La donna cardinale

Prima di affrontare il romanzo La donna cardinale (Marsilio, 2020) è indispensabile conoscere l’autrice, Lucetta Scaraffia, storica, giornalista per testate italiane e straniere, docente di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma.
Lucetta Scaraffia
Il suo percorso umano e professionale infatti l’ha portata  all’interno del Vaticano, ad avere stretti contatti con la Curia e con tutti i personaggi che ruotano intorno al papa; oltre a collaborare come editorialista con l'”Osservatore Romano”, ha fondato e diretto dal 2012 al marzo 2019 il mensile “Donne Chiesa Mondo”. Fecero scalpore le sue dimissioni (insieme alle colleghe della redazione) in cui chiaramente evidenziava – in una lettera rivolta a Bergoglio – il maschilismo imperante nella Chiesa cattolica e le difficoltà di rapporti con la nuova direzione del quotidiano.
«Gettiamo la spugna perché ci sentiamo circondate da un clima di sfiducia e di delegittimazione progressiva, da uno sguardo in cui non avvertiamo stima e credito per continuare la nostra collaborazione», questo il passaggio accusatorio più duro. «Si conclude, o meglio si spezza, un’esperienza nuova ed eccezionale per la Chiesa» dove «per la prima volta un gruppo di donne, che si sono organizzate autonomamente e che hanno votato al loro interno le cariche e l’ingresso di nuove redattrici, ha potuto lavorare nel cuore del Vaticano e della comunicazione della Santa Sede, con intelligenza e cuore liberi, grazie al consenso e all’appoggio di due papi». Scaraffia, nelle sue varie pubblicazioni, si era già occupata di questioni relative al rapporto fra le donne e la Chiesa (Dall’ultimo banco. La Chiesa, le donne, il sinodo), di vite di sante (Tra terra e cielo. La vita di Francesca Cabrini) e di altre tematiche al femminile, come la liberazione sessuale, ma si trattava di saggi. Con La donna cardinale entra invece in pieno nella narrativa, ma la consueta precisazione che tutto è frutto di fantasia e non ha riferimenti a fatti o persone suona quasi ironica, come vedremo. La vicenda vera e propria ha un lungo antefatto, prima di arrivare a pagina 91, quando finalmente le carte si scoprono. Come protagonista ci appare  all’inizio il dottor Gregorio Cesi, non un medico qualsiasi, sia chiaro, ma l'”archiatra”, ovvero il medico personale del papa. Intanto è stato eletto da poco un nuovo pontefice: un francescano proveniente dal Guatemala che ha scelto il nome Ignazio, come il fondatore dell’ordine dei Gesuiti (ci ricorda qualcosa?). Da subito ha idee innovatrici, specie in relazione alla banca vaticana che vuole cambiare fino dalle fondamenta,  provocando scompiglio e scontentando i vertici del potere. D’altra parte tramite lo Ior era stata sostenuta «lautamente l’opposizione polacca al regime comunista», ma anche avveniva «il riciclaggio di denaro che la mafia e altre organizzazioni ricavavano dal mercato della prostituzione, della droga e — più di recente —dal traffico dei migranti.» Mentre l’ingenuo Cesi si lascia coinvolgere in una relazione amorosa con una misteriosa musicologa francese, scorrono sulle pagine descrizioni di pranzi raffinati, di abitazioni sontuose, di conversazioni compromettenti in cui, a margine, compaiono delle suore, relegate al rango di sguattere, letteralmente trasparenti, sfruttate all’inverosimile dai porporati. Faccendieri e finanzieri tremano e tramano, all’ombra di San Pietro, mentre si fa più incerto il futuro del neo eletto, di cui si teme il destino. Il medico è sempre più attratto da Chantal e, nonostante abbia dei dubbi sulla sua cultura, sulla sua professione, sulla sua provenienza (è stata sentita imprecare in perfetto italiano… Non capisce nulla di musica… Non ha libri in casa…), il sentimento giustifica tutto, e chi lo mette sull’avviso è solo invidioso perché lei è bella e giovane. Arriva però una delusione cocente di cui è bene non svelare i dettagli; intanto Cesi, con un gesto impulsivo e generoso, salva la vita al papa durante un attentato. Passa qualche mese e arriviamo alla rivelazione di pagina 91, preceduta da alcuni accenni: papa Ignazio, per dare una svolta concreta, intende assegnare compiti di primaria importanza alle donne. «”È necessario, i-n-d-i-s-p-e-n-s-a-b-i-l-e, sostituire il segretario di stato, e per questa carica voglio una donna.” “Ma Santità” alitò Gregorio, già con il respiro corto. “E voglio nominarla cardinale… È già accaduto nella storia della Chiesa, cardinali che non erano chierici…”». Ecco finalmente spiegato il titolo del romanzo che, si sarà già capito, prende un’infinità di spunti dalla situazione presente della Chiesa cattolica e fa un ritratto impietoso della Curia, di cui la stampa di questi tempi si occupa abbondantemente: scandali finanziari, falsi dossier, attività illecite e di copertura, rogatorie internazionali, fiumi di denaro disperso (“l’Espresso”, 1° novembre 2020). Per non parlare poi di pedofilia, di abusi su suore-serve (con conseguenti aborti provocati e suicidi, p. 107), fondi dall’otto per mille gestiti con disinvoltura (p. 106). La realtà si fonde con la fantasia, a questo punto è difficile distinguere il vero dall’inventato dall’autrice, che, con il suo tono piacevolmente discorsivo, formula accuse e riferisce cose feroci con apparente leggerezza. Si capisce, nel romanzo, che il papa viene spiato, le sue parole registrate, gli si fanno fare viaggi pastorali frequenti ed estenuanti ai quali il medico personale non sempre riesce a mettere un freno. Visto che non è morto per l’attentato, si minaccia la sua salute in altro modo. Ma l’idea di nominare una donna per il prestigioso ruolo procede: sono cinque le “papabili”, è il caso di dirlo, ma solo una sarà la prescelta: la coreana Teresa Yo Won. Il romanzo sta diventando un “giallo” per gli eventi che si susseguono, incalzanti e drammatici. Saranno le donne comunque a prendere in mano la situazione, compresa Irene, la sorella dell’archiatra, e a svelare le occulte trame. La nuova segretaria di stato darà subito un’impronta decisa al proprio operato: niente lauti pranzi, niente auto di lusso, niente appartamenti principeschi per lei, ma neanche per i cardinali; d’altra parte, li ammonisce, faranno voto di povertà… Lei stessa, come il papa, risiede a Santa Marta (altro dettaglio su cui riflettere); «come lui, prendeva […] i modestissimi pasti che venivano distribuiti alla mensa, che godeva, meritatamente, di pessima fama». Un altro cambiamento radicale avverrà in relazione ai compiti delle suore: «le donne che hanno preso i voti» non hanno rinunciato alla famiglia «per diventare le serve dei confratelli, le loro sguattere, le loro cuoche, le loro guardarobiere, le loro donne delle pulizie.» Naturalmente la sua non è una vendetta, ma un atto di giustizia. Conclude Teresa, rivolgendosi agli allibiti cardinali: «Vi ho parlato così perché penso che per i chierici sia ormai tempo d’imparare che Dio Padre, e con lui la Chiesa, non ha figli e serve. Ma figli e figlie». Femminista, cattolica militante, vaticanista esperta, Scaraffia ha costruito un romanzo pungente, che avvince e fa pensare, puntando il dito contro una certa parte delle gerarchie ecclesiastiche; lascia tuttavia aperta la porta alla speranza del cambiamento, se e quando non è dato sapere: si sa solo che ne saranno protagoniste, ancora una volta, le donne con la loro tenacia, la loro intelligenza, la loro onestà.

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Articolo di Laura Candiani
Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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