzate immerse nel terreno paludoso sottostante. L’edificio ha pianta quadrata, con poderoso basamento a scarpata, che termina con un grosso cordone da cui s’innalzano le alte pareti, interrotte da feritoie che fungono da finestre. Nel 1596 il Comune di Brescia commissiona all’architetto Pier Maria Bagnadore (1550-1627) il progetto di una nuova fontana alla base della torre, in sostituzione di quella originaria, che è poi realizzata da Giovanni Antonio Carra (metà XVI secolo ca-1632) e dal veronese Valentino Bonesini.

2. Tritone. Particolare della fontana.Speziali
Il tritone

Un tritone in posizione centrale versa acqua nel bacile sottostante e ai suoi lati due figure maschili simboleggiano i fiumi Garza e Mella. Il registro superiore è dominato da una donna seduta, allegoria di Brescia, non ancora “Leonessa”, ma donna armata e con una cornucopia piena di frutti, a evocare la natura bellicosa e la ricchezza di risorse della città.

3. Allegoria.Fontana. particolare 2
L’allegoria femminile della città

L’acqua, di cui Brescia è straordinariamente ricca, è fondante, quanto meno a livello subliminale, nella definizione di un’identità cittadina inclusiva; secondo un antico detto popolare, chi «assaggia l’acqua della Pallata» non lascia più Brescia e ne diviene parte integrante. In effetti, la città si colloca tra le prime in Italia per presenza d’immigrati, con punte del 50% in alcune aree del centro storico, fra le quali quella in cui si trovano la Pallata e il limitrofo Carmine.

4. via delle Battaglie
Via delle Battaglie

Proprio a ovest della torre si diparte via delle Battaglie, porta d’accesso e arteria pulsante del quartiere, nella quale antichi palazzi nobiliari si alternano a costruzioni più modeste, a negozi e ristoranti etnici, ai locali della movida e alle botteghe di giovani artist* e artigian*, in una commistione – fatta anche di suoni, lingue, persone, odori differenti – che la rende particolarmente interessante, un pezzo di metropoli nel cuore antico della città.

5. Botteghe femminili al Carmine
Botteghe femminili al Carmine

Al numero 38 si trova la casa torre ora Rovetta, edificata sull’area del convento delle Cappuccine, su progetto attribuito a Rodolfo Vantini (1791-1856), in cui nell’Ottocento ha casa e studio la pittrice Adelaide (o Adele) Camplani Bianchi (1799-1863). Paolo Brognoli (1763-1835) nella sua Nuova guida per la città di Brescia del 1826 ne suggerisce la visita per ammirare sia una prospettiva dipinta dal pittore neoclassico Giuseppe Manfredini (post 1754-1815), sia le miniature eseguite dalla padrona di casa.
Nata a Milano, si trasferisce presto a Brescia, diventando allieva di Giovanni Battista Cigola o Gigola (1767-1841), ritrattista e incisore, e raggiunge particolare perizia nella miniatura. Apprende con diligenza i segreti della pittura lenticolare e raggiunge in breve tempo un grado tecnico talmente elevato, da essere, con Domenico Vantini (1765-1821) e lo stesso Cigola o Gigola, una delle principali esponenti dei/le ritrattisti/e in miniatura a livello locale, nel periodo di massimo splendore di questo genere, tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento. I ritratti in miniatura, incastonati in gioielli, scatoline e tabacchiere, nascosti in seno e nelle tasche, appesi nell’intimità dei salotti, assolvono una funzione squisitamente privata, legata a ogni sorta di affetti, compresa quella per chi è defunt*. Benché Adelaide non viva della propria arte, per la sua bravura è comunque considerata più un’artista che una dilettante e raggiunge una buona fama, tanto da guadagnarsi commissioni di una certa importanza, quali il ritratto della contessa Bianca Capece della Somaglia Uggeri (1743-1822). Secondo i Commentari dell’Ateneo, accademia di scienze, lettere e arti, la più antica istituzione culturale della città: «L’illustre Signora Adelaide Bianchi Camplani nella miniatura di S. Giovanni Battista fa conoscere agl’intendenti di questa difficile e dilicata maniera di pingere, come il suo nome splenderà glorioso fra quello delle più celebrate miniatrici».

6. Adelaide_Camplani_Scena biblica
Adelaide Camplani. Scena biblica

La giovane pittrice e miniaturista è una gloria locale, da tempo dimenticata, tanto da meritare una lusinghiera menzione nella citata guida di Brescia di Paolo Brognoli: «La signora Adelaide Bianchi Camplani eseguisce a maraviglia ritraiti in miniatura, e altre opere tratte da scelti originali, che superano la maestria di una dilettante». E un letterato locale, Giuseppe Colpani (1738- 1822), le dedica un componimento elogiativo: «Delle due gareggianti arti sorelle/Siamo entrambi cultor, Donna gentile:/Fu trascelta da te l’arte d’Apelle,/Da me l’ arte de’ versi e dello stile./Ma quando alle create opre sì belle/Da te degli anni sul più verde aprile/Fissai lo sguardo, e riconobbi in quelle/Il maestrevol tocco al ver simile:/Quando Natura in color vivi espressa/Vidi, e nella imitante arte pittrice/Già resa inimitabile te stessa:/Da sì vaghi lavori e sì diversi/M’accorsi allor che tu più assai felice/Fosti col tuo pennel, ch’io co’ miei versi».   

 

 

Articolo di Claudia Speziali

mbmWJiPdNata a Brescia, si è laureata con lode in Storia contemporanea all’Università di Bologna e ha studiato Translation Studies all’Università di Canberra (Australia). Ha insegnato lingua e letteratura italiana, storia, filosofia nella scuola superiore, lingua e cultura italiana alle Università di Canberra e di Heidelberg; attualmente insegna lettere in un liceo artistico a Brescia.

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