Intervista a Mari Mats, l’artista che viene dallo spazio

Street artist, dj, organizzatrice di eventi. Mari Mats è un vulcano di idee. Così come i suoi disegni di personaggi alieni, sprizza energia e colore. Nasce a São Paulo in Brasile e questa è la sua storia.

Quando hai cominciato a dipingere per strada?

Ho cominciato facendo lambe lambe (poster): disegnavo direttamente sulla carta, ne facevo delle copie e uscivo a incollarle in vari posti. Più attaccavo poster e sticker (adesivi), più entravo a contatto col mondo della strada. Iniziai a fare i miei primi murales molto giovane, non conoscevo ancora nessuno della scena dei graffiti, avevo quindici anni, adesso ne ho trentuno.

Foto di Marcelo Maragni_Red Bull Content Pool

Parlami della tua ricerca artistica.

Non ho studiato arte, non ho fatto una facoltà ma ho imparato direttamente sulla strada. Praticavo di continuo, ispirandomi agli artisti brasiliani che più mi piacevano fino a che non ho trovato una mia identità. Ho sempre dipinto come se fosse un flusso di coscienza, non preparavo i bozzetti, uscivo e disegnavo direttamente sul muro. Attualmente preparo i disegni in studio, anche se non li realizzo quasi mai su carta perché preferisco farli al computer. Dopo quindici anni di street art continuo a fare ricerche, a trovare artiste e artisti che mi stimolano, provenienti da tutto il mondo. Voglio sempre innovare il mio lavoro rimanendo fedele al mio stile. All’inizio utilizzavo prettamente il bianco e nero, adesso ho aggiunto il colore. Ho trovato una direzione da seguire e che mi piace molto e il digitale mi è stato di grande aiuto. Uso spesso la tecnica dello stencil, ossia stampo l’immagine su un foglio acetato, la ritaglio e spruzzo con lo spray sulla sagoma. In questo modo posso rappresentare sul muro lo stesso disegno più volte e con maggiore velocità.

Foto di Marcelo Maragni_Red Bull Content Pool
Murales nella città di São Paulo

I tuoi personaggi, così colorati e particolari, sono l’emblema di qualcosa?

I personaggi che rappresento sono senza sesso e vivono in universi differenti e aleatori. Non hanno un significato preciso, mi rivedo molto in loro… per esempio adesso sto affrontando una fase mega colorata! Penso che ogni artista si riveda nei propri disegni. Da quando ho iniziato a fare graffiti ho sempre ritratto personaggi, non ho mai fatto lettering. Mi piace disegnare su pareti grandi, realizzare delle produzioni che rimangano lì, in modo tale che le persone possano avere una relazione con i miei murales.      

Festival di Arte Urbana NaLata, San Paolo. 2020

Quali sono stati i tuoi riferimenti artistici?

Quando ho iniziato a introdurmi nella scena underground i primi artisti che mi hanno influenzata artisticamente sono stati O Onesto, gli Os Geomeos e O Felipe. All’epoca non c’erano molte donne, eccetto Nina Pandolfo e Fefe Talavera. Piano piano si aggiunsero altre persone e altre ragazze. Adesso che ho un’identità continuo lo stesso a fare ricerche, mi piace scoprire i lavori altrui e conoscere anche artiste e artisti.

Nello studio di Mari Mats

Come è la scena artistica femminile a San Paolo?

A San Paulo lo scenario artistico è molto grande, ma ancora ci sono poche opportunità per le donne. Per esempio, se c’è un evento d’arte, difficilmente il cinquanta per cento è costituito da donne e il cinquanta per cento da uomini. La maggioranza è sempre maschile. Questo non consente alle donne di poter lavorare solo con l’arte. Il mercato artistico è già di per sé complicato; all’inizio lavoravo e nel frattempo producevo arte, adesso da qualche anno riesco ad occuparmi solo di arte. Combattere il maschilismo è difficile. Nonostante sia sempre stata una donna che si è imposta, ho vissuto situazioni spiacevoli. Purtroppo il maschilismo non è presente solo nell’arte ma anche nel lavoro, nel sesso e nel quotidiano. Adesso ne soffro di meno perché se ne parla di più e, nonostante fossimo abituate ad essere oppresse, abbiamo compreso che non è più possibile stare in silenzio. Io credo che il sessismo continuerà ad esistere e quindi dovremo sempre imporci e non lasciare che un uomo ci faccia credere di essere inferiori; conosco molti artisti che trattano veramente male le compagne… è una situazione diffusa e complicata. Sicuramente quello che ho fatto è stato allontanarmi dalle persone che si sono comportate in modo sessista con me. Sfortunatamente il cammino per il cambiamento è ancora molto lungo.

Oltre ad essere artista sei anche dj e organizzatrice di eventi, raccontami di questi vari percorsi.

La mia storia con la musica è iniziata quando lavoravo la notte nei bar; avevo appena avuto una delusione con i graffiti e ho iniziato a dedicarmi interamente alla scena notturna, scoprendo il mondo dei disc jockey. Fin da bambina ero appassionata alla musica, papà mi faceva sentire delle cose molto belle… ho iniziato a lavorare come dj intorno al 2010-11, suonando nei locali, anche se ancora non mi occupavo di mixaggio. L’evoluzione è arrivata, ma ancora non si è del tutto conclusa perché voglio focalizzarmi nella produzione musicale: sento che è il prossimo passo da dover fare. In generale faccio milioni di cose, anche se riesco a lavorare solo con la mia arte produco eventi, organizzo live painting e altre manifestazioni artistiche. Mi piace lavorare e ne ho bisogno visto che vengo da una famiglia umile e devo contare solo su me stessa.

Mari Mats in veste di dj

Tra le iniziative artistiche a cui ho dato vita c’è lo sticker up, un evento dove gli adesivi sono i protagonisti. Era un momento in cui non stavo facendo niente e allora mi sono detta: «facciamo qualcosa!». Ho chiamato alcune amiche e insieme abbiamo creato questa iniziativa. A San Paolo gli adesivi sono molto diffusi, vengono scambiati tra le persone e incollati in giro. Credo che noi abbiamo dato solo più forza a un movimento che ne aveva bisogno. Durante gli eventi di sticker up suoniamo sempre della musica e inseriamo delle donne nel palinsestoe di volta in volta un artista, uomo o donna, realizza un disegno specifico per l’adesivo che rappresenterà il festival.

Gli stickers di Mari Mats

Dove preferisci dipingere?

Di solito dipingo nelle periferie anche perché spesso sono le persone che vengono da me e mi chiedono di farlo. Una volta sono andata a dipingere nella favela do diadema, dove c’erano parecchie persone armate e, nonostante tutto sia andato bene, sono morta di paura! L’anno scorso invece ho viaggiato per venti città intorno a San Paolo e ho fatto un graffito in ogni posto dove sono stata. È stato molto importante perché è come se avessi piantato un seme in ogni luogo. Mi piace anche dipingere in posti abbandonati, non mi interessa fare murales per essere vista ma per il piacere di dipingere, anche se tra i miei obiettivi c’è sempre quello di realizzare pareti enormi.

Favela da Brasilandia, San Paolo. 2020

Articolo di Livia Fabiani

dzb-yU3KLivia Fabiani vive a Roma, dove intraprende gli studi di Architettura alla facoltà di Roma Tre. La sua passione per l’arte, il territorio e la fotografia trovano sintesi ideale nella Street Art. Nel 2013 sviluppa il progetto “Urbis Ars” (Arte della Città) da cui diffonde le proprie fotografie, espressione di un’arte che, per la sua peculiarità, è destinata a vita breve.

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