Donne di teatro, cinema e spettacolo a Brescia. Mina Mezzadri

Brescia è sede di un teatro stabile, il Ctb (Centro teatrale bresciano) — nato nel 1974 sulle ceneri della Compagnia della Loggetta — e la città e la provincia registrano una vivace e capillare presenza teatrale, con oltre duecento compagnie, tra stabili e amatoriali. Il Ctb ha sede nel teatro “Santa Chiara” dal 2013 re-intitolato “Mina Mezzadri Santa Chiara”, ospitato nella ex chiesa dedicata alla santa di Assisi, che fa parte di un complesso monastico risalente al XIII secolo situato ai piedi del Cidneo, ora adibito a sede universitaria. Strettamente intrecciata all’esperienza della Compagnia della Loggetta — che, per opera di un piccolo gruppo di intellettuali, costruisce praticamente dal nulla quello che in seguito diventerà il teatro stabile bresciano — è la figura di Mina Mezzadri, artista originalissima e rigorosa che lascia un’eredità di ricerca e innovazione. Nel 1992 in un’intervista al Giornale di Brescia dichiara: «La Loggetta era un piccolo angolo di vitalità, di partecipazione totale e generosa, di amore all’uomo e alla cultura».

Il Teatro Santa Chiara già Chiesa di Santa Chiara Vecchia

Mina Mezzadri nasce a Brescia il 26 dicembre 1926, inizialmente studia pianoforte ed è iscritta al corso di laurea in filosofia, ma la visione di alcuni spettacoli di Strehler a Milano le fa capire che la sua strada è il teatro. Il suo nome è indissolubilmente legato alla Compagnia della Loggetta, da lei fondata nel 1963 — insieme con un ristretto gruppo di attrici e attori, tra cui Renato Borsoni — e diretta fino al 1969. Questa compagnia teatrale raccoglie l’eredità del Piccolo teatro della città di Brescia, attivo dal 1951 al 1954, cui la giovane Mina collabora inizialmente come costumista e attrice e poi come regista.

La Loggetta continua in modo incisivo l’opera di sprovincializzazione del panorama culturale locale iniziata dal Piccolo teatro e si caratterizza per il proprio impegno nei filoni del cosiddetto teatro documento e della sperimentazione, attraverso lavori che sono proposti in tutto il Paese, sia nelle grandi città, sia in centri periferici. Mina Mezzadri è la prima regista teatrale in Italia e propone un teatro che è strumento sia di espressione artistica, sia di analisi sociale e politica. Porta a Brescia grandi autori allora quasi sconosciuti in città, quali Jean Genet con Le serve, Georg Büchner con Leonce e Lena, Samuel Beckett con Finale di partita e nel 1966 mette in scena la prima rappresentazione italiana della Rigenerazione di Italo Svevo. Inoltre destruttura e attualizza testi classici, li arricchisce di notizie sugli autori e cura la regia di opere di Eschilo, Molière, Carlo Goldoni e Anton Cechov. Memorabile resta la sua polemicissima rilettura di Sette contro Tebe di Eschilo, presentata alla Biennale di Venezia del 1969.

Una scena de I sette contro Tebe di Mina Mezzadri durante il Festival internazionale del teatro di peosa, 1969. Foto: Ferruzzi

Fra i suoi allestimenti nel filone del teatro documento figurano Eloisa ed Abelardo (1966), sulla storia d’amore tra il chierico e la sua allieva, Lettere a un sindaco (1968), una satira sul potere comunale locale, basata su documenti municipali, che riceve il Premio  Saint Vincent, Dietro il ponte c’è un cimitero (1968-69), rievocazione polemica della Prima guerra mondiale attraverso le lettere dei soldati, L’obbedienza non è più una virtù (1969) su don Milani,  Brescia 1920 sull’occupazione delle fabbriche. Mezzadri si dedica anche alla riscoperta della tradizione dialettale, mettendo in scena La curt dei Pulì e La massera da bè.

Dopo l’abbandono della Loggetta nel 1969, la regista bresciana lavora in varie città italiane. Nella stagione 1970-71 è regista allo Stabile di Genova, nel 1973 è al Litta di Milano, nel 1975, insieme con Delia Bartolucci e Franco Sangermano, fonda la cooperativa teatrale “Teatro Tre” con cui mette in scena Il pellicano di August Strindberg (1975), Luci di Bohème di Ramon Valle-Inclan (1976), Il padre di August Strindberg, Rosmersholm di Henrik Ibsen e Sogno di un tramonto d’autunno di Gabriele D’Annunzio (1981-82). Mezzadri si spende molto anche nell’insegnamento: oltre ai corsi tenuti alla Loggetta, insegna un anno e mezzo alla scuola dello Stabile di Genova, quindici anni alla civica scuola d’arte drammatica del “Piccolo teatro” di Milano nei corsi di recitazione e di regia, cui si aggiunge una breve esperienza di docente nel corso di recitazione teatrale al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, nel 1996. Dagli anni Novanta del Novecento torna a Brescia con una serie di allestimenti estivi: Sparsa le trecce morbide (1993) nel complesso di Santa Giulia, in cui secondo la tradizione sarebbe morta Ermengarda, Adelchi di Alessandro Manzoni (1994) nell’area monumentale di via Musei, in cui si trova Santa Giulia, La colonna infame (1995) alla Pinacoteca civica Tosio Martinengo e L’amore di don Perlimplin di Federico García Lorca (1998). Nel primo decennio del nuovo secolo, sempre nella città natale, Mezzadri mette in scena Tristano di Thomas Mann (2001-2002) e il suo ultimo spettacolo, la lettura scenica del suo testo L’inverno di Diderot (2007), una variazione sul Riccardo III di William Shakespeare, scritto dalla regista ormai ultraottantenne, in cui riafferma il «paradosso di Diderot» contro l’immedesimazione nel personaggio di chi recita a favore dello «straniamento» brechtiano.

Nel 2007 è insignita della medaglia d’oro della Città di Brescia e nel 2008 del Premio brescianità. Ideato nel 1977 dall’allora sindaco Bruno Boni allo scopo di «individuare, incoraggiare, onorare i bresciani di origine e di elezione che, attraverso il lavoro, le iniziative e le opere, hanno dato lustro alla città di Brescia e di essa meritatamente per prestigio si sono resi ambasciatori in Italia e nel mondo», il Premio brescianità è conferito fino al 1991 a 33 persone, di cui solo due sono donne (in termini percentuali il 6%). Le prescelte sono Maria Bettoni Cazzago (1985) «nobilissima nella concreta generosità dell’assistenza» e Camilla Cantoni Marca (1991) «“portatrice di pane” nella sublimazione dell’assistenza ai carcerati, ai malati, ai poveri».

Dopo un decennio di abbandono il premio è ripreso dal 2002 e da allora fino al 2020 è assegnato a 50 uomini e 16 donne, cioè il 24% del totale, nemmeno un quarto. Fra le premiate vi sono, oltre a Mina Mezzadri, due campionesse olimpioniche, una medica, due musiciste, due poete dialettali, una psicologa, una scultrice, una giornalista e scrittrice, una storica, una partigiana, un’italianista, un’ideatrice di nuove modalità di assistenza alle persone più fragili e un’imprenditrice. Negli anni 1977-1991 e 2002-2020 sono stati conferiti complessivamente 81 premi a uomini e 18 a donne (18%): la disparità di genere, sebbene parzialmente diminuita, è ancora notevole.  Il maschile inclusivo usato nelle indicazioni delle finalità del premio è esclusivo — nel senso che esclude le donne — ed è spia linguistica di un persistente sessismo che rende il genere femminile invisibile non solo nella grammatica, ma anche nella società.

Dopo lunga malattia, Mina Mezzadri si spegne a Brescia il 19 agosto 2008.

La sua vasta biblioteca è in seguito acquisita dalla Fondazione Castello di Padernello e il maniero quattrocentesco in provincia di Brescia, con ponte levatoio ancora funzionante e fossato, ospita nelle sue dispense cinquecentesche il Centro di documentazione teatrale Foppa 3 (in foto) — dalla via in cui abitava Mina Mezzadri che raccoglie una parte importante della storia teatrale bresciana.

Si tratta di oltre tremila volumi e un migliaio di riviste di teatro — in cartaceo e in digitale, in modo da consentirne la consultazione non solo in loco — provenienti dalla libreria personale di Mina Mezzadri, dall’archivio del Ctb (Centro teatrale bresciano), il teatro stabile di Brescia e dai fondi dell’attore e regista Paolo Meduri, dell’attore Aldo Engheben, dell’attore e scenografo Pier Emilio Gabusi e della critica teatrale Paola Carmignani. Il Centro vuole essere punto di riferimento per la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione della tradizione teatrale bresciana, in particolare della figura della drammaturga e regista Mina Mezzadri e del Ctb. La raccolta comprende testi e sceneggiature teatrali originali di Mezzadri, monografie per singoli autori, attori ed artisti o argomenti, saggi critici e volumi di storia del teatro, della letteratura e dell’arte dall’età classica fino all’età contemporanea, dattiloscritti, nastri fonici, video e fotografie di scena e, infine, appunti inediti di regia e riviste specializzate.

Mina Mezzadri è ricordata nel Famedio del cimitero Vantiniano di Brescia e dal 2013 a lei è intitolato lo Stabile cittadino.

In copertina: da Il ritratto di Mina Mezzadri di Enrico Job.

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Articolo di Claudia Speziali

mbmWJiPdNata a Brescia, si è laureata con lode in Storia contemporanea all’Università di Bologna e ha studiato Translation Studies all’Università di Canberra (Australia). Ha insegnato lingua e letteratura italiana, storia, filosofia nella scuola superiore, lingua e cultura italiana alle Università di Canberra e di Heidelberg; attualmente insegna lettere in un liceo artistico a Brescia.

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