La grazia di Nuoro

Grazia Deledda1 mi aspetta davanti alla scuola elementare del centro di Nuoro, con i capelli bianchi raccolti e quei tratti così marcati da conferirle un’apparente, spiccata severità.

Buongiorno, è un piacere incontrarla!
Buongiorno a te! Prima volta che visiti Nuoro?

Sì, della Sardegna ho visto spesso il mare, ma Nuoro mi manca…
Facciamo un giro in città, allora! Partiamo da qui: questa è stata la mia scuola elementare: l’unica che posso mostrarti, visto che non ho mai proseguito oltre negli studi.

Come mai si è fermata?
Più che fermarmi, ho proseguito per conto mio! Qui a Nuoro, e non solo, le ragazze non avevano accesso all’istruzione superiore. Dopo le elementari i miei genitori mi hanno fatto prendere lezioni private di italiano, latino e francese e poi ho fatto tutto da autodidatta!

Un percorso di studi così “irregolare” le ha mai creato difficoltà nella sua carriera letteraria?
Assolutamente sì, la nomea di “illetterata” ha gravato sulle mie spalle come un macigno! Pensa che agli esordi molti editori si rifiutavano di leggere ciò che scriveva una che non era andata a scuola, neanche mi prendevano in considerazione!”

Il colmo è che pochi anni dopo aveva conquistato gli apprezzamenti di Verga e Capuana…
Sì, ma non credere… Lo stigma mi ha marchiata a vita, anche quando ho vinto il Nobel del ‘26 c’è stato chi gridava all’ingiustizia, proprio a causa dei miei studi!

Aspetti un secondo, mi sa che ho sbagliato scarpe… Non credo di riuscire ad arrivare lì su con questi tacchi!
Peccato! Ti stavo portando alla Chiesa della Madonna della Solitudine, il mio posto preferito di tutta Nuoro. Ma non preoccuparti, è bellissima anche vista da qui.

Lo vedo nei suoi occhi quanto è innamorata di quest’isola.

Quanto c’è della Sardegna in ciò che ha scritto?
Tutto: direi che è la protagonista indiscussa dei miei romanzi. C’è la sua meravigliosa natura, i suoi paesaggi ancestrali, ma c’è anche la società fortemente patriarcale che a me è sempre stata così stretta. Ci ho sempre tenuto tanto anche a includere la lingua sarda, seppur stemperata dall’italiano letterario: mi sembrava contribuisse a dare un velo di autenticità.

E la Sardegna come ha accolto il successo raggiunto con Elias Portolu prima e Canne al vento poi?
Da una parte credo ci sia stato il classico orgoglio regionale, dall’altra, ti dirò, ho suscitato un’antipatia generale, dovuta al fatto di aver restituito un’immagine poliedrica della Sardegna, mettendone in luce il bene e il male. Io non amo né le idealizzazioni né le demonizzazioni, ma c’è chi mi accusa di averla descritta più arretrata di quanto non fosse.

Signora Deledda, un’ultima domanda… Sarei curiosa di sapere se c’è un filo conduttore tra i suoi personaggi.
Sono tutti smarriti, consapevoli della fatalità della vita umana ma incapaci di piegarsi ad essa. L’uomo è così: si dimena tra angosce e pulsioni e, nel frattempo, incassa i colpi della sorte, proprio come una canna al vento.

1GRAZIA DELEDDA: nata a Nuoro nel 1871, è stata una scrittrice italiana, vincitrice del Premio Nobel per la letteratura del 1926.
L’esordio letterario avvenne a soli 17 anni, quando inviò alla rivista romana Ultima moda il primo scritto Sangue sardo, chiedendone la pubblicazione. Il suo primo romanzo di successo fu Elias Portolu, ma fu consacrata al grande pubblico da Canne al vento, del 1913.
L’ultimo romanzo La chiesa della solitudine venne scritto nel 1936 e la sua protagonista è, come Grazia d’altronde, malata di tumore.
Di lì a poco, il 15 agosto dello stesso anno Deledda si spense.
Lasciò un’opera incompiuta, che verrà pubblicata l’anno successivo a cura di Antonio Baldini con il titolo Cosima, quasi Grazia.

***

Articolo di Emma de Pasquale

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Emma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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