Le regioni del cuore. Storia di Alison Hargreaves

Una donna che si sente attratta dalla roccia e dalle montagne, soprattutto se madre, avrà una vita più difficile di quella di un uomo. Alison Hargreaves (17 febbraio 1962–13 agosto 1995) è una ragazza inglese che sulla roccia trova la sua quiete, sulle montagne si sente sicura. Fin da bambina arrampicare le riesce facile come camminare e passa tutta la sua adolescenza a migliorare le sue performance. Il libro Le regioni del cuore, scritto da due alpinisti e scrittori, David Rose ed Ed Douglas, ci racconta la sua storia attraverso i suoi preziosissimi diari, le testimonianze della sorella Susan e dei genitori e i ricordi di molti alpinisti che ebbero la fortuna di arrampicare e scalare le più alte vette del mondo con lei. Francesca Colesanti, che cura la prefazione di questo bel libro della serie “I licheni di Vivalda”, ebbe la fortuna di incontrarla quando, slegata, da adolescente, affrontò in solitaria una delle vie più difficili delle Dolomiti: la via Comici alla Cima Grande di Lavaredo. Alison Hargreaves nel 1993 aveva scalato le sei più celebri pareti nord delle Alpi in solitaria e al settimo mese di gravidanza aveva portato a compimento la Nord dell’Eiger, una delle montagne più difficili su cui arrampicare. Aveva sposato Jim Ballard, con cui aveva una relazione tormentata, ma che credeva nelle sue doti alpinistiche e che ne diventò a poco a poco il manager. Secondo Reinhold Messner Alison era la più forte delle alpiniste al mondo. Morì dopo avere scalato il K2, mentre stava scendendo e incontrò una tempesta a cui era impossibile sopravvivere. Della sua storia di arrampicatrice e alpinista mi hanno colpito il desiderio di essere riconosciuta per le sue capacità, ingiustamente sottovalutate a lungo, il suo desiderio di essere madre di due bambini e nello stesso tempo alpinista e la fatica che fece per farlo accettare. Un uomo con figli che arrampica e scala vette difficili non è mai criticato, una donna sì. Dopo la conquista dell’Everest Alison avrebbe potuto fermarsi. Finalmente era stata riconosciuta per quello che valeva. Ma chi conosce la montagna sa che le vette ti chiamano, che l’inquietudine di raggiungerle è più forte di ogni cosa. E il K2, meno alto dell’Everest, ma più cattivo, l’aveva chiamata. Riuscire in quell’impresa avrebbe anche voluto dire, per Alison, contribuire a mantenere i suoi bambini, cosa che Jim Ballard, il marito, non riusciva più a fare dopo avere inanellato una serie di fallimenti che avevano portato persino all’esproprio della loro casa.

Il libro ripercorre la vita di Alison, ragazza con qualche problema di autostima, per cui la montagna era la vita. La seguiamo nelle sue imprese da bambina, che arrampica accarezzando la roccia e trovando naturalmente gli appigli, e da adolescente in Gran Bretagna, sulle vie più impervie del Derbyshire, nel negozio di articoli sportivi di Jim Ballard, uomo sposato e molto più grande di lei, di cui diviene amante prima dei 18 anni e con cui avrà un figlio e una figlia. La seguiamo in tutte le sue imprese, veramente uniche ed eccezionali, quasi mai riconosciute, se non verso la fase finale della breve esistenza. Una donna coraggiosa che raggiunse come Messner l’Everest senza bombole d’ossigeno, nel più puro spirito alpinistico, forte come un uomo, mai aiutata a portare zaino e tenda pesantissimi e capace di costruirsi i campi base da sola, lei che era alta un metro e sessanta. Tom Ballard, il figlio della montagna, quello che aveva scalato l’Eiger nella pancia della mamma, ne avrebbe ereditato la passione e lo stile spartano di arrampicare. L’avrebbe seguita nei campi base dell’Everest, nei campeggi delle Dolomiti e delle Alpi, aspettandola insieme alla sorella, di ritorno dalle sue scalate, spesso in tenda o in alloggi di fortuna e l’avrebbe emulata seguendo il suo stile essenziale di arrampicare, senza pubblicità, fino alla morte sullo sperone Mummery, nell’invernale del Nanga Parbat, in Pakistan, insieme all’italiano Nardi.

Il libro segue con cura tutte le tappe della vita di Alison, riportando alcune delle sue riflessioni. Fu sulle Alpi Austriache che si innamorò delle montagne. Raccontò a un amico al campo base del K2: tornando a casa in treno con la famiglia da quella prima escursione in un rifugio «tirai su le tende della cuccetta e sbirciai fuori… Davanti a me avevo quelle fantastiche, sconfinate pareti di calcare, e non potei far altro che scoppiare a piangere. Sentivo che quella era casa mia e volevo rimanere là». Se, come afferma un personaggio del libro L’ultima Camel blu, del grande scrittore e alpinista Enrico Camanni, «il mare è un pezzo di cielo sulla Terra» «la montagna è un pezzo di Terra in cielo», il mal di montagna sta proprio nel desiderio di salire sempre più in alto. Hargreaves cercò per tutta la vita di migliorarsi, di affrontare vie di arrampicata e di scalata sempre più impervie. In ansia per i problemi familiari e per i suoi bambini, divisa tra la grande ossessione e i doveri di moglie e di madre, fu una delle alpiniste meno comprese nel suo ambiente e sui media. Molti magnificano il ruolo del marito, disposto a occuparsi della casa e dei figli quando Alison era impegnata nelle sue imprese, un po’ come capita a tutte le mogli degli alpinisti senza che qualcuno se ne stupisca. Da questo libro e dai diari di lei emerge invece un uomo fortemente manipolatore nella prima giovinezza di Alison, poco portato alle relazioni e agli affari e piuttosto violento durante la loro vita matrimoniale.

Le regioni del cuore è scritto da due uomini e si sente. La ricchezza dei diari di questa sfortunata fuoriclasse avrebbe potuto essere meglio indagata e valorizzata da una donna, che forse si sarebbe soffermata di meno sui dettagli delle sue imprese e più sulle sue emozioni e considerazioni di donna in un mondo maschile per eccellenza come quello alpinistico. Ma può darsi che questo mio giudizio sia ingeneroso, anche perché il libro è pubblicato in una collana alpinistica per definizione. Per rendere un po’ di giustizia a questa donna fragile e forte, osteggiata e criticata dai media per la sua scelta di non rinunciare a essere madre e alpinista di razza, divenuta icona dell’alpinismo femminile, mi piace chiudere con le parole di un poeta, alpinista, educatore inglese a cui si ispira il titolo del libro sulla vita di Alison e che fa da esergo a questo libro intenso e commovente:

«C’è una regione nei desideri del cuore/dove la volontà può muoversi libera/terra di ombre e di guglie tormentate/di fiamme scintillanti di ghiaccio/di nuvole e di cori di stelle, terra magica delle altezze;/dove urlano forte i venti e le acque/abitati dalle fantasie e dalle paure dei sogni».

Geoffrey Winthrop Young

David Rose, Ed Douglas,
Le regioni del cuore. Storia di Alison Hargreaves
Vivalda, 2004

***

Articolo di Sara Marsico

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Abilitata all’esercizio della professione forense dal 1990, è docente di discipline giuridiche ed economiche. Si è perfezionata per l’insegnamento delle relazioni e del diritto internazionale in modalità CLIL. È stata Presidente del Comitato Pertini per la difesa della Costituzione e dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano. I suoi interessi sono la Costituzione , la storia delle mafie, il linguaggio sessuato, i diritti delle donne. È appassionata di corsa e montagna. 

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