La rosa nell’arte. Pittrici dell’Ottocento

Negli ultimi due secoli molte artiste si sono cimentate nella pittura di fiori, scegliendo le rose come simbolo di bellezza assoluta. Una vera e propria esplosione della rosa, un’autentica “rosamania” collettiva, in un linguaggio artistico caratterizzato da un estetismo estremo, ha contaminato tutti i generi, arrivando anche alle arti applicate.

Mi piace iniziare con questa poesia di Emily Dickinson (Amherst, Massachusetts, 1830-1886): «Un sepalo, un petalo e una spina/in un comune mattino d’estate,/una boccetta di rugiada, un’ape o due,/una brezza,/una capriola  in mezzo agli alberi,/ed io sono una rosa.»

Louise, Queen of Denmark, Un bouquet di rose

Louise, Queen of Denmark (Kassel, 1817- Gentofte, 1898), moglie di Cristiano IX, re di Danimarca, madre della regina Alexandra, dipingeva e alcuni dei suoi dipinti furono esposti e dati in dono a membri di altre dinastie reali. Sostenne fortemente la lotta per la successione del marito, descritto come dipendente dall’intelligenza, dal giudizio e dalla forza psicologica della moglie. La coppia conduceva una vita semplice e puritana, e la famiglia reale era considerata un modello moralmente corretto. Come regina, Louise visse isolata dalla gente e non cercò una relazione o riconoscimento da parte del suo popolo. Non prese parte agli affari di Stato; i suoi interessi politici si concentrarono sui matrimoni dinastici combinati di figli e figlie coi quali assicurò il nuovo status internazionale della dinastia danese, collegando la Danimarca a Gran Bretagna, Russia, Svezia e Grecia. Conosciuta come “la suocera d’Europa”, è stata benefattrice e mecenate di artisti.

Berthe Morisot, Giardino in Bougival

Tra gli impressionisti troviamo Berthe Morisot (Bourges, 1841-Parigi, 1895). Iniziata fin da piccola alla pittura, insieme alle due sorelle, dai genitori, che allestirono nel giardino di casa un atelier a loro destinato, studiava disegno con un maestro accademico, quando incontrò Édouard Manet e aderì al gruppo degli artisti indipendenti, i futuri impressionisti. Fu l’unica donna a esporre alla prima mostra impressionista, quella nello studio del fotografo Nadar con ben nove tele raffiguranti differenti soggetti; alla morte del padre fu costretta a sposarsi, scegliendo come marito il fratello di Manet, Eugène, pittore anche lui. Nella sua vita, come le altre artiste del periodo, dovette lottare contro i pregiudizi del tempo, che trovavano disdicevole che una donna si mantenesse col suo lavoro di pittrice. Ebbe all’interno del gruppo un suo stile personale: con piccole pennellate dissolveva i contorni delle figure, lavorando sulla luce. Fu portata a dipingere interni e scene domestiche, con donne eleganti della media e alta borghesia ritratte in casa o in giardino, in varie ore della giornata. Sul suo certificato di morte alla voce “professione” si poteva leggere: nessuna.

Emilie Preyer, Natura morta con fiori, frutta e coppa di champagne

Emilie Preyer (Düsseldorf, 1849-1930) seguace del padre, Johann Wilhelm Preyer, pittore di nature morte, sotto la sua guida poté completare la sua formazione privata, dal momento che le donne nelle università non erano ammesse. Appartenne alla scuola di Düsseldorf e tenne mostre a Berlino, Dresda e nella sua città natale.

Mary Austin Oliver, Rose bianche e rosa

Attraversiamo l’oceano e troviamo in America tante pittrici di nature morte, soprattutto di fiori tra i quali campeggia sempre lei, la regina, la rosa.

Dell’americana Mary Austin Oliver (1851-1948) è questo quadro con rose bianche e rosa.

Lilla Yale, Natura morta con rose in un vaso di vetro

Ancora rose in un vaso di vetro in questo dipinto di Lilla Yale (1853-1929).

Mary Augusta Hiester Reid, Rose in vaso (sinistra), Natura morta con rose (destra)

Mary Augusta Hiester Reid (Reading, Pennsylvania, 1854-Toronto, Canada, 1921), discendente da una famiglia di emigrati tedeschi, giunti in America alla metà del XVIII secolo, rimasta orfana di padre ancora bambina, e più tardi della madre, entrò nell’Accademia delle Belle Arti della Pennsylvania dove conobbe il futuro marito, l’artista canadese George Agnew Reid.

George Agnew Reid, Ritratto della moglie Mary Augusta Hiester Reid

Come accadeva alle donne della sua generazione, anche lei venne indirizzata verso uno stile di pittura considerato più femminile: nature morte e scene di genere. Più volte in Europa per aggiornarsi sui movimenti artistici allora nascenti, si stabilì col marito a Toronto, dove ebbe studio e tenne lezioni private. Diventò famosa per i suoi dipinti di fiori e fu una delle prime donne a esporre alla National Gallery del Canada, dove è considerata la maggiore pittrice di fiori del Paese. Apprezzata per il tono sofisticato e la precisione botanica dei suoi dipinti, risentì sicuramente dell’Impressionismo, soprattutto nelle opere degli anni 1880-1890.

Alice Brown Chittenden, Rose

Alice Brown Chittenden (Brockport, New York, 1859-San Francisco, 1944), sebbene abbia viaggiato molto, anche in Italia e in Francia per studiare ed esporre, la sua carriera era radicata a San Francisco. Ha realizzato oltre 256 dipinti di 350 varietà di fiori selvatici della California eseguiti in un periodo di cinquanta anni, per i quali ha ricevuto medaglie d’oro e d’argento. Molti anche i dipinti con rose, crisantemi e peonie, tanto che è stata definita la principale pittrice di fiori degli Stati Uniti d’America. Ha insegnato al Mark Hopkins Institute of Art (ora San Francisco Art Institute), fu assistente alla cattedra di disegno alla California School of Design.

Laura Coombs Hills, Rose in vaso

Laura Coombs Hills (Newburyport, Massachusetts, 1859-1952) pittrice, in particolare di fiori e ritratti in miniatura, e illustratrice di libri per l’infanzia, ha fondato l‘American Society of Miniature Painters. I suoi dipinti, influenzati dalla scuola di Barbizon, si allineano con l’Impressionismo romanticizzato dei pittori della Boston School. Preferì l’acquerello e il pastello agli oli, anche se all’epoca questi supporti erano considerati adatti solo per lavori preliminari che venivano raramente esposti. Per le sue composizioni floreali si ispirava ai fiori che coltivava nel suo giardino, tanto che un critico contemporaneo la definì la “Regina dei pittori di fiori”.

Catharina Klein, Rose

Catharina Klein (Eylau, Prussia orientale, oggi provincia russa, 1861-Berlino, 1929) per motivi di studio si trasferì a Berlino, in seguito aprì un suo atelier e insegnò a dipingere a giovani allieve. Era una donna sola che si guadagnava da vivere in un mondo maschile grazie al suo talento, un’impresa davvero notevole per l’epoca. Firmava sempre le sue opere; considerata una pittrice commerciale, venne snobbata dalla critica.  La maggior parte dei suoi lavori si può ammirare su cartoline, calendari e pubblicità: solo pochi quadri originali rimangono, perché i capannoni che contenevano le sue tele e i suoi disegni vennero distrutti durante la Seconda guerra mondiale. Per le rose nutriva una vera passione.

In copertina: Lilla Yale, Natura morta

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Articolo di Livia Capasso

foto livia

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte nei licei fino al pensionamento. Accostatasi a tematiche femministe, è tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile.

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