Malta. I diritti delle donne

Sul finire dell’anno 2020, proprio il 29 dicembre, il Senato dell’Argentina ha approvato con 38 voti favorevoli, 29 contrari e un astenuto la nuova normativa che rende di fatto legale l’aborto nello Stato sudamericano fino alla 14esima settimana di gestazione. Prima di allora era possibile solo in caso di stupro e pericolo di vita per la persona. Nonostante la strenua opposizione della Chiesa cattolica e dello stesso Papa Bergoglio, che aveva inviato una lettera al Presidente argentino per invitarlo a rivedere la sua posizione, la legge è stata approvata.

Il Presidente, Alberto Fernandez, aveva risposto in modo pacato e risoluto alle critiche del Papa, con una semplice frase: «Sono cattolico, ma devo legiferare per tutti/e. Si tratta di un grave problema di salute pubblica».

Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ogni anno si eseguono circa 25 milioni di aborti clandestini nel mondo e sono circa 7 milioni le donne ricoverate a causa di complicanze. Stimare la mortalità è molto difficile: alcuni studi riferiscono che ogni anno almeno 22mila donne e ragazze muoiono a causa di aborti clandestini, mentre altri calcolano una mortalità ancora più alta (40mila decessi l’anno).

L’aborto clandestino rientra tra le prime cinque cause di mortalità materna ed è l’unica completamente prevenibile, se lo Stato garantisce la possibilità di abortire legalmente e al sicuro in ospedale.

Le evidenze scientifiche dimostrano, dati alla mano, che nei Paesi in cui l’aborto e la contraccezione sono legali, gli aborti diminuiscono e con essi si azzerano gli aborti clandestini. Rendere l’aborto illegale non lo cancella, anzi fa in modo che avvenga nell’insicurezza e con gravi ripercussioni sulla salute di chi vi si sottopone. Rendere l’aborto illegale è come credere di aver pulito una stanza, semplicemente buttando le briciole sotto il tappeto.

Date queste premesse, è il caso di allontanarci dall’Argentina e guardare molto più vicino al nostro Paese: prendiamo la situazione di Malta.
Malta è uno dei pochi Stati al mondo, e l’unico dell’Unione Europea, in cui abortire è sempre illegale. Il Criminal Code of Malta all’articolo 243 punisce chiunque (medici/he, chirurghi/e, ostetrici/he, farmacisti/e) aiuti una donna ad abortire, con il carcere da 18 mesi a 4 anni e l’interdizione perpetua dall’esercizio della professione. Non ci sono eccezioni: l’aborto è vietato anche per salvare la vita della gestante.

Molte donne maltesi sono costrette ad aborti clandestini, a viaggiare verso l’Italia o l’Inghilterra dove l’aborto è legale, oppure si affidano a farmaci acquistati online.
Da anni diverse associazioni femministe e per i diritti delle donne stanno lottando affinché il Parlamento di Malta approvi una legge che permetta alle donne di autodeterminarsi, incontrando l’opposizione ferrea di partiti politici conservatori e medici cattolici.

Pochi mesi fa, una donna in gravidanza e vittima di violenza domestica voleva lasciare Malta per fuggire dal partner maltrattante. È stata bloccata prima di partire e le è stato requisito il passaporto, perché il suo ex l’aveva denunciata alle Autorità sostenendo che volesse recarsi all’estero per abortire. La donna ha dovuto rivolgersi a dei legali e comparire di fronte a una Corte che le ha permesso di poter viaggiare.

A questo episodio si aggiunge la storia di una donna a cui è stata diagnosticata una gravidanza extrauterina che ha dovuto attendere due giorni prima che le venisse somministrato un farmaco che avrebbe interrotto la gravidanza, impiantatasi all’interno di una tuba. Il rischio dell’inutile attesa è la rottura della tuba stessa e una grave emorragia che avrebbe messo in serio pericolo la vita della paziente.

Queste sono solo alcune delle violazioni dei diritti umani inferte alle donne maltesi ancora oggi, nel 2021.
Come denuncia l’associazione maltese Doctors for choice, gli ospedali, oltre all’aborto, non garantiscono nemmeno la contraccezione d’emergenza, neanche nel caso di una vittima di violenza sessuale. Il ritardo nell’assunzione della cosiddetta pillola del giorno dopo può portare a una gravidanza. Oltre a vietare l’aborto alle vittime di violenza, viene anche impedita la prevenzione di una gravidanza indesiderata, con farmaci contraccettivi.

Come precisa l’associazione, infatti, la pillola del giorno dopo ha il solo scopo di ritardare l’ovulazione e non è quindi considerata un farmaco abortivo. Se l’ovulazione è già avvenuta, il farmaco non ha più alcun effetto, motivo per cui va assunto nel più breve tempo possibile.

Alcune domande sorgono quindi spontanee: quando la classe politica maltese inizierà a tenere conto delle proprie cittadine e dei loro diritti? Quando le donne smetteranno di essere considerate al pari di un’incubatrice addirittura fino ad essere private del diritto di muoversi liberamente solo perché in gravidanza?

Il libro di Jennifer Worth, dal titolo Chiamate la levatrice, è il racconto autobiografico di una levatrice che prestava servizio a Londra negli anni Cinquanta (oggi le levatrici vengono chiamate ostetriche). Non manca di descrivere la pratica barbara degli aborti clandestini che avvenivano all’interno dei bordelli su prostitute giovanissime e ignare. Si riporta uno stralcio:

«Gloria scoprì che Nelly aspettava un bambino. Gloria si occupò della cosa e fece venire una donna. Udii un urlo terribile e riconobbi subito la voce di Nelly. Mi precipitai dabbasso e la trovai in una stanzetta. Strillava, stesa sul letto, mentre Gloria e altre due ragazze le tenevano le gambe aperte e quella donna le infilava dentro degli aggeggi che sembravano ferri da calza. Fu spaventoso, la donna continuava a spingere e raschiare. Poi, improvvisamente, ci fu sangue dappertutto. [Nelly] Era bianca come una morta e in preda a dolori atroci. Era accaldata, la sua pelle scottava. Continuava a perdere sangue, il materasso era zuppo. Rimasi con lei tutta la notte, ma i dolori non le dettero tregua. La mattina dopo morì tra le mie braccia».

Ancora oggi nel mondo, donne, ragazze e a volte anche bambine sono vittime di tutto questo.

L’aborto è una pratica medica come ogni altra e fa parte dell’assistenza sanitaria. Il diritto alla salute è un diritto umano, il diritto all’autodeterminazione anche. Viene da sé che poter abortire in sicurezza rientra a tutti gli effetti tra i diritti umani, come sostenuto anche da Amnesty International.

L’aborto è un diritto umano e la sua criminalizzazione è violenza sulle donne.

L’Argentina ha insegnato al mondo che un cambiamento è possibile.

Malta, ora è il tuo turno.

Dedicato alla dott.ssa Silvia Camilli, medica, prematuramente scomparsa.

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Articolo di Elisabetta Uboldi

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Laureata in Ostetricia, con un master in Ostetricia Legale e Forense, vive in provincia di Como. Ha collaborato per quattro anni con il Soccorso Violenza Sessuale e Domestica della Clinica Mangiagalli di Milano. Ora è una libera professionista, lavora in ambulatorio e presta servizio a domicilio. Ama gli animali e il suo hobby preferito è la pasticceria.

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Articolo di Annamaria Vicini

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Giornalista pubblicista con laurea in Filosofia e master in Comunicazione, ha collaborato con alcune delle maggiori testate nazionali. Dirige un sito internet e delle news di Mall Tivì, cura un blog di successo e ha fondato l’associazione CoderMerate, che promuove l’insegnamento del coding e della robotica educativa a bambini e adolescenti. Ha pubblicato il romanzo Non fare il male, e l’eBook Abbracciare il nuovo mondo. Le startup cooperative.

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