Alle origini del processo di reificazione del corpo femminile

I continui casi di violenza verso il genere femminile, che si verificano nelle metropoli ma anche in piccole realtà, ci inducono a pensare che la nostra sia una società ancora radicalmente permeata da unʼantica idea che riduce la donna a un semplice corpo, quindi a una cosa: ma da dove nasce questo processo di reificazione femminile?

Lʼinferiorità di genere affonda le sue radici nellʼantichità
Nellʼantica Grecia lʼessere donna andava a coincidere con colei che rendeva possibile il perpetuarsi della specie: generando figli maschi, una madre garantiva alla comunità sopravvivenza, conoscenza e civiltà. Non a caso nel Corpus hippocraticum tutti i mali delle donne venivano ricollegati alla gravidanza ed erano messi in relazione con la sfera genitale. Per questo lo stato di salute di una donna andava a coincidere con il momento della generazione: solo lʼessere gravida era indice di completa salute. Di conseguenza la sterilità era ritenuta la più grave delle malattie per una donna ed era considerata causa di isteria. Anche Galeno sconsigliava lʼastinenza sessuale: nel suo Glossario suggeriva lʼunione tra uomini e donne per curare una particolare forma di epilessia che colpiva (guarda caso!) solo le vergini.

James Waterhouse, The Danaides (1903)

Anche il mito può aiutarci a comprendere questo modo di pensare: si tratta del caso delle Danaidi. Omicide e ostili alle nozze, vengono condannate a trasportare acqua con un secchio sfondato: sono cioè obbligate a recarsi a una fontana, a riempire dʼacqua il recipiente che hanno con sé e, al momento di travasarne il contenuto, devono constatare che è vuoto. Probabilmente nella simbologia del racconto mitico questa idroforia perpetua è una punizione corrispondente alla colpa da loro commessa. Le Danaidi infatti, uccidendo i loro mariti, sono diventate donne che non hanno raggiunto il loro fine, cioè il matrimonio e la procreazione. Per questo motivo anche lʼazione che compiono in maniera così iterata e compulsiva è unʼazione che non trova compimento: quel secchio non si riempie mai, così come il loro utero non ha mai accettato lʼidea di accogliere il seme del marito.

Considerato “il contenitore del seme maschile”, il corpo femminile fungeva da laboratorio, da cantiere: in alcune fonti viene letteralmente descritto come un “vaso” necessario per la generazione del figlio. Aristotele riteneva che il sangue mestruale, di natura più fredda rispetto allo sperma, non fosse in grado di compiere la trasformazione e quindi la generazione. Solo al padre spettava di incarnare e trasmettere il modello della specie. La natura calda del suo seme andava così a cuocere il sangue mestruale, dando avvio al processo di riproduzione di un essere nuovo: da qui lʼattribuzione di un ruolo attivo al maschile e di uno passivo al femminile.

Sempre Aristotele, nel trattato sulla Generazione degli animali, descrive lʼaspetto materico e inerte della madre nellʼatto generativo, cui invece si contrappone la natura del maschio, che è forma e spirito, essere attivo e creativo. Quindi la donna è una creatura inferiore rispetto allʼuomo: è difetto ed errore e proprio per questo si trova nella condizione di subire e di essere “riempita” dalla forma maschile.

Baccanti, un particolare della Villa dei Misteri a Pompei

Da queste teorie presenti nel pensiero di medici e filosofi del mondo antico comprendiamo che allʼinterno del contesto materno il ruolo della donna rispecchia quello che lei svolge nella società: è costantemente subordinata alla razionalità maschile, è sostrato di una forma altrui, è creatura che si distingue per la sua irrazionalità. Solo corpo, rientra nella sfera della passionalità, essendo una creatura inquietante e quindi un pericolo: ecco spiegata lʼesigenza di dominio e controllo da parte del logos maschile. Lʼuomo viene quindi a trovarsi in una condizione difficile da gestire perché da una parte avverte un sentimento di angoscia e di paura generato da una creatura che manca di discrezione e controllo, ma dallʼaltra è consapevole della sua necessità: lʼuomo sa che non può fare a meno di una donna perché solo tramite unʼunione con lei può avvenire il successo generativo che garantisce il perpetuarsi della stirpe degli uomini.

Per far sì che sia garantito il controllo su questa creatura poco incline allʼordine del logos, la donna deve vivere costantemente in una dimensione privata e supervisionata: moglie e madre, trascorre la sua esistenza allʼinterno delle mura domestiche. «È esclusa dalla gestione della cosa pubblica e sottoposta allʼautorità maschile (il padre o il marito)». La sua funzione sociale è quindi regolamentata dallʼordine del marito a cui è legata da un accordo giuridico: il matrimonio, un contratto «che è pura potenzialità di generazione. Perché la sposa infeconda sarà allontanata dalla casa».

Ontologicamente inferiore, la donna continua a essere circoscritta nella sfera della materialità e della corporeità: da Aristotele al pensiero cristiano, nella cultura cosiddetta “occidentale” si radica lʼidea di una reificazione del femminile, a partire dal ruolo passivo della madre nel processo riproduttivo.

***

Articolo di Stefania Santoni

Dott.a di Ricerca in Scienze Linguistiche, Filologiche e Letterarie presso lʼUniversità degli Studi di Padova, si occupa di mito, fiabazione e archetipi femminili. Il suo approccio ha un taglio antropologico, orientato al rapporto antico/moderno. Organizza corsi di formazione sul retaggio culturale della violenza di genere e percorsi dedicati alle donne. È co-fondatrice di Leaf, Laboratori esperienziali al femminile.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...