Miniatrici, pittrici e monache nel Rinascimento fiorentino

In occasione del IX Convegno nazionale di Toponomastica femminile, che si terrà a Firenze e dintorni (29 ottobre/1° novembre 2020), in modalità da definire, adattate comunque alla situazione sanitaria e in sicurezza, nel rispetto delle norme che contrastano la diffusione del Covid, vorremmo omaggiare la regione che ci ospita, terra di cultura e di arte, proponendo una serie di articoli che illustrano la costante partecipazione femminile al dialogo artistico nel territorio.
Firenze è stata nei secoli un vero e proprio centro per l’arte al femminile: sono ben più di 2.000 le opere di artiste rintracciate e censite nei musei e nelle chiese fiorentine.
La prima tappa di questo lungo percorso comincerà dal secolo XV e si fermerà a osservare l’attività di miniatrici e pittrici nei conventi.
Nel Rinascimento nessuno negava che le donne potessero praticare l’arte, ma come attività da svolgere in casa; il problema nasceva quando si aveva la pretesa di esporre le proprie creazioni. Ed è ancora nel chiuso dei conventi che alle donne era concesso di coltivare le loro passioni; solo sotto la protezione del potere ecclesiastico era possibile aggirare i rigidi regolamenti delle corporazioni.

A Firenze la prima suora pittrice di cui si conosce il nome è Antonia di Paolo di Dono, figlia di Paolo Uccello (Firenze, 1456-1491). Non abbiamo molte notizie su di lei, né sue opere certificate. Il Vasari, in La vita dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, quando racconta la biografia del padre, scrive: «ha lasciato una figlia che sapeva disegnare». Alla sua morte, nel Libro dei Morti della corporazione dei Pittori, Arte dei Medici e Speziali, è stata registrata come pittoressa. Questa è la prima volta che la forma femminile della parola “pittore” appare nei registri pubblici fiorentini e il primo riconoscimento formale di un’artista del XV secolo. Intorno all’età di dieci/tredici anni entrò in una comunità di suore laiche o terziarie carmelitane e divenne una suora di clausura nell’ultimo decennio della vita.
Non sono note opere firmate o documentate di Antonia. Finora, l’ipotesi più ragionevole è che abbia aiutato suo padre fornendo disegni di piccole figure di santi, dettagli di abbigliamento o animali. 

All’ordine benedettino apparteneva suor Angela di Antonio de’ Rabatti, abile miniaturista, che miniò uno splendido breviario del 1518 conservato presso la Biblioteca Laurenziana, dove compare anche un suo autoritratto.

Pagina manoscritta con disegno della suora-scriba Maria di Ormanno degli Albizzi e particolare della pagina con ritratto

Maria di Ormanno degli Albizzi (Firenze, 1428-1470), discendente da una nobile e antica famiglia toscana, miniatrice e calligrafa, monaca dell’ordine di Sant’Agostino, ha miniato il Breviarium cum Calendarium ad usum Ordinis San Agustini (1453), conservato nella Biblioteca Imperiale di Vienna, una raccolta di inni e preghiere, con cinquantacinque busti di santi e varie scene illustrate nei capilettera, e un suo ritratto, firmato e datato.
La giovane suora si è raffigurata in abiti monacali, con le mani giunte e la testa inclinata, mentre sul cartiglio che incornicia il ritratto si legge: «Ancilla Iesu Christi Maria Ormani filia scripsit MCCCCLIII». Nella pagina manoscritta, elegantemente e riccamente decorata, il suo ritratto ha una posizione centrale, segno di orgoglio e di consapevolezza del suo valore, ma la posa e l’iscrizione denotano umiltà e devozione.

Plautilla Nelli (Firenze, 1524-1588), al secolo Polissena Margherita de’ Nelli, fu miniatrice, ma anche autrice di dipinti di grandi dimensioni a soggetto devozionale, cosa più unica che rara per una donna di quei tempi; nata in un’agiata famiglia di mercanti, a quattordici anni prese i voti nell’ordine domenicano ed entrò nel convento di Santa Caterina da Siena in Cafaggio, nei pressi di San Marco, col nome di suor Plautilla. Nel monastero fiorentino ricoprì per tre volte la carica di priora e fu a capo di una fiorente bottega artistica, di sole donne, specializzata nella creazione di immagini sacre. Collezionista, insegnante d’arte e imprenditrice, godeva del favore dei nobili fiorentini e con la sua attività costituì anche la maggior entrata economica del convento.

Autoritratto di Plautilla Nelli

Alcuni studiosi recentemente hanno sostenuto che fra Paolino da Pistoia, allievo nel convento di San Marco del pittore fra Bartolomeo, sia stato il suo maestro; è più probabile, però, che sia stata autodidatta, e in verità le sue opere sono molto originali soprattutto per quanto riguarda l’ambientazione.

Si racconta che, per il nudo della figura del Cristo, studiasse sul corpo di una monaca defunta, per cui i suoi nudi avevano caratteristiche femminili e le altre suore scherzando dicevano che in luogo di Cristi faceva Criste. Stimata e apprezzata per le miniature e i dipinti su tavola, è citata da Giorgio Vasari nelle sue Vite quale miniaturista virtuosa e artefice di molte opere d’arte «disseminate nelle dimore dei gentiluomini fiorentini… così tanti dipinti che troppo sarei lungo a voler di tutto ragionare».

E così continua: «avrebbe fatto cose meravigliose se, come fano gl’uomini, avesse avuto commodo di studiare ed attendere al disegno e ritrarre cose vive e naturali».
Per molto tempo però Plautilla è stata dimenticata e se ne sono perse le tracce al punto che parecchie sue opere sono state nascoste da errate attribuzioni. Anche la maggior parte delle sue tele oggi risulta distrutta; possiamo attribuirle con certezza solo tre opere, un Compianto su Cristo morto, oggi al Museo nazionale di San Marco a Firenze,  l’Ultima Cena nel refettorio del Convento di Santa Maria Novella, sempre  a Firenze, e  la Pala della Pentecoste nella chiesa di San Domenico a Perugia.

Compianto su Cristo morto

Nel Compianto su Cristo morto tre donne inginocchiate accanto a Maria la confortano e al centro è Nicodemo, in piedi, riccamente vestito. Il corpo del Cristo è semisdraiato sopra una pietra, mentre Maddalena, inginocchiata e di profilo, gli bacia i piedi. Lo sfondo paesaggistico è ampio e dettagliato: al centro si vede la città di Gerusalemme, cinta da solide mura, fuori dalle mura una donna con un bimbo è intenta a raccogliere verdura e tra le colline si distingue il colle del Golgota, con le tre croci ormai vuote, mentre diversi personaggi percorrono il sentiero che porta in cima, a piedi o a cavallo. 

Ultima Cena

L’Ultima Cena, dipinto di grandi dimensioni e con figure a grandezza naturale, per l’impostazione dei commensali s’ispira al Cenacolo di Leonardo da Vinci, ma la tavola è ricca di cibi, come l’insalata, i piselli e un agnello arrosto posto di fronte a Cristo, quasi a richiamare il ruolo delle suore in cucina. Le fattezze degli Apostoli hanno molti caratteri femminei e il Vasari stesso riconosce che: «I volti e le fattezze delle donne, per averne veduto a suo piacimento, sono assai migliori che le teste degli uomini». Il dipinto è firmato: Suor Plautilla. Orate Pro Pictora, ed è l’unico esempio di cenacolo di mano femminile.

Negli ultimi anni gli studiosi hanno allungato la lista delle attribuzioni a diciassette. Fra queste molte le opere devozionali che hanno per protagonista Santa Caterina, in cui è ricorrente la presenza di una lacrima sul volto.

Santa Caterina con giglio (a sinistra). Santa Caterina da Siena (a destra)

Recentemente le sono state attribuite anche due importanti miniature che si trovano in due corali conservati nel Museo di San Marco, il Ms. 565 e il Ms. 566. L’iniziale A del Ms. 565 contiene la Presentazione di Gesù al Tempio. All’interno della lettera è raffigurato il tempio di Gerusalemme, davanti all’altare san Simeone riceve Gesù dalle mani della Vergine, alle spalle di Maria è San Giuseppe, mentre dietro Simeone si trova Sant’Anna, e in basso due monache assistono alla scena, raccolte in preghiera. Sullo sfondo una finestra bifora, tipica dei palazzi rinascimentali fiorentini.

Plautilla Nelli. Ms-565. Iniziale A con Presentazione di Gesù al Tempio (a sinistra). Ms566 Adorazione del bambino (a destra)

Nell’iniziale del Ms. 566 è rappresentata l’Adorazione del Bambino con la Vergine Maria, Giuseppe e due monache. Anche qui due suore pregano e potrebbero rappresentare Plautilla stessa con la consorella Petronilla.

Un’Annunciazione, ritrovata di recente in un deposito di Palazzo Vecchio, è stata attribuita a Plautilla Nelli. 

Annunciazione, Plautilla Nelli

Tra le opere assegnate a Plautilla e recentemente riscoperte sono anche due grandi lunette su tavola con Santa Caterina che riceve le stimmate e l’altra con San Domenico che riceve il rosario dalla Vergine, entrambe conservate oggi al Museo del Cenacolo di San Salvi a Firenze. Le due lunette erano in verità un trittico, completate con la Crocifissione, oggi alla Certosa del Galluzzo, posta al centro fra i due Santi domenicani. 

Santa Caterina riceve le stimmate 
San Domenico riceve il rosario dalla Vergine 

Ancora attribuita a Plautilla è una Madonna addolorata che si trova nei depositi di Palazzo Pitti. 

Il recupero di numerose opere di Plautilla è merito di Awa (Advancing Women Artists) che ha gettato le basi per la prima mostra monografica dedicata dagli Uffizi a Plautilla nel 2017, in cui sono stati esposti dipinti e disegni attributi all’artista e restaurati da Awa durante l’ultimo decennio.

In copertina: Restauro dell’Ultima Cena di Plautilla Nelli

Articolo di Livia Capasso

foto livia

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte nei licei fino al pensionamento. Accostatasi a tematiche femministe, è tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile.

Un commento

  1. Molto bello e interessante questo excursus sulle donne pittrici all’ombra dei chiostri dei conventi… Plautilla e’ per molti una vera scoperta e il tenore delle sue opere e’ davvero notevole!

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