L’abito da sposa nella storia

È affascinante ripercorrere brevemente la storia dell’abito da sposa, un capo che fa sognare ad occhi aperti e resta nel guardaroba femminile per tutta la vita. Nell’antica Grecia il giorno del matrimonio le ragazze indossavano una tunica lunga fino ai piedi trattenuta in vita da nastri. In testa portavano una coroncina di mirto, la pianta sacra ad Afrodite, la dea dell’amore.

Abito da sposa nell’antica Roma in cui è visibile il nodo in vita

Nella Roma di una volta, le spose indossavano una tunica bianca, stretta in vita da una fascia di lana con un nodo particolare contro il malocchio che solo lo sposo poteva sciogliere la prima notte. Furono le giovani romane a inaugurare la tradizione del velo, che era rosso rubino, arancione o giallo, trattenuto da una coroncina di mirto e fiori d’arancio. Portavano una collana e ai piedi ricchi calzari dello stesso colore dell’abito. I capelli erano divisi in sei trecce, raccolte fin dalla sera prima in una reticella rossa.

Matrimonio medievale, Decretum Gratiani, 1314, Parigi

Durante il Medioevo il vestito da sposa da bianco divenne coloratissimo, per lo più rosso, a simboleggiare il fuoco della passione, ed era uno status symbol, realizzato con stoffe ricamate e preziose, come velluto, seta, broccato e damasco. Le spose più ricche potevano permettersi il lusso di indossare perfino una pelliccia. Da allora fino a oggi è rimasta la tendenza a vestire la sposa con l’abito più elegante possibile senza badare a spese per rendere davvero solenne il giorno più bello della vita. Il velo, fermato con fili d’oro e perline, serviva a proteggere la sposa dagli spiriti maligni e dal malaugurio. Nel Trecento, in Inghilterra, le ragazze, oltre a sfoggiare abiti molto sontuosi, portavano in mano rametti di rosmarino, che simboleggiava la potenza dell’amore e la fedeltà.

Andando decisamente controcorrente, nell’età moderna l’abito bianco fu indossato per la prima volta dalla principessa Filippa di Lancaster. Filippa si presentò con una tunica e un mantello di seta bianca orlato da pelle di scoiattolo ed ermellino.

Matrimonio di Filippa di Lancaster, XV secolo
Jacopo Chimenti, Matrimonio di Caterina de’ Medici con Enrico II di Francia (1533), Firenze, Galleria degli Uffizi

Nel corso del XVI secolo fece la sua apparizione lo strascico, una moda destinata a continuare fino ai nostri giorni. La lunghezza dello strascico indicava la ricchezza della sposa: più era lungo, ricamato e finemente decorato, più ricche erano chi lo indossava e la sua famiglia.
Un secolo e mezzo dopo Filippa di Lancaster, Maria Stuarda, diventata regina di Scozia, per le nozze con Francesco II di Francia, il 24 aprile del 1558 a Nôtre Dame, indossò un abito bianco. Fu una scelta audace poiché per la popolazione francese il bianco era il colore del lutto, e infatti si rivelò un cattivo presagio visto che Francesco morì appena due anni dopo le nozze. La principessa Filippa e la regina Maria Stuarda con la loro scelta del bianco rappresentarono due vistose eccezioni destinate a non avere seguito.

Nel Settecento il rosso fu sostituito da colori più tenui: l’abito nuziale, sempre cucito con stoffe preziose, si ispirava allo stile rococò, con ricchi jabot di trina e le sfumature evanescenti delle tinte pastello: dal color del cielo al fior di pesco, al verde pistacchio, al malva.

A sinistra, abito da sposa in satin e broccato, 1690 ca, con particolare del corpeto (al centro); a destra, abito da sposa in satin e seta cinese, 1730-50

Nell’età napoleonica, con l’affermarsi del Neoclassicismo e degli abiti stile Impero stretti sotto il seno, le delicate nuances pastello cedettero al bianco, il colore che ricordava le antiche statue greche. Di bianco ricamato in oro e argento si vestirono Joséphine de Beauharnais, prima moglie di Napoleone, e la seconda, la giovanissima Maria Luigia d’Austria, sposata per procura nel 1810.

Georges Rouget, Il matrimonio di Napoleone e Maria Luisa d’Austria, 1810

Una piccola grande rivoluzione fu quella, promossa senza volerlo, di Vittoria, sovrana d’Inghilterra, quando il 10 febbraio del 1840 per le nozze con Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha sostituì l’abito d’argento, fino ad allora usato nei matrimoni regali, con un abito immacolato impreziosito da pizzi e merletti che maggiormente facevano risaltare lo splendore del bianco: fu l’inizio di una moda che resiste ancora oggi. La foto ufficiale del matrimonio ebbe, infatti, una tale diffusione che l’abito della regina, completato da una lunga coda, fu adottato da moltissime spose.

George Hayter, Il matrimonio della Regina Vittoria, 1840, Castello di Windsor

Il bianco, simbolo di purezza, candore e verginità, dava un tocco di eleganza in più, poiché i normali colori di tutti i giorni erano di solito scuri in quanto più resistenti allo sporco. A contribuire all’affermazione del bianco fu anche il dogma dell’Immacolata Concezione proclamato l’8 dicembre 1854 da papa Pio IX. La novella sposa, a nozze avvenute, donava il proprio abito alla Vergine, dipinta o scolpita.

Un’altra toeletta leggendaria dell’Ottocento fu quella sfoggiata il 24 aprile 1854 dalla principessa Elisabetta di Baviera, universalmente nota come “Sissi”, alle sfarzose nozze con l’imperatore Francesco Giuseppe: un abito di marezzato bianco, ricamato con oro e argento, con un’amplissima gonna decorata a mazzolini di fiori di diamanti, un minuscolo corpetto e la scollatura illeggiadrita da ghirlande di rose fresche. Il velo in merletto di Bruxelles era fermato sull’imponente acconciatura a trecce e boccoli da un diadema prezioso, ornato da mirto e fiori d’arancio.

Matrimonio della principessa Elisabetta di Baviera
Margherita di Savoia

In Italia, la sposa più importante fu la futura regina Margherita, scelta come moglie per il principe ereditario Umberto: il 22 aprile 1868, per le “nozze del secolo” celebrate a Torino, indossò un vestito di faglia bianco ricamato in argento e abbellito da rose, margherite, fiori d’arancio, campanule e nodi d’amore disposti a mazzi. Sui capelli una rosa e due stelle di diamanti fermavano il lungo velo bianco ricamato con fiori d’argento.

Nel XIX secolo solo le spose finlandesi, unico caso in Europa, continuarono a indossare abiti scuri o neri. Lo stile dell’abito da sposa generalmente è molto legato alla moda del tempo. Così nell’Ottocento erano in voga abiti lunghi e vaporosi, le spettacolari crinoline, realizzate in tessuti preziosi, ravvivate da balze, volant e pieghe. Negli anni Venti le spose vestivano abiti corti davanti, con un lungo strascico, spesso abbinato alla tipica cloche, il grazioso cappellino a forma di campana.

Abiti da sposa anni Venti

In tempi più recenti, un abito nuziale che ha fatto storia insieme al giro del mondo è quello indossato da Lady Diana Spencer, futura principessa del Galles, il giorno del matrimonio con il principe Carlo il 29 luglio 1981 nella cattedrale londinese di San Paolo: realizzato in taffetà di pura seta color avorio, adornato da autentici pizzi antichi e con uno strascico di 7,62 metri, è diventato uno degli abiti più famosi di sempre.

Diana Spencer in abito da sposa, 1981

Ma è passato alla storia anche il vestito da sposa indossato da Kate Middleton per le nozze col principe William, futuro re d’Inghilterra: una creazione bianco avorio di Sarah Burton con molto pizzo e una coda lunga 2,7 metri con cui la sposa entrò nell’abbazia di Westminster il 29 aprile 2011. Assai ammirato anche il velo ricamato a mano e lo sfarzoso abito firmato da Clare Waight Keller che Meghan Markle, neo-duchessa del Sussex, ha indossato il 19 maggio 2018 per il matrimonio con il principe Harry.
Oggi il bianco in tutte le sue sfumature e declinazioni (avorio, crema, écru, ghiaccio, panna) rimane il colore delle spose per eccellenza, anche se ha perduto la sua originaria connotazione di purezza.  

Per tradizione, gli abiti nuziali in Cina sono di color rosso, auspicio di buona fortuna. Ma negli ultimi anni, seguendo la moda occidentale, molte spose preferiscono l’abito bianco. In Giappone, le spose indossano tre o più abiti distinti nel corso delle celebrazioni del matrimonio, ma molte si sposano con l’abito bianco.

A sinistra, abito da sposa cinese; a destra, abito da sposa giapponese

Il rosso piace alla maggior parte delle spose vietnamite. Le ragazze indonesiane indossano il tradizionale kebaya, una sorta di blusa, e il batik. Nelle Filippine l’abito nuziale tradizionale è il barong tagalog, indossato sia dagli uomini che dalle donne. Nell’India settentrionale, i colori tradizionali dell’abito nuziale sono il rosso, colore di buon augurio, e il verde, simbolo di fertilità. Al Sud invece regna la tradizione del sari bianco. Spesso le spose indiane e pakistane nascondono il viso con un velo, alcune coprono solo la testa.

A sinistra, abito da sposa indonesiano; a destra, abito da sposa indiano

L’abito da sposa è un perfetto specchio dei tempi. La diffusione sempre maggiore del rito civile ha arricchito notevolmente il ventaglio cromatico estendendolo a tonalità poco comuni come il blu e il grigio, mentre continua a essere tabù il nero, un colore considerato inadatto per l’occasione in tutte le culture del mondo.

In copertina: Cristoforo de Predis, Il matrimonio di Giacchino e Anna, 1476, Leggendario Sforza-Savoia, Torino, Biblioteca Reale

Ricerca iconografica di Barbara Belotti

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Articolo di Florindo Di Monaco

Florindo foto 200x200

Docente di Lettere nei licei, poeta, storico, conferenziere, incentra tutta la sua opera sulla Donna, esplorando l’universo femminile nei suoi molteplici aspetti con saggi e raccolte di poesie. Tra i suoi ultimi lavori, il libro La storia è donna e le collane audiovisive di Storia universale dell’arte al femminile e di Storia universale della musica al femminile.

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