Intervista a Lady Pink, la writer delle prime metro di NYC

Lady Pink, pseudonimo di Sandra Fabara, è originaria dell’Ecuador ma vive e cresce a New York, città dove, nel 1979, all’età di 15 anni, dipinge i suoi primi vagoni metro. Nel 1983 prende parte ad uno dei primi film sui graffiti Wild Style.
Dall’illegale al legale, attualmente le sue tele sono conservate in numerosi musei tra cui il Moma di New York.
Grazie alla sua lunga attività da writer, Lady Pink è stata e continua ad essere un punto di riferimento per le generazioni future, dimostrando che il pericolo e l’adrenalina non sono cose solo per uomini.

Cosa ti ha spinto ad iniziare a fare graffiti?
Cominciai quando il mio primo fidanzato fu arrestato perché faceva graffiti e lo rimandarono a vivere a Portorico. Lui era un teenager di sedici-diciassette anni e non sarebbe potuto tornare, piansi per mesi e iniziai a scrivere il suo nome per tutta la scuola; allora i suoi amici mi spiegarono come fare correttamente le lettere (il lettering), visto che c’è un font specifico nei graffiti writing e bisogna praticare molto per impararlo. Successivamente entrai alla Scuola di Arte e Design di New York (High School of Art and Design), ci andavano tutti i ragazzi talentuosi, venivano da ogni parte dell’America per andare in quella scuola e lì ho conosciuto alcuni dei big bad boys e con loro andai a dipingere le mie prime metro. Era diventato divertente, eccitante. Scherzare con i tuoi amici, avere delle avventure; poi arrivarono i soldi, il potere e la celebrità e tutto questo è diventato difficile da lasciare andare.

Lady Pink, 1983

Quando è arrivata questa celebrità e come è stata? 

Nel 1980 sono stata invitata a prendere parte alla mostra Gas: Graffiti Art Success For America; era stata curata da un ragazzo più grande, il diciannovenne John “Crash” Matos, anche lui writer. Gli artisti erano i big boys dei graffiti e l’evento richiamò tantissima gente da ogni parte di New York City. Io avevo sedici anni, ero l’unica donna e non avevo ancora una carriera artistica, ero solo al liceo. Essere stata invitata a giocare con i grandi artisti, andare alle feste grandiose, viaggiare il mondo, fare i soldi, uscire con gente famosa, cambia una ragazza, assolutamente.

La libertà delle donne è cambiata molto rispetto agli anni Ottanta. Com’è stata la tua esperienza riguardo all’uscire di notte per fare graffiti?
Sgattaiolavo fuori di casa ma i miei genitori lo scoprirono presto. Ho sempre dovuto dipingere in gruppo, ero molto piccola ed esile e in generale per le ragazze era troppo pericoloso dipingere da sole.

Raccontami del tuo incontro con la fotografa Martha Cooper.

Nonostante nelle gallerie girassero molte fotografe, Martha Cooper era l’unica che ci seguiva in qualsiasi cosa noi facessimo: ha fotografato e continua a fotografare la scena dei graffiti da quarant’anni. La classica foto in metro l’ha scattata lei. Era intorno al 1982, eravamo alla yard (deposito ferroviario) numero 3, eravamo andate con un paio di ragazzi di cui non mi fidavo molto, ma loro sapevano come entrare in una yard particolare e io, non conoscendo l’accesso, dovevo per forza essere accompagnata da qualcuno che sapeva come muoversi, che sapeva dove fossero i buchi nella rete di recinzione e che era capace di uscire in maniera sicura. 
Martha iniziò a scattarmi qualche foto ma ebbi il dubbio che ci avrebbero voluto rubare la camera e dunque ci siamo scusate e ce ne siamo andate, siamo sparite senza più tornare.

Erano presenti altre ragazze nel mondo dei graffiti? 
Durante gli anni Ottanta c’ero solo io, avevo incontrato un paio di ragazze ma non fecero graffiti per molto tempo. Dagli anni Novanta iniziarono ad esserci più ragazze come l’olandese Mickey e altre americane, che erano forti e decise. Intorno al ’94 organizzammo All ladies in mural a New York, è stato meraviglioso, c’erano ragazze americane ed ha partecipato anche Mickey, che era venuta a visitarci. Ogni anno ce ne sono state sempre di più sorelle a dipingere ma i ragazzi non l’hanno mai resa facile, così come non lo era stato per me, ma avevo il vantaggio di saper manipolare i miei coetanei.

Raccontami dunque della writer olandese Mickey.
Ci siamo incontrate alla fine degli anni Novanta quando sono stata invitata a  una mostra al museo olandese di Groningen, sua città natale, e visto che ce n’erano poche di ragazze, abbiamo fatto subito amicizia e abbiamo dipinto insieme qualche treno.

In primo piano graffito di Lady Pink, sullo sfondo graffito di Mickey

Parlami di questo graffito.
Questo è un double whole car (doppio vagone della metro dipinto interamente per lunghezza e larghezza), fatto insieme al writer Demo nel 1993. Ho scattato questa foto appesa sul tetto di un palazzo, sono stata tutto il giorno ad aspettare che passasse, purtroppo non era una bella giornata e la foto è venuta un po’ scura, ma è valsa la pena scattarla.

Lady Pink e Demo, 1993

Sei più tornata nella tua città d’origine? 
Sì, ma solo quando compii sedici anni perché ottenni la green card (Carta di residenza permanente). Avevo 7 anni quando arrivai a New York ma in realtà non avevamo il permesso per vivere qui.
Quando ebbi l’occasione di tornare in Ecuador mi sono riconnessa non solo con le mie origini, ma anche con i miei fratelli e sorelle. Ci torno quasi ogni anno per far visita alla mia famiglia, mio padre sta lì e il resto della mia famiglia vive lì, proprio nell’Amazzonia.

Di cosa ti occupi adesso e quali sono i progetti per il futuro?
Attualmente, oltre a dipingere tele e a realizzare muri legali, insegno come fare i murales alle persone più giovani, mentre i graffiti e il lettering sono vandalismo e non si insegnano, si imparano da sé. Per il futuro ho tanti progetti. Con altri artisti vogliamo dipingere tre murales dedicati alla storia della magistrata Ruth Bader Ginsburg, recentemente scomparsa all’età di 87 anni. Abbiamo intenzione di realizzarli a Brooklyn, sua città natale. Purtroppo, a causa del governo americano attuale, temo che colei che ha preso il suo posto alla Corte Suprema di Giustizia non sarà sensibile agli stessi argomenti sociali. 
L’America non è più la stessa.

Annotazione necessaria: Ruth Bader Ginsburg, soprannominata Notorius RBG, è stata tra le prime donne a laurearsi in Giurisprudenza e ha speso tutta la vita per promuovere uguali diritti tra donna e uomo intraprendendo numerose battaglie sociali come quelle sull’aborto e sul matrimonio gay.  

L’intervista web a Lady Pink

***

Articolo di Livia Fabiani

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Livia Fabiani nasce a Roma nel 1994. Appassionata da sempre all’arte urbana, ha curato diverse manifestazioni artistiche tra cui la realizzazione del murales di Flavio Solo, al liceo Classico Socrate e alcuni live painting.
Ha viaggiato in Amazzonia e Brasile,  trasferendosi tre mesi nella città di São Paulo per intervistare le protagoniste femminili della Street Art. 

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