Orlando. Una biografia “eccentrica”

Ho svolto questo lavoro per approfondire il pensiero di Virginia Woolf; l’incontro con le sue opere ha significato per me tornare ad ascoltare la mia interiorità attraverso le sue parole, i suoi racconti, i suoi romanzi.

Avevo interrotto da dieci anni l’esercizio salvifico della lettura di questa autrice, perché costretta da un destino sinistro e oscuro a occuparmi delle fragilità mentali di mia figlia, ma queste esperienze oggi mi hanno messo in contatto ancor di più con la scrittrice. Ho compreso meglio i suoi flussi di coscienza, la sua originalità di pensiero e, attraverso i tanti personaggi da lei creati, ho avuto accesso a un mondo ricco di intensità emotiva che mi ha aiutato a liberare l’animo dall’angoscia vissuta. Finiti gli studi superiori, avevo un grande desiderio di frequentare l’università, ma le scarse finanze familiari hanno consentito il proseguimento degli studi solo ai miei due fratelli; settant’anni prima anche Virginia Stephen aveva patito una simile discriminazione di genere.

In questa originale biografia Woolf crea il personaggio Orlando che, da eroe virile per eccellenza, diviene individuo androgino, che contiene in sé caratteristiche sia femminili che maschili, simbolo del rifiuto di tutti gli stereotipi, a cominciare da quello universale di genere. La scrittura di Virginia, dunque, mi affascina perché dissacrante, non allineata ai valori dominanti della sua epoca: in tale sguardo irriverente e ribelle ritrovo la vera me stessa. Anche sul piano biografico ed esistenziale, l’esperimento comunitario che Virginia ha potuto realizzare attraverso il gruppo di Bloomsbury è stato fondamentale per la sua crescita intellettuale ed emotiva. Dopo la morte del padre di Virginia nel 1904 gli Stephen avevano aggregato vari intellettuali e artisti impegnati nella ricerca di inventare un mondo altro rispetto a quello dogmatico e ipocrita della società vittoriana. L’aspetto più interessante di questo gruppo, infatti, è stato l’interesse e l’apertura verso ogni disciplina che permette di esprimere in libertà la sua visione del mondo: tra i protagonisti di questo circolo si annoverano l’economista Keynes, il romanziere Forster, lo storico Lytton Strachey, la pittrice Vanessa Stephen e la stessa Virginia che rivoluzionò la letteratura moderna inserendo nei romanzi il concetto di tempo che varia a seconda di come viene percepito dalla nostra mente: nella Signora Dalloway il romanzo dura un giorno mentre in Orlando 350 anni.

Ciò che mi ha colpito in Orlando, però, più delle tecniche narrative che lo fanno appartenere a pieno titolo al romanzo novecentesco è l’autonomia di pensiero della scrittrice che traspare in tutte le sue considerazioni, riguardanti o la politica imperialista inglese o le gabbie di genere della società vittoriana. Il suo pensiero si può definire eretico (dal gr. hairetikós ‘che sceglie’) perché colui che sceglie ha la forza e il coraggio di sovvertire gli stereotipi. La scrittura di Virginia Woolf travolge per questo eccesso di pienezza e di umanità e, in ultima analisi, l’androginia è ricchezza di un libero pensiero che prende forma attraverso l’atto creativo.

Quando mia sorella Cristina mi suggerì la lettura del “fantastico” testo di Orlando, mi lasciai trasportare dal suo competente entusiasmo e dalla mia curiosità e iniziai la lettura senza esitazione. Lo lessi per ore, ero come rapita dal testo poetico e immaginifico, satirico e anticonformistico. L’analisi che viene condotta si basa sulla prima traduzione del romanzo realizzata nel 1933 dalla colta e poliglotta Alessandra Scalero che, nata undici anni dopo la Woolf, l’ha tradotto con efficacia e fedeltà allo “spirito di quei tempi”. 

Avevo scoperto Virginia Woolf alla fine degli anni Settanta, un periodo in cui il femminismo era al centro del dibattito politico, e di lei lessi due romanzi sperimentali: La Signora Dalloway e Le Onde. Diversamente, Orlando ha caratteristiche opposte ai suoi lavori “modernisti”; dedicato alla sua amica e scrittrice Vita Sackwill-West, Woolf«ha adottato una scrittura esteriore (…), l’ha scritto al modo di Vita» scrive Nadia Fusini nel saggio introduttivo ai Meridiani Mondadori nel 1998. Orlando descrive satiricamente i costumi vittoriani dell’epoca, l’ormai disgregato Impero coloniale britannico e le limitazioni imposte al sesso femminile nelle varie epoche, tramite un sapiente uso di metafore, di simboli e di una notevole quantità di immagini che attraversano un tempo che va dal periodo elisabettiano ai primi del ‘900. Il personaggio Orlando/Vita vive 350 anni e invecchia solo di venti, cambiando di sesso una volta: il genere sessuale di Orlando non è ben definito e il suo spirito guarda irriverente le gabbie nelle quali sono collocate le donne e gli uomini nelle varie epoche. L’innocenza disarmante della sua autenticità e la forza della coerenza con i suoi desideri rendono il personaggio Orlando immortale, perché la realizzazione del sé elude il passare del tempo. Il significato profondo di questo romanzo sembra essere l’invito ad allontanarsi dal conformismo culturale di ogni tempo per ritrovare il proprio io autentico, prefiggendosi di sfidare senza esitazioni pregiudizi e vincoli sociali.

La tesi si struttura in tre parti: nella prima analizzo la struttura del romanzo seguendo il climax del suo personaggio e prendendo come spunto alcune frasi del romanzo stesso o le lettere e i diari di V.W. Nel secondo capitolo traduco una parte del capitolo 8 della biografia di V.W. di Julia Briggs riguardante la fortuna del romanzo Orlando dopo la sua prima pubblicazioni l’11 ottobre 1928.

La terza è dedicata all’analisi del film Orlando della regista Sally Potter, avvalendomi della sua intervista rilasciata in occasione del festival del Cinema di Venezia del 1992.

La tesi integrale al link: https://toponomasticafemminile.com/sito/images/eventi/tesivaganti/pdf/96_Zagaglia.pdf

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Articolo di Anna Rita Zagaglia

Diplomata in ragioneria e informatica nel 1975, ha lavorato presso la S.I.A.E. e la Banca d’Italia e dal 2019 è in pensione. Si è laureata nel settembre 2020 in Mediazione linguistica presso la Società Umanitaria Prospero Mosè Loria di Milano.

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