Il canto rituale di Maria Carta

Il nome di Maria Carta risuona ancora in Sardegna grazie al Premio a lei intitolato e alla Fondazione e al Museo creati nel paese natale, ma anche  attraverso il suo canto indimenticabile e la sua musica, con il contributo generoso di artisti/e che l’hanno amata e continuano la sua tradizione.

Museo
Museo

Proprio questa estate, nell’anniversario della nascita (Sìligo-SS, 24 giugno 1934), il chitarrista Beppe Dettori — che è noto come ex-voce del gruppo Tazenda — insieme all’arpista Raoul Moretti le ha rivolto un tributo degno di nota. I due musicisti hanno realizzato l’album (In)Canto rituale-omaggio a Maria Carta che stanno presentando in numerosi concerti e che è entrato nella cinquina di finalisti nella categoria “Interpreti” al Premio Tenco; al di là della sfida, senz’altro combattuta fra esecutori/trici di prestigio, quello che conta è il ricordo di Maria, ed è già una vittoria. Vengono infatti riproposte otto tracce del repertorio della grande artista: fra cui In su Monte Gonare, Corsicana, No potho reposare, Deus te salvet Maria, e un inedito: Ombre. Questo brano rimanda alla fanciullezza di Maria, quando andava la mattina presto a lavare i panni al fiume, distante quattro chilometri da casa; nel tragitto si faceva compagnia e scacciava i timori con il canto: dimostrava anche allora il suo carattere fermo e deciso, dando prova di coraggio e sicurezza, come poi le accadrà nella vita di artista, donna e madre.
Come spesso avviene, la memoria è breve e fuori dell’isola il suo ricordo si è offuscato, da quando — nel ventennio Settanta-Novanta del secolo scorso — la si vedeva di frequente in televisione, al cinema, nei teatri. Nell’anniversario della prematura scomparsa (Roma, 22 settembre 1994), proprio qui in Sardegna dove mi trovo come ogni estate non potevo non farla rivivere, a beneficio di chi non la conosce o vuole rievocare la magia del suo canto (a cui si rimanda, grazie ai documenti sonori su YouTube).

Siligo
Siligo

Era nata in una famiglia modesta, con il nome impegnativo di Maria Giovanna Agostina in ricordo del santo del giorno e della nonna; la morte del padre quando aveva appena otto anni portò problemi economici e difficoltà, a cui reagì con tenacia. Fin da bambina si faceva conoscere nel paese e nei dintorni per i suoi canti eseguiti in chiesa, nelle ricorrenze più importanti, e nelle feste in cui talvolta si esibiva accompagnata dal nonno.
Non ebbe la possibilità di studiare a lungo, e avvertirà sempre questa mancanza, sentendosi inadeguata, anche quando insegnerà all’università di Bologna Antropologia culturale, lei che da piccola aveva faticato nei campi e in casa per raccogliere le olive, cercare la legna, filare la lana, tessere.
La bellezza le fu senz’altro d’aiuto: si mise in evidenza come Miss Sardegna (1957) e fu protagonista di un fotoromanzo (genere allora assai in voga) ambientato nella sua terra: Questo sangue sardo.
Nel 1960 arrivò sul continente, a Roma, dove in breve si sposò con lo sceneggiatore Salvatore Laurani: «Decise tutto di me: dovevo essere la sua donna, io lo amo e divento sua moglie, la sua massaia, la sua creatura musa. Poi lui decide che ho una vera fortuna in gola, che sono un’artista e mi butta sul palcoscenico… io ho il terrore della ribalta, la gente mi fa paura e mi sento umiliata perché sono ignorante, non sono andata a scuola e mi sento così inferiore: non sono nemmeno capace di dargli un figlio». Nella capitale frequentò, presso l’Accademia di Santa Cecilia, il Centro di studi di Musica popolare per approfondire la conoscenza dei canti folk, non limitata a quelli della sua isola, di cui sarà straordinaria interprete e portavoce nel mondo. Dopo aver conosciuto Ennio Morricone che capì le sue potenzialità, fra il 1970 e il ’71 realizzò ben due album (Sardegna canta e Paradiso in re) e fu protagonista di due interessanti documentari: il primo, con la partecipazione del noto attore Riccardo Cucciolla, Incontro con Maria Carta, fu presentato anche dalla Rai, il secondo si intitolava Maria Carta. Sardegna, una voce. Di lì a poco si esibì sul palcoscenico nella Medea, per la regia di Franco Enriquez; in quello stesso anno (il 1972) incontrò Amalia Rodrigues e fra le due interpreti, dalla personalità forte e dal canto potente, si creò una meravigliosa sintonia, tanto che successivamente organizzarono una tournée insieme in Sardegna.

dischi
Discografia

Nel 1974 un momento di grande popolarità arrivò con la presenza nella trasmissione televisiva Canzonissima, in cui giunse seconda nella categoria riservata alla musica folk; l’anno successivo a Mosca tenne un concerto nella prestigiosa cornice del teatro Bol’šoj. Altri luoghi magici in cui si esibì: la cattedrale di San Patrizio a New York (1987) e la cattedrale di St. Mary a San Francisco (1988). La fase parigina e francese fu ugualmente significativa: grazie a Herbert Pagani poté esibirsi per una intera settimana al Théâtre de la Ville, nel  cuore della capitale, e volle accanto a sé la presenza rassicurante degli amici del coro di Bitti, del virtuoso di launeddas Luigi Lai, del coro di Neoneli. Da questa serie di esperienze nacquero anche dischi e altri concerti all’Olympia e nelle Maison de la Culture sparse per il Paese.

Memorie di Adriano
Memorie di Adriano, Roma, Caracalla, 1990

Nella stagione 1989-90 fu di nuovo sui palcoscenici a fianco di Giorgio Albertazzi in Memorie di Adriano e nel 1992 portò sulle scene lo spettacolo musicale A piedi verso Dio con le musiche di Franco Simone; il 30 giugno 1993, ormai minata dalla malattia, tenne a Tolosa, in Francia, l’ultimo concerto.
Parallelamente alla brillante carriera di compositrice e cantante, Maria Carta ha partecipato a sceneggiati televisivi, ha realizzato un libro di poesie di denuncia sociale intitolato Canto rituale, a cui fanno riferimento i due musicisti citati all’inizio, ed è stata anche attrice cinematografica, lavorando con i più grandi registi del tempo. È stata diretta da Coppola nel Padrino (Parte II) (1974) dove ha interpretato la madre di don Vito; nel Gesù di Nazareth di Zeffirelli (1977) è stata Marta; la troviamo poi in Cadaveri eccellenti di Rosi, nel Camorrista di Tornatore, nel film del conterraneo Gianfranco Cabiddu Disamistade (ovvero “inimicizia”), e la sua presenza magnetica di donna mediterranea, dai lineamenti delicati e dallo sguardo fiero, non si dimentica, anche nei ruoli minori.

Gesu di Nazaret copia
Gesù di Nazaret

Un aspetto della sua multiforme attività riguarda le collaborazioni: di Amalia Rodrigues si è detto, eppure è significativo che Maria abbia desiderato non solo il confronto con una o più interpreti al suo livello, ma abbia cercato incontri inediti e imprevedibili; ha duettato fra gli altri con il flautista Severino Gazzelloni, con il cantautore e violinista Angelo Branduardi, con il cantante Andrea Parodi (la voce indimenticabile dei Tazenda), alternando naturalmente la ricerca sulla musica popolare sarda insieme ai Tenores o al suonatore di launeddas Mauro Palmas. E qui veniamo alle sue più celebri interpretazioni, sempre attuali e vive grazie ai tanti 33 giri realizzati, a partire da quei due nel lontano 1971 che la fecero conoscere. Impossibile citarli tutti, da Umbras a Dies Irae, da Ave Maria a Sonos ‘e memoria, molti registrati dal vivo; rimane sicuramente nella storia della musica e della discografia la registrazione del concerto di Maria con Amalia Rodrigues, avvenuto al teatro Sistina di Roma il 20 novembre 1972.
A fianco della carriera artistica, dal 1976 al 1981 fu consigliera comunale a Roma per il Partito comunista italiano, una breve parentesi a cui si dedicò con il consueto impegno, ma comunque un’esperienza importante e formativa — come ha dichiarato. Nel 1991 è stata nominata commendatrice al merito della Repubblica.
La vita privata di Maria non fu altrettanto fortunata e vide un’alternanza di luci e ombre: nei primi anni Ottanta finiva il suo matrimonio, mentre le nasceva il figlio David da un nuovo amore, un giovane architetto conosciuto nel 1978; la loro vicenda, con pudore e delicatezza, è stata raccontata da lui stesso su “City&City Magazine” (maggio 2019) a cui si rimanda per i tanti dettagli. Preziosa è la lettura del bel libro di Emanuele Garau, una sorta di bio-autobiografia pubblicata dalle Edizioni della Torre (Maria Carta, 1998). Dopo la gioia della maternità, di lì a poco l’artista fu colpita da due grandi dolori: la morte della mamma e della sorella, mentre era rimasta di nuovo sola. «Io non credo che si possa sperimentare l’amore, il vero amore, senza rimanerne uccisi… l’amore vero, profondo, uccide perché finisce e finisce sempre da una parte sola. All’improvviso ti accorgi che il tuo cervello, per anni e anni, è stato inghiottito da uno sconosciuto. Un predone ha invaso la tua casa e ha portato via tutto, la tua vita di artista, la tua vita di donna. Ti senti saccheggiata, non hai più niente: vuota… Se chi amo mi abbandona, se non mi permette più di amare, io perdo vita. E ho perso anche la forza di cantare.» Tuttavia conservò un rapporto costante con l’ex-compagno che, nei giorni estremi, quando la fine si avvicinava dopo una lotta tenace contro il male, le fu vicino, insieme all’amato figlio.
Nel 1994 fu istituita a Sìligo la Fondazione Maria Carta, con lo scopo di diffondere la cultura e la musica della Sardegna. A partire dal 2003 la stessa Fondazione attribuisce annualmente il Premio Maria Carta, conferito a chi, persona o ente, contribuisce in vario modo a promuovere l’immagine della cultura sarda in Italia e nel mondo. Dal 2016 la Fondazione è promotrice del progetto Freemmos – Liberi di restare, un’iniziativa per sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma dello spopolamento delle zone interne dell’isola. A chi volesse saperne di più, il sito offre numerose informazioni sia sull’artista sia sulle proprie tante attività.
Maria Carta ha esplorato la sua terra per conservarne il patrimonio culturale facendolo rivivere e salvandolo dall’oblio; per questo almeno le dobbiamo il nostro grazie più sincero. Riflettiamo in conclusione sulle sue parole illuminanti: «In Sardegna il canto è nato femminile, insieme alla poesia è nato, ai tempi del matriarcato… un canto quando lo raccogli è come se fosse chiuso in un archivio poi quando lo elabori, mettendoci qualcosa di tuo, il dolore, la gioia è come dargli nuova vita, questo è importante». (tutte le frasi riportate sono tratte dal libro di Garau citato)

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Cagliari, foto di Daniela Serra

L’odonomastica sarda ricorda con una diffusa presenza il nome dell’artista; le sono intitolate piazze a Siligo, suo luogo natale, Alghero, Poggio dei Pini, vie a Cagliari, Olbia, Olmedo, San Gavino Monreale, San Nicola, Stintino, Quartu Sant’Elena, Bari Sardo. Una curiosità: a Bergamo esiste il circolo culturale sardo “Maria Carta”, che il 6 settembre di quest’anno, nella 18° edizione, è stato fra i vincitori del premio promosso dalla Fondazione citata, insieme al musicista Beppe Dettori, alla cantante Ambra Pintore e all’azienda sassarese Character.

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Sassari, foto di Teresa Spano

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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