L’Accademia della Crusca celebra Dante e promuove le visite on line

Quando si affronta qualsiasi problema, dubbio, quesito sulla lingua italiana, è d’obbligo rivolgersi al parere supremo dell’Accademia della Crusca. A chi non vive in Toscana e non ne conosce certe peculiarità e tradizioni culturali, può apparire un ente astratto o magari un luogo dove si trovano libri polverosi, con qualche “topo di biblioteca” all’antica che spulcia pagine su pagine. Niente di più errato.

Intanto l’Accademia ha una sede prestigiosa, nella villa Reale di Castello, appena fuori Firenze, sede visitabile in tempi normali e aperta al pubblico più vario (scolaresche, universitari/e, docenti, stranieri/e, persone curiose e amanti del bello, in ogni sua forma). La villa infatti è solo una delle tante che la famiglia Medici fece edificare, nella prima metà del Cinquecento, e gode di una posizione invidiabile, in collina, circondata da un magnifico giardino all’italiana, oggi gestito dal Mibact. Dal 2013 il complesso fa parte dei beni protetti dall’Unesco.

Giusto Utens, Villa Reale di Castello

L’esterno dell’edificio è sobrio e lineare; all’interno si possono ammirare stanze affrescate, la prodigiosa biblioteca, ricchissima di volumi preziosi, antichi dizionari, manoscritti e la “sala delle pale”, così chiamata perché le pareti sono adornate da 153 pale di legno, dette frulloni, ciascuna dipinta e decorata con il motto dell’accademico, incaricato di separare la farina dalla crusca, ovvero la buona lingua dalle sue imperfezioni. Anche i 18 sedili richiamano i mestieri del panettiere e del mugnaio, si tratta infatti di ceste per il pane rovesciate, in cui altre pale fanno da semplice schienale. Da questa suggestione nasce il motto dell’Accademia: «il più bel fior ne coglie», da un verso di Petrarca. Nei secoli ne hanno fatto parte giuristi, filosofi, come Voltaire, scienziati, letterati, da Leopardi a Manzoni, da Carducci a Bacchelli, italiani e stranieri. Oggi l’istituzione è aperta anche alle donne. Un’opera straordinaria che ha prodotto è il celebre dizionario, che ha raggiunto cinque edizioni, a partire dal 1612 fino al 1923, anno in cui la pubblicazione si interrompe alla parola “ozono”. In tempi più recenti il lavoro è stato ripreso con nuove modalità.

Firenze-Piazza Santa Croce-Enrico Pazzi, Monumento a Dante Alighieri- 1865

Se proprio volessimo celebrare un anniversario, oltre a quello dantesco, potremmo ricordare che nel 2021 sono trascorsi 330 anni dal lontano 1691 in cui la terza edizione del vocabolario fu pubblicata per la prima volta a Firenze (le due precedenti a Venezia), dopo oltre 40 anni di ulteriori studi e ricerche, e venivano adottate metodologie all’avanguardia per l’epoca, grazie alla consulenza di scienziati, per cui vi entrarono, timidamente, termini tecnici di arti e mestieri, nonché i diminutivi, i superlativi, gli accrescitivi.

Oggi l’istituzione fiorentina si è dotata dei più moderni mezzi di informazione, diffusione, catalogazione; è consultabile facilmente on line e, qualora si rimanesse con qualche dubbio, con gentilezza e rapidità arrivano le risposte esaurienti e chiare, direttamente sul nostro pc. Sul sito troverete anche riflessioni sulla lingua che parliamo (e strapazziamo, troppo spesso), suggerimenti di letture, informazioni, novità bibliografiche, la rivista Italiano digitale; non poteva mancare in questo anno di celebrazioni la rubrica “La parola fresca di giornata. 365 giorni con Dante”. Vengono pure trattate in maniera approfondita ed estremamente dettagliata questioni che a noi toponomaste stanno a cuore: cito ad esempio l’articolo di Paola Villani “Il femminile come “genere del disprezzo”. Il caso di presidenta: parola d’odio e fake news”.

La pala di Lionardo Salviati, detto infarinato, con il riccio e la farina

Vista la situazione presente, è nata una bellissima iniziativa gratuita in collaborazione con Unicoop Firenze, coordinata da Delia Ragionieri e realizzata dall’associazione Amici dell’Accademia della Crusca; si tratta di visite virtuali, in italiano, inglese, francese, presentate il 21 gennaio scorso dal presidente dell’istituto, Claudio Marazzini, che si potranno attuare da febbraio a ottobre. Prenotando sul sito accademiadellacrusca.it, sarà possibile muoversi nelle sale dell’edificio con la guida dell’umanista che, nel 1583, fu fra i fondatori dell’Accademia, Lionardo Salviati, impersonato da un attore (il quale, non a caso, scelse per sé l’aggettivo “infarinato”). Il percorso condurrà alla scoperta di ogni angolo, di ogni segreto, mentre un/a linguista sarà fisicamente presente, dialogando con gli/le utenti, rispondendo a eventuali domande e suggerendo approfondimenti. Ad arricchire il tour contribuiranno filmati con attori e attrici che introdurranno nell’epoca medicea e condurranno, con opportune soste e divagazioni, fino alla realtà attuale.

«Lieta dell’aer tuo veste la Luna
di luce limpidissima i tuoi colli
per vendemmia festanti, e le convalli
popolate di case e d’oliveti
mille di fiori al ciel mandano incensi:
e tu prima, Firenze, udivi il carme
che allegrò l’ira al Ghibellin fuggiasco…
»

Ugo Foscolo, Dei Sepolcri

In copertina: Sala delle pale nella Villa Reale di Castello. Foto: George Tatge Regione Toscana.

***

Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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