São Paulo. UNA NOTTE AL DOMINATRIX

All’entrata c’è un cartello di divieto che recita:

“Proibito fumare, l’entrata ai minori di 18 anni, qualunque tipo di pregiudizio, qualsiasi mancanza di rispetto e ogni tipo di atteggiamento che non sia consensuale”

I presupposti del Dominatrix già non possono essere dei migliori e, dopo aver varcato quella soglia, è come cadere nella tana del Bianconiglio, d’ora in poi nulla è come nella realtà quotidiana. All’interno dominano i colori rosso, nero e blu, le luci soffuse illuminano languidamente un palo per danzare e i tavoli dove sedersi per bere qualcosa. Fino a qui sembra un semplice bar, dal gusto un po’ kitsch, con grandi lampadari retrò con pendenti in vetro e fotografie di Bettie Page e altre pin up. Alcuni particolari, come un pene di peluche, rivelano che il luogo è cultore del sesso. Salendo al piano superiore la situazione si fa più chiara ed evidente. Frustini in pelle, palette lisce, bucherellate, di ogni tipologia e misura, sono esposte sotto una teca di vetro e ancora, vari collari. Tutto è accuratamente dettagliato, le zone dedicate alle “punizioni” sono poste su due palchi dalle dimensioni modeste, rialzati così come lo sono i centri religiosi. Ogni persona è vestita in modo differente, dall’abbigliamento più gothic, a quello casual, addirittura c’è un signore in giacca e cravatta. Anche l’età è differente, si va dai 25 ai 40 anni.
Si fa tardi e le pratiche cominciano ad essere eseguite. Le celle vengono occupate, colui che è sottomesso afferra i ganci al muro e si fa frustare. C’è chi guarda, chi inizia a fare conoscenza, chi comincia a venerare piedi e gambe. Tutto è completamente spontaneo. Non si tratta di performance, sono semplicemente accordi tra le persone, che siano sconosciute, fidanzate o che abbiano un rapporto di slave – dominator.


Una pratica attrae la mia attenzione: c’è una ragazza in perizoma con le braccia poggiate al muro e un uomo, vestito, di fronte a lei, con in mano una frusta. Il sedere di lei è abbondante e tondo e viene colpito con un ritmo incessante, a volte più veloce altre più lento. Lei reagisce alle percosse con dei gemiti. Sembra una danza, il sedere risponde a ogni colpo, vibrando e diventando sempre più rosso.

Più tardi decido di andare prendere una caipirinha, un ragazzo mi guarda, sorride e fa “che belle scarpe”: ha una buona energia e comincio a parlarci. Quasi subito mi domanda se possa massaggiarmi i piedi. Io rimango un po’ di stucco, dovevo aspettarmelo visto il complimento sulle scarpe. “Non so, non l’ho mai fatto fare”, rispondo io, “solo un massaggio, niente di più”, aggiunge. Ho sempre amato ricevere massaggi e l’idea, dopo il primo blocco iniziale, ha iniziato a stuzzicarmi. Del resto, cosa c’è di male? Io ricevo benessere, lui riceve piacere e tutto ciò senza avere un contatto sessuale. Mi siedo su una poltrona, lui mi racconta della sua passione per i piedi e come un posto del genere possa farlo sentire a proprio agio nell’esprimere i suoi desideri. Si dice sia più facile e che dia benefici confidare i propri segreti ad uno sconosciuto… Ecco in poco tempo abbiamo iniziato a parlare delle nostre vite e dei nostri limiti. Il massaggio era fantastico e non mi sentivo in imbarazzo di fronte a nessuno.


Quella sera indossavo una gonna nera corta, calze a rete fino al ginocchio e una lingerie di pizzo. Nonostante il mio abbigliamento “provocante” non mi sono mai sentita a disagio. Nessuno si è comportato in maniera irrispettosa. Mi spiego meglio, se vai in discoteca e sei una ragazza che si veste in maniera carina, con parecchi centimetri di pelle scoperti, avrai intorno a te milioni di uomini che non solo ti fissano come se non avessero mai visto delle gambe in vita loro, ma ti trattano come se fossi carne fresca, pronta a soddisfare i loro bisogni. Ed ecco che mani e gambe ti sfiorano, intenti a voler ballare (e non solo!) con te, occhi bramosi ti osservano e alcuni amici fanno battute. Ecco, lì nessuno mi ha spogliato con gli occhi, nessuno ha cercato di toccarmi, nessuno ha fatto cose contro il mio consenso.
È questo uno dei problemi che caratterizza la nostra società tuttora patriarcale: sottovalutare il consenso.
Fortunatamente è un argomento che negli ultimi tempi sta iniziando ad essere affrontato sempre di più. Ho diverse esperienze da raccontare su situazioni che mi hanno messa a disagio e circostanze avvenute contro il mio consenso. Quando una ragazza si veste e si trucca in maniera sensuale vuole sicuramente attirare l’attenzione ma questo non significa che qualcuno debba sentirsi in diritto di importunarla. Penso che se non è possibile comportarsi in maniera rispettosa nei confronti di qualcuno che ti fa sesso, allora è molto difficile riuscire ad avere relazioni ugualitarie con il proprio partner. Dominatrix mi ha fatto capire che un mondo, un ambiente, in cui le persone manifestino le proprie “parafilie” senza essere giudicate o molestate è possibile e trovo assurdo che lo abbia compreso in una situazione così differente dalla quotidianità.

In copertina fotografia di Kat Toronto – Miss meat face
https://www.missmeatface.com/

***

Articolo di Livia Fabiani

dzb-yU3KLivia Fabiani nasce a Roma nel 1994. Appassionata da sempre all’arte urbana, ha curato numerose manifestazioni artistiche tra cui la realizzazione del murales di Flavio Solo, al liceo Classico Socrate, la mostra personale dello scultore urbano Andrea Gandini e differenti live painting.
Ha viaggiato in Amazzonia e Brasile,  trasferendosi tre mesi nella città di São Paulo per intervistare le protagoniste femminili della Street Art. 

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