Tracce femminili lungo le vie di Brescia: Anna Bolognini Attendolo

Proseguendo lungo via della Pace, la prima strada che si incrocia sulla destra è via Cairoli, un altro luogo dimenticato dal turismo; benché fiancheggiata da belle dimore nobiliari su entrambi i lati, è un po’ negletta, sia perché, essendo queste di proprietà privata non sono visitabili – se non in occasioni particolari, quali le giornate del Fai, che ogni anno attirano migliaia e migliaia di visitatori e visitatrici – sia perché è spesso trafficata e comunque costantemente percorsa da automobili e mezzi pubblici.
Uno degli edifici più importanti, non solo della via ma della città è senz’altro il palazzo Martinengo della Motella, che si trova proprio all’angolo tra via Pace e via Cairoli, edificato su un preesistente edificio quattrocentesco, sede tra il 1426 e il 1431 dei primi podestà veneti.

Palazzo Martinengo della Motella
Palazzo Martinengo della Motella

Il secolo successivo è ampliato e giunge a contare ventinove stanze e assumere una forma a “elle”. Su commissione del conte Camillo Martinengo della Motella, tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, è realizzata la struttura attuale. Nel 1609, alla morte del conte Calini, inizia una lite per la proprietà dell’edificio, che si conclude cinquant’anni dopo in favore dei suoi eredi. Nel Settecento parte del giardino del palazzo è ceduta ai padri filippini della Pace e, dopo una serie di passaggi di proprietà nell’Ottocento, nel 1904 la dimora ritorna di proprietà Calini. Il palazzo presenta all’esterno grandi finestre con timpani triangolari e all’interno un portico quattrocentesco. Il portale con armature e trofei e, in alto, un ovale con guerriero a cavallo risalgono alla fine del XVI secolo; originariamente del palazzo Colleoni di via della Pace, è dato ai Calini nel Settecento dai padri filippini in cambio del terreno necessario a costruire la facciata sud della chiesa della Pace.

Il portale
Il portale

I bombardamenti della Seconda guerra mondiale distruggono il ballatoio di pietra che collegava le finestre d’angolo tra via Pace e via Cairoli e danneggiano l’alcova decorata da Giuseppe Teosa (1758-1848) nell’Ottocento. Dopo un progressivo degrado nella seconda metà del Novecento, dovuto anche a un utilizzo improprio come magazzino, tra il 2001 e il 2005 il palazzo è restaurato e restituito alla destinazione residenziale. Pertanto non è visitabile, ma vale comunque la pena ammirarne, sia pure dall’esterno, l’imponenza.
Sul lato opposto della strada, al numero 5, si trova invece palazzo Porcellaga, legato alla memoria dimenticata di Anna Bolognini Attendolo (1782-1869), e fatto edificare nel 1520 circa dalla nobile famiglia bresciana. Vincenzo Calini, per salvare la testa dello scapestrato Pietro Aurelio Porcellaga, suo nipote e protetto, detenuto al carcere dei Piombi a Venezia, avrebbe sborsato una somma ingente, e quindi lui o i suoi eredi avrebbero concluso un accordo con i Porcellaga, in base al quale il palazzo sarebbe passato ai Calini. Di fatto Vincenzo Calini vi si trasferisce nel 1660. L’ultimo discendente di questo ramo dei Calini è Giovanni (1756-1841), che non ha figli e, trasgredendo la tradizione di famiglia, lascia la proprietà alla moglie, Anna Bolognini Attendolo. La parte inferiore della costruzione dalla bella linea è rivestita di pietra e delimitata da due eleganti paraste, mentre l’importante portale riprende i temi classicheggianti dell’arco inquadrato da lesene scanalate a capitello corinzio, con medaglioni decorati da due teste di cesari. Motti latini sono incisi sia nel fregio sull’architrave del portale, sia nelle cornici delle finestre del primo piano. Degli affreschi di Gerolamo Romanino (tra 1484 e 1487-post 1562), presumibilmente realizzati tra il 1525 e il 1530, su tutta la parte superiore del palazzo, non resta traccia; al primo piano una sala è decorata da Giuseppe Teosa (1758-1848). Il palazzo è di proprietà privata e non è visitabile.     

Palazzo Porcellaga
Palazzo Porcellaga

In questa dimora tiene salotto Anna Bolognini Attendolo.
Nata a Milano da nobile famiglia, nel 1799, a diciassette anni sposa il conte Giovanni Calini (1756-1841), più anziano di circa venticinque anni, e con lui si trasferisce a Brescia l’anno seguente. Nella sua lunga vita, la contessa è testimone e partecipe dell’età napoleonica, della Restaurazione e del Risorgimento, fino alla costituzione del Regno d’Italia e alla conquista del Veneto, nel 1866. Il marito, fautore delle idee illuministe diffuse dalla Rivoluzione francese, dopo aver studiato a Bologna, è avvocato del comune di Brescia e ricopre incarichi di rilievo nell’amministrazione napoleonica. Anna, detta familiarmente Annetta, è parte a pieno titolo dell’ambiente illuminista in cui è inserito anche il marito; è cugina di Alessandro (1741-1816) e Pietro Verri (1728-1797), animatori del “Caffè” e del loro fratello Carlo (1743-1823), che diviene prefetto di Brescia nel 1802. Il suo salotto si apre e si sviluppa appunto negli anni in cui Brescia avverte le aspirazioni verso una società nuova, e, oltre a personaggi di caratura nazionale quali Vincenzo Monti (1754-1828) e Ugo Foscolo (1778-1827), è assiduamente frequentato da amministratori locali e artisti e letterati della città. Vi si discute prevalentemente di letteratura, di arte, di assistenza. E, allora, dire letteratura, poesia, critica significa rinnovamento e, per molti, Italia. Fin dal suo arrivo in città nel 1802, Carlo Verri accoglie il progetto di dotare Brescia di «un pubblico passeggio», convertendo il bastione fra porta S. Giovanni e porta S. Nazaro in un passeggio per il corso delle carrozze, con doppio viale per i pedoni, aprendo una sottoscrizione pubblica.

La contessa Anna e il pubblico passeggio Giardini di via dei Mille. Anni Venti2 copia
La contessa e il “pubblico passeggio” poi Giardini di via dei Mille. Foto degli anni Venti

La contessa Annetta si presta con entusiasmo alla colletta, raccogliendo una cospicua somma. L’opera è realizzata nel 1803, col concorso del Comune che si accolla la spesa di completarla con una bella fontana di pietra e con un caffè. Nel 1805 il prefetto Mosca propone di abbattere l’antico teatro e di erigerne uno nuovo. Anna Bolognini sostiene fattivamente la proposta, esprimendosi per la costruzione e la riforma del teatro. Nel 1806 cominciano i lavori e il Teatro Grande, chiamato così in onore di Napoleone e frutto di rifacimenti di una struttura già esistente, è terminato nel 1810 e ufficialmente inaugurato nel 1811 (foto di copertina).

Teatro_Grande
Il Teatro Grande (interno)

Durante la Restaurazione, mutato il clima politico e culturale, la contessa mantiene aperto il salotto, anche dopo la morte del marito nel 1841, e, contemporaneamente sostiene le scuole di disegno e di lavoro; si dedica in particolare all’infanzia, aprendo, nel 1836, insieme all’avvocato Giuseppe Saleri (1783-1851), la prima scuola dell’infanzia a Brescia, a cui se ne aggiungono altre due nel 1838. Per Annetta questa scuola deve essere luogo d’insegnamento e di educazione morale e intellettuale e contemplare anche l’assistenza medica. Oltre a fornire un sostanzioso contributo finanziario, costituisce un gruppo di “Visitatrici” degli asili, per dare continuità all’attività, e favorisce l’iscrizione di bambini e bambine agiate in scuole pubbliche, «poiché l’introito degli agiati è tutto a vantaggio dei poveri bambini» come afferma nel discorso tenuto alle “Visitatrici” davanti alla lapide a Giuseppe Saleri. Per questa sua attività, l’Ateneo le conferisce nel 1858 una medaglia d’oro con la seguente motivazione: «Alla nobil contessa Anna Calini nata contessa Bolognini, presidentessa delle scuole infantili, la quale con opere assidue di carità ed esemplare costanza si fa madre affettuosa ai bambini del povero, sì che alle sue cure principalmente e ai suoi perenni soccorsi dee Brescia il mantenersi di una delle più benedette sue istituzioni».
Annetta muore a Brescia il 23 maggio 1869 ed è sepolta al cimitero Vantiniano.

 

 

Articolo di Claudia Speziali

mbmWJiPdNata a Brescia, si è laureata con lode in Storia contemporanea all’Università di Bologna e ha studiato Translation Studies all’Università di Canberra (Australia). Ha insegnato lingua e letteratura italiana, storia, filosofia nella scuola superiore, lingua e cultura italiana alle Università di Canberra e di Heidelberg; attualmente insegna lettere in un liceo artistico a Brescia.

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