Si può parlare di famiglie omogenitoriali oggi?

Questa ricerca recentissima, svolta tra il 2019 e il 2020, ha l’obiettivo di capire quanto oggi si possa parlare di famiglie omogenitoriali e quanto queste vengano discriminate all’interno della società, ancora più nello specifico all’interno delle scuole. Alla luce di ciò ho voluto analizzare come le istituzioni scolastiche si relazionino alle famiglie omogenitoriali e di come tale dinamica vada effettivamente a condizionare o meno l’educazione, la formazione e l’istruzione dei bambini e delle bambine. L’interesse verso questa tematica prende vita dalla volontà di capire quanto e come queste famiglie vengano effettivamente considerate, essendo parte integrante e sostanziale della nostra società.

Il presupposto con cui ho iniziato questo studio è quello di vivere in un paese tendenzialmente omofobo e discriminatorio, in parte questo pensiero è veritiero e concreto, ma vi sono delle eccezioni, delle fantastiche eccezioni che ci permettono di vedere una luce in fondo al tunnel. Di fatto i risultati ottenuti da questo studio ribaltano completamente quelle che erano le mie ipotesi iniziali, in quanto ci permettono di dare uno sguardo totalmente diverso a quello che è il rapporto delle scuole con le famiglie omogenitoriali; permettendo di evidenziare quanto la rete sociale sia, tendenzialmente, più all’avanguardia rispetto alla legge, di quanto sempre più spesso non sono i cittadini e le cittadine a discriminare ma è la legge che non riesce a stare al passo con la società.

Riprendendo la parte introduttiva della tesi si evince quanto sia la stessa Costituzione della Repubblica italiana a discriminare queste famiglie, di fatto l’Art 29 della Costituzione recita: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». Da questo articolo è ben evidente come in Italia quando si parla di famiglia vi si accosti sempre il matrimonio, matrimonio non fruibile in egual modo dalle coppie eterosessuali e da quelle omosessuali, quindi ne va di conseguenza che le coppie omosessuali non siano riconosciute come famiglia. Dopo questo primo appunto sorge spontanea una semplice domanda: «L’assenza del matrimonio tra queste tipologie di coppie consente di riconoscere queste come famiglie?» La stesura di questa tesi prova proprio a rispondere a questo interrogativo: quando si può definire un nucleo di persone famiglia e quando no; quali sono i presupposti e le caratteristiche chiave che definiscono la famiglia. Nel 2016 è stato fatto un importante passo avanti verso il riconoscimento delle coppie omosessuali con la Legge Cirinnà sulle Unioni Civili. Questa riconosce legalmente le coppie omosessuali, anche se concedendo loro solo una parte dei diritti che spettano alle coppie eterosessuali e non citando minimamente la possibilità di avere figli/e, nonostante sia scientificamente provato il buono sviluppo e l’assenza di compromissioni nei bambini e nelle bambine di queste coppie. Con questi presupposti, come si può evincere dall’indice della tesi stessa, sono andata a studiare il valore che la famiglia ha in Italia, quella che è la storia della famiglia e di come questa si è modificata nel corso del tempo: partendo dal concetto di famiglia patriarcale passando alla famiglia nucleare, fino ad arrivare a parlare della famiglia al plurale. Da questo studio emerge come la prima evoluzione, quindi il passaggio da famiglia patriarcale a famiglia nucleare, è attecchita nella società più o meno velocemente, in quanto si trattava di un cambiamento di tipo relazionale interno, che continuava ad avere come protagonisti un padre, una madre e i rispettivi figli e figlie; oggi, invece, trattando di famiglie al plurale, ci riferiamo a una moltitudine di tipologie di famiglie strutturate diversamente l’una dall’altra. Le famiglie omogenitoriali, o famiglie arcobaleno in particolare, fanno parte di quest’ultima tipologia ancora non riconosciuta legalmente. La non accettazione di queste nuove realtà familiari dipende dalla concezione tradizionalista che ancora oggi echeggia nell’aria quando si parla di famiglia. Tutto ciò che non è famiglia eterosessuale viene visto come “diverso” e questa diversità da sempre fa paura alla società, alla massa, alle persone, in quanto ciò che si allontana dalla tradizione è spesso etichettato come sbagliato poiché tende a scardinare le certezze e le sicurezze comuni.

A questo punto la domanda è quanto effettivamente le istituzioni scolastiche facciano per scardinare tale opinione stereotipata sull’omosessualità e su queste tipologie di famiglie. Per poter capire quanto incida l’intervento della scuola su certe dinamiche deve essere ben chiaro che il rapporto tra famiglia e scuola è relativamente recente, risalendo soltanto agli anni ’70, da ciò si evince come si tratti di un rapporto tendenzialmente fragile e incostante. La rottura che è ancora oggi evidente tra la scuola e la famiglia eterosessuale rende ancora più difficile l’inclusione delle famiglie omogenitoriali che non sono riconosciute legalmente, ma nonostante tali difficoltà le testimonianze riportate nella tesi ci permettono di evincere come siano effettivamente superabili. Di fatto nell’ultimo capitolo della tesi ho avuto la fortuna, tramite delle testimonianze a coppie omosessuali, di poter confrontare la loro realtà con quella analizzata precedentemente. È stato possibile verificare le dinamiche familiari alla presenza di un figlio o figlia prendendo in considerazione prima le aspettative e le paure relative alla gravidanza, poi la realtà inclusiva che questi bambini e bambine vivono nei contesti scolastici. Ciò che abbiamo potuto constatare è che nella realtà fiorentina la situazione è ben diversa da quella che emerge dalla letteratura. Queste famiglie ci hanno riportato quanto in realtà l’accoglienza e l’inclusione dei loro figli e figlie sia e sia stata positiva, poiché sono poche le situazioni e le dinamiche in cui si presentano discriminazioni verso questi. I racconti di queste madri e questi padri ci trasmettono a pieno l’importanza e il lavoro capillare che le e gli insegnanti hanno svolto con i loro figli/e per creare un buon clima di inclusione e per sensibilizzare l’intero contesto classe verso queste “nuove” tipologie di famiglia. Sicuramente ciò che emerge è il maggior lavoro di questi padri e madri che è molto più impegnativo e preponderante rispetto agli altri genitori, in quanto la loro presenza nei contesti scolastici, il loro essere costantemente attivi e la costruzione di una relazione solida con gli insegnanti è parte fondamentale per una buona inclusione. Per questi è necessario farsi conoscere dalla scuola, dagli altri genitori e dagli insegnanti per essere riconosciuti e accettati come famiglia. Ancora una volta questo ci dimostra come ciò che viene socialmente rigettato in realtà fa semplicemente paura alla massa in quanto non comune e non conformista; a tal proposito Chiara Lalli scrive in uno dei suoi libri: «La conoscenza è il più potente mezzo per demolire i luoghi comuni e il pregiudizio che affliggono la genitorialità omosessuale». Queste storie di “vita vera” ci hanno permesso di capire quanto in realtà facciamo prevalere la nostra componente umana su quella legale/razionale e nonostante la politica, le leggi e la società non riconoscano queste coppie come famiglie, le famiglie omogenitoriali esistono, sono tra di noi quotidianamente, che lo si voglia o meno. Quando queste persone si fanno conoscere e ciascuno/a di noi decide di mettere avanti loro in quanto tali rispetto alla loro sessualità, raramente, vi sarà qualcuno/a che li allontani, che non li accetti e che li discrimini.

Alla luce di tutto ciò concludo sostenendo che nonostante tutte le varie difficoltà presenti nella nostra società, la conoscenza di queste persone in quanto individui prevale sui pregiudizi e gli stereotipi preconfezionati dalla nostra cultura tradizionalista. Di fatto l’unica arma che i genitori omosessuali hanno per “combattere” questi preconcetti è mostrare agli altri la loro normalità, mostrare a tutti gli altri genitori, quanto nella loro “diversità” le loro difficoltà, i problemi e le dinamiche familiari siano comuni e uguali. Diventa, quindi, fondamentale sottolineare il ruolo che gli istituti scolastici e i contesti educativi hanno per quanto riguarda l’inclusione e l’accettazione della “diversità” fin dalla più tenera età, poiché questo è l’unico passo da fare per giungere a una società più inclusiva e meno discriminatoria/violenta, non solo verso le famiglie omogenitoriali ma verso tutti quei gruppi di minoranze che costantemente e quotidianamente “lottano” per avere un riconoscimento sociale e un loro posto nella società.

La tesi integrale al link: https://toponomasticafemminile.com/sito/images/eventi/tesivaganti/pdf/87_Lastrucci.pdf

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Articolo di Alessia Lastrucci

foto-alessia-lastrucciLaureata in Scienze dell’Educazione e Formazione con indirizzo Disabilità e disagio giovanile nel febbraio del 2020 e iscritta alla magistrale in “Pedagogia Clinica e Dirigenza Scolastica” presso l’Ateneo di Firenze. Membro della Commissione Pari Opportunità presso il Comune di San Casciano V.P da febbraio 2020. Studiosa di tematiche femministe e sulla differenza di genere.

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