Senso di quiete

Ci sono luoghi che ho visto e di cui non rimane alcuna traccia nella memoria.
Ci sono luoghi che abito e non suscitano emozioni.
Ci sono luoghi che non sono luoghi e abitano i miei sogni.
C’è un luogo che ricorre nei sogni delle notti di luna piena dove è possibile abbandonare inutili sovrastrutture e ritrovarsi essenziali, dove il corpo perde consistenza e prende la forma delle nuvole, quelle leggere e trasparenti che corrono portate dal vento a bassa quota e correndo si trasformano in elfi androgini.
In questo luogo non esiste il sesso che abita e determina – abbrutisce, inquina, deteriora, corrompe, rende limacciosa, ingarbuglia – la nostra esistenza materiale. Non esiste l’atto sessuale, la riproduzione avviene per scissione. Gli elfi galleggiano in assenza di gravità e spinti dal soffio vitale si abbracciano, si accarezzano, si baciano, si amano, si scindono e riproducono altri elfi traslucidi.
In questo luogo prodigioso non esistono bisogni primari da soddisfare. Si vive in un eterno presente ineffabile, privo di memoria e senza necessità di immaginare un futuro. Il futuro avviene e diventa subito presente dimentico di ciò che è stato. Non esiste il bene e il male. L’invidia, la gelosia, la competizione, l’ambizione, il potere sono sconosciuti, niente prevaricazioni, niente manipolazioni. Non è richiesto essere straordinari né perseguire profitto e produzione.
Il ricatto affettivo non ha motivo di essere. Non esiste attimo privo di serenità.
Il fine unico degli elfi è fluttuare nell’abisso del cielo blu notte producendo una danza trasparente e sfilacciata, prendersi per mano in un girotondo che si muove scomposto nella luce biancastra della grande lanterna sorretta da fili invisibili. È una baraonda silenziosa e beata, si sente appena il fruscio di movimenti lievi che scompigliano le nuvole, a volte s’intuisce una impercettibile melodia di sottofondo.
In questo luogo, nelle notti di luna piena, il mio spirito insofferente alle sollecitazioni del vivere sociale perde l’oppressione della materialità dell’essere e trova la quiete dell’inconsistenza delle cose. Per me questo luogo può esistere solo nei sogni di chi è vivente. Chi ha necessità di immaginarlo in un dopo, incapace di trovare serenità nel non essere assoluto, lo chiama paradiso. A me non piace pensarlo eterno, perderebbe tutta la sua fascinazione trasformandosi in una grande ulteriore noiosa seccatura.

***

Articolo di Antonella Gargano

Da sempre viaggiatrice solitaria nei luoghi delle emozioni e dei sentimenti che non sa dire a voce alta.  Eremita dello scrivere, ha vissuto la vita di una sconosciuta e a sessant’anni ha cominciato a vivere la sua senza neanche volerlo. Il suo simbolo: il cactus. Segni particolari: nessuno. Osserva l’essere con sguardo disincantato e ironico. Le passioni non sono il suo mestiere.

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