MAG MAGRELA. donne malinconiche ed enigmatiche sui muri

Carolyna Barbara Maciel, in arte Mag Magrela, nasce e vive a São Paulo, in Brasile, dal 1985. Tra le più importanti artiste urbane della città paulistana, si distingue, inoltre, per le abilità musicali e per quelle di scultura.
I suoi grandi murales rappresentano figure femminili dalla pelle arancione, con occhi espressivi, testa ricurva e corpi chiusi in sé stessi.
Ogni donna trasmette differenti emozioni e racchiude in sé una storia peculiare.

Raccontami del tuo approccio all’arte di strada.
Ho iniziato a dipingere rappresentando uomini perché non ero ancora connessa con la mia femminilità e all’inizio non volevo che si sapesse che fossi una ragazza, io stessa avevo dei preconcetti e molti sentimenti contrastanti. Per me l’arte è servita a combattere alcune questioni personali, è una lotta sempre, il tempo intero. Bisogna lottare continuamente per non replicare lo stesso pattern di sottomissione. Bisogna essere vicine l’una all’altra, darsi forza a vicenda e cambiare ciò che il sistema ci ha messo in testa: ossia che noi donne non possiamo stimarci, che non possiamo pensare che un’altra ragazza sia bella, intelligente o capace. Fanno in modo che la nostra rete sia debole, invece bisogna connettersi e parlare tra di noi. Credo che questo si stia sviluppando in Brasile, anche se da poco tempo. Ho cominciato a fare graffiti alla fine del 2007. Dipingevo con molti uomini, a volte c’erano un po’ di donne ma mi connettevo sempre di più con i maschi, probabilmente perché le ragazze smettevano di dipingere per vari motivi, per lo più perdevano interesse dopo essersi fidanzate, il che è molto strano visto che gli uomini continuavano a dipingere nonostante la loro vita privata.

 Murales in São Paulo. Foto di Livia Fabiani

Nel 2019 hai partecipato come curatrice ed artista all’evento Adidas Skateboarding, quale è stato il criterio di scelta di coloro che hanno partecipato alla mostra?
Aver fatto la curatela per un evento dell’Adidas è stato molto interessante, ho potuto contribuire per dare visibilità a quelle donne che, non solo sono valide artiste, ma soffrono di più le discriminazioni. Qui in Brasile oltre al machismo, c’è un problema di razzismo ed omofobia. Per questo tra le persone che ho invitato c’erano l’artista lesbica Simone Siss e la pittrice nera Kika Carvalho. Ottime artiste, donne e colleghe.
Fortunatamente, da quando ho iniziato a dipingere ad oggi, ci sono stati dei grandi passi avanti; il numero di donne che dipingono è molto più alto rispetto a tredici anni fa. Nonostante ciò i mass media continuano ancora a dare più visibilità agli uomini.

Installazione di Mag Magrela per l’evento Adidas Skateboarding, São Paulo 2019. Foto di Livia Fabiani

Qual è stata l’esperienza artistica che hai maturato fino ad oggi?
Prima che iniziassi a chiedermi chi fossi e da dove venissi, il mio lavoro non aveva ancora fatto un salto di qualità. I primi tempi gettavo sulla tela i sentimenti che avevo dentro come il dolore, l’amore, la gioia, la tristezza; poi mi sono indirizzata verso una ricerca sui miei avi. Mio padre proviene dal nord del Brasile e mia madre è portoghese.

Dipinto con Azulejos.
Foto di Livia Fabiani

Avevo molti ricordi della casa dei miei nonni materni, e ho composto alcune tele utilizzando proprio degli azulejos lusitani.
Pian piano abbandonai l’aspetto familiare per approfondire la storia del mio Paese, iniziai a leggere i libri e a studiare a 24 anni, tardi, perché la scuola non mi piaceva e non ero per niente brava.
Un giorno, quando già rappresentavo soggetti femminili, un’amica mi disse che il mio lavoro era femminista, e pensare che non sapevo nemmeno cosa fosse il femminismo! Allora mi ha dato un libro da leggere e ho scoperto che lo ero da sempre, senza saperlo.

I soggetti femminili che rappresenti hanno un’aura di mistero e sembrano celare un significato profondo. Qual è il loro significato?
Attraverso le donne che raffiguro, trasmetto quello che conosco, a volte scrivo delle poesie che accompagno ai murales, altre volte racconto delle storie. Per esempio questo dipinto che vedi in casa, racconta l’usanza brasiliana di mettere i piedi dentro una bacinella di coccio per recuperare le energie quando si è molto stanchi o abbastanza malati. Si chiama escalda pés (scalda piedi).
Ho sempre dato molta importanza al significato delle mie opere proprio per il fatto che le realizzo in strada; ricordo che una volta una persona mi chiese cosa significasse e io le risposi: «quello che vuoi», e poi pensai che invece non doveva essere così, per me hanno un significato e voglio che sia riconosciuto dalla gente.
Quello che dipingo lo faccio per me, quando qualcuno mi disse che il mio lavoro era orribile, io gli risposi «tutto a posto, non l’ho fatto per te». Questo episodio mi ha rafforzata, ho pensato che disegno in primis per me stessa, per stare bene io, è forse un po’ egoista? Credo sia molto difficile poter piacere a tutti/e e ho capito che il mio lavoro ha assunto forza quando ho iniziato a capire cosa stessi facendo.

Nello studio di Mag Magrela. Sullo sfondo bozza del murales di donna con l’escalda pés. Foto di Livia Fabiani

Quanto la tua vita privata è presente nei tuoi disegni?
Metto tanto di me stessa nei dipinti che realizzo. C’è stato un periodo in cui ho avuto una relazione con un uomo molto maschilista. Cercavo di parlargli e fargli capire che stavo male ma lui non comprendeva. Si trovava bene in quella situazione, a mio discapito. Allora ho dipinto quello che avevo dentro. Ho disegnato delle donne con intorno del filo spinato e poi, sentendo il bisogno di una pulizia interiore, le ho rappresentate mentre perdevano del sangue.
Altre volte ho rappresentato delle sirene ispirandomi al culto della dea Yemanja, la divinità del mare che rappresenta la fertilità e l’energia creativa. Il culto, chiamato Candomblé, è molto diffuso nel nord del Brasile, nella Bahia, lo Stato con più africani. Lì c’è molta energia e connessione tra le due culture. Mio padre proviene da questa regione, è lui che mi ha trasmesso la passione per l’arte e per la musica.
C’è molto pregiudizio su questo culto afrobrasiliano, visto che proviene dall’etnia africana degli Yoruba, all’epoca giunti in Brasile come schiavi.
È spesso chiamato in maniera dispregiativa come Macumba, quando in realtà non è altro che un sinonimo, senza l’accezione negativa che i bianchi gli hanno attribuito.

Murales realizzato per la jam di graffiti 1° Lapa Frente, São Paulo 2019. Foto di Livia Fabiani

Come è la relazione che hai con la strada?
Apprendo molto dipingendo in strada. Preferisco farlo di giorno, chiedendo il permesso alle persone del posto con le quali si instaura una relazione di scambio reciproco; mi fido e sono sempre stata ben accolta. Non ho mai paura quando vado a dipingere, nonostante sia soggetta a più pericoli rispetto agli uomini.
Quello che ho provato e che credo che in generale le donne sentano, è che quando inizi ad essere sessualmente attraente per la società, cominci ad affrontare la questione di disparità che c’è tra i due generi. Purtroppo ho compreso che molte persone che avevano interesse a relazionarsi con me lo facevano più per un fattore sessuale che artistico. Siamo abituate a questo quanto nell’arte tanto nella vita.

Murales realizzato per il Festival Tarsila Inspira, São Paulo 2020. Foto di Amanda Aguiar

Instragram Mag Magrela https://www.instagram.com/magmagrela/
Facebook Mag Magrela https://www.facebook.com/profile.php?id=100004314435005

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Articolo di Livia Fabiani

dzb-yU3KLivia Fabiani nasce a Roma nel 1994. Appassionata da sempre all’arte urbana, ha curato numerose manifestazioni artistiche tra cui la realizzazione del murales di Flavio Solo, al liceo Classico Socrate, la mostra personale dello scultore urbano Andrea Gandini e differenti live painting.
Ha viaggiato in Amazzonia e Brasile, trasferendosi tre mesi nella città di São Paulo per intervistare le protagoniste femminili della Street Art.

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