La composizione del corpo docente in Italia. Parte seconda

I dati ministeriali dell’a.s. 2011/12 dicono che il totale degli e delle insegnanti italiani/e è pari a circa 766 mila unità (3,5% degli occupati/e e 23% del comparto della PA). Nel quinquennio successivo la classe docente aumenta di circa 90 mila unità, aumento spalmato su tutti gli ordini di scuola, anche se la crescita assoluta è rappresentata dagli e dalle insegnanti di scuola secondaria di II grado. Il già contenuto numero di docenti under 35 nell’a.s. 2011/12 cala nel quinquennio successivo, quinquennio che fa registrare un ulteriore invecchiamento della classe docente in generale. I dati e le tabelle sono una fedele riproduzione di quanto riportato nel volume In cattedra con la valigia. Gli insegnanti tra stabilizzazione e mobilità — Rapporto 2017 sulle migrazioni interne in Italia, edito da Donzelli Editore e curato da Michele Colucci e Stefano Gallo. 

Sfatando le leggende metropolitane che vogliono la scuola invasa da supplenti “mordi e fuggi”, la classe docente italiana è costituita principalmente da insegnanti di ruolo. Le/i docenti precari in 3 casi su 4 hanno meno di 45 anni, mentre quelli di ruolo sono giovani solo in 1 caso su 4. 

L’insegnamento in Italia è marcatamente femminile (83% del totale); le donne sono mediamente più giovani degli uomini e rappresentano la quasi totalità nella scuola dell’infanzia statale (99,3%) e di quella primaria (96,3%). 

La distinzione di genere consente di apprezzare come tra gli uomini sia più marcata che tra le donne la concentrazione nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia, in particolare per gli insegnanti di ruolo dei livelli scolastici più bassi, nei quali la presenza della componente maschile risulta in generale trascurabile. 

L’età dei e delle docenti di ruolo è più elevata rispetto ai e alle supplenti. È tra gli e le insegnanti che lavorano nelle scuole del Nord che l’età risulta più giovane sia tra quelli/e di ruolo che tra quelli/e assunte con contratto a tempo determinato. Le differenze geografiche sono confermate anche per genere.  

La disponibilità di trasferimento delle/dei docenti italiani in base alle graduatorie a esaurimento (Gae) 

Sommando gli/le iscritte delle graduatorie 2011 e 2014 (con validità triennale) si nota che quasi l’87% degli/delle iscritte sceglie la stessa provincia in cui lavora al momento dell’iscrizione. Tuttavia, quando si sceglie una provincia diversa, essa è collocata maggiormente in un’altra ripartizione geografica e particolarmente rilevante risulta la traiettoria Sud-Nord. Anche se in alcuni casi la traiettoria di spostamento non è particolarmente distante (il caso più eclatante è il tratto Campania-Lazio), spesso si tratta di spostamenti di varie centinaia di km. Le donne sono leggermente più disponibili a spostarsi fuori provincia. 

La stragrande maggioranza di iscritti/e nelle Gae è donna (83% del totale). Le donne sono più giovani: la metà ha meno di 45 anni. Tuttavia, è da segnalare che le insegnanti meridionali non più giovanissime sono disposte a spostarsi anche su grandi distanze. 

Le donne sono principalmente presenti nella scuola dell’infanzia (98%) e nella scuola primaria (96%). La presenza maschile è quasi completamente concentrata nelle scuole secondarie dove, a ogni modo, resta prevalente la componente femminile. 

Analizzando nello specifico i flussi interregionali, le regioni da cui più spesso si specifica una destinazione in uscita sono Molise, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia, tutte con percentuali superiori al 12%. In molti casi, le traiettorie risentono fortemente della vicinanza geografica tra le regioni (è il caso del Lazio che attrae diverse regioni, in particolare la Campania). Invece, tra le regioni del Sud, prevalgono le destinazioni a più lungo raggio e quindi tali da richiedere un cambiamento di domicilio e dunque maggiori costi. In particolare, per la Sicilia, la Calabria e la Puglia, la destinazione principale è la Lombardia e, in misura minore, il Piemonte e l’Emilia-Romagna. 

Lasciando le regioni di provenienza e considerando le regioni di destinazione, la molteplicità delle traiettorie permette di identificare, chiaramente, dei poli di attrazione (Lazio, Lombardia e Piemonte) il cui influsso si estende anche sul lungo raggio. A contribuire principalmente a questi possibili percorsi di più ampia portata sono gli/le insegnanti dI Sicilia, Campania e Puglia. 

La figura che segue, conferma quanto già detto: essa contiene le 20 principali traiettorie tra province di regioni diverse da quelle di partenza e Roma, Milano e Torino si confermano i 3 principali poli di attrazione. 

Se Roma risulta in cima alle preferenze degli/delle insegnanti della Campania, Milano e Torino sono, invece, le destinazioni preferite da siciliani e siciliane che vogliono spostarsi fuori provincia. Infine, se si escludono Cosenza, Roma e Milano, i restanti 17 principali flussi osservati in figura hanno tutti origine nelle regioni della Campania e della Sicilia, regioni che si caratterizzano per una forte disponibilità a spostarsi verso province collocate in altra regione. 

TABELLA 11 

I trasferimenti dei/delle docenti di ruolo 

I dati in possesso degli autori si riferiscono agli anni compresi tra il 2012 e il 2015. Rispetto alle Gae i suddetti trasferimenti sono sicuramente sottostimati, poiché non si è in possesso dei dati riferiti alle assegnazioni provvisorie e alle utilizzazioni che, anche se valide per un solo anno scolastico, rappresentano, pur sempre, una forma di mobilità volontaria dei docenti di ruolo. 

Il primo dato che emerge è che tra il 2012 e il 2015 vi sono stati complessivamente 250 mila trasferimenti, pari a circa 60 mila movimenti per anno. Tuttavia, solo uno su dieci di questi trasferimenti è avvenuto fuori della provincia di partenza. Pertanto, l’ordine di grandezza dei trasferimenti fuori provincia è di poco più di 6000 l’anno di cui circa 2500 tra il Centro-nord e il Sud. È di facile comprensione che, rispetto ai numeri di iscritti/e nelle Gae, il dato è particolarmente contenuto. 

La traiettoria geografica degli spostamenti dei/delle docenti di ruolo è diametralmente opposta a quella dei/delle docenti inserite nelle Gae. Tali meccanismi non sono che il riflesso della tipicità delle migrazioni interne all’Italia e al dualismo economico Nord-Sud. 

La distribuzione dei percorsi di mobilità per sesso mostra tra le donne una quota di mobilità extra-provinciale leggermente più alta (9,9% rispetto al 9% degli uomini). Tuttavia, tra coloro che si sono effettivamente trasferiti/e, la distribuzione dei percorsi di mobilità è pressoché uguale per i due sessi. 

Per quanto riguarda l’età, si evidenzia un profilo nettamente più giovane per le donne, dato compatibile con l’idea che i potenziali rientri al Sud delle insegnanti meridionali vengano realizzati all’inizio della carriera e dunque poco dopo essere entrate in ruolo. 

Per entrambi i sessi si nota che la propensione a spostarsi più lontano diminuisca con l’aumento dell’età anagrafica. 

Il rapporto tra mobilità e ordine di istruzione suggerisce che i movimenti dal Nord verso il Sud riguardano maggiormente gli uomini per la scuola secondaria di primo grado e le donne per la scuola dell’infanzia, seppur nel complesso la maggior parte dei trasferimenti riguardi il I e II grado delle scuole secondarie. 

Per quanto riguarda le zone geografiche oggetto di trasferimenti, si nota subito che i percorsi segnano traiettorie opposte a quelle delle Gae. Le regioni del Centro-nord sono quelle che mostrano le percentuali più alte in uscita e quando si lasciano queste regioni si compie un percorso di lungo raggio verso regioni non adiacenti. 

Al contrario, gli ingressi nelle regioni del Centro-nord, molto rari, provengono principalmente da regioni limitrofe. Per le regioni meridionali, invece, i flussi in uscita sono ridotti (inferiori alla media nazionale del 5,8%) e comunque diretti o verso altre regioni del Mezzogiorno oppure verso il Lazio e la Lombardia, mentre i flussi in ingresso originano soprattutto dalle regioni settentrionali, in primis Lombardia e Piemonte. 

Le migrazioni, di direzione opposta rispetto alle Gae, sono ben visibili nella figura seguente. In essa sono riportate le 20 traiettorie interprovinciali (tra regioni diverse da quelle di partenza) più rilevanti per i trasferimenti dei docenti di ruolo. La distanzia media di tali trasferimenti è maggiore di 600 km, così come già visto per le Gae. 

Il percorso principale è quello che parte da Roma e ha destinazione nella provincia di Napoli (pari al 3,1% del totale dei flussi interni). Il secondo flusso più importante ha origine nella provincia di Milano ed è diretto a Roma (pari all’1,2%). Per il resto si tratta di traiettorie molto eterogenee, ma che hanno come comune denominatore la forte prevalenza di traiettoria verso il Sud. 

Conclusioni 

Come già affermato in precedenza, il volume In cattedra con la valigia. Gli insegnanti tra stabilizzazione e mobilità – Rapporto 2017 sulle migrazioni interne in Italia fotografa le migrazioni dei docenti fino al 2015. Pertanto, non sono state analizzate le conseguenze provocate dalla riforma denominata Buona Scuola (Legge n. 107/2015) che ha introdotto numerose novità anche in merito alla mobilità territoriale dei/delle docenti, sollevando polemiche e conteziosi giudiziari, i cui strascichi sono ancora sotto gli occhi di tutti. Allo stesso tempo, è prematuro esprimere giudizi sui provvedimenti che la penultima ministra della scuola, Lucia Azzolina, ha elaborato in un tempo nuovo, quale quello della pandemia da Coronavirus. 

Tuttavia, il dato innegabile è che la mobilità dei e delle docenti è strettamente connessa al meccanismo di reclutamento, meccanismo caratterizzato da due momenti diacronici, i quali, in una prima fase determinano spostamenti per far sì che si acceleri il processo che porta all’immissione in ruolo, in una seconda, provocano migrazioni determinate dalla volontà di riavvicinarsi alla famiglia o al luogo di partenza.  

I centri di maggiore attrazione per chi vuole acquisire il ruolo sono le grandi città: Roma, Milano e Torino in primis, mentre gli attori e le attrici del doppio processo di mobilità sono soprattutto gli e le insegnanti delle regioni meridionali, in particolar modo Campania e Sicilia. 

Il meccanismo di reclutamento a sua volta chiama in causa la dinamica demografica italiana. Infatti, i contingenti annuali di insegnanti riflettono il numero di pensionamenti nella classe docente e il numero di alunni e alunne in ogni provincia. E se i dati ci dicono che, nei prossimi anni, il maggior numero di pensionamenti è previsto nelle regioni del Nord, e nello stesso tempo che il processo di degiovanimento (riduzione della componente più giovane della popolazione) riguarderà principalmente le regioni meridionali (nel Centro-nord l’effetto è mitigato dall’incidenza maggiore delle famiglie di origine straniera, senza contare che dal 2006 i tassi di fecondità delle regioni settentrionali per la prima volta hanno superato quelli delle regioni meridionali) è verosimile che i processi e le traiettorie di migrazione interna della classe docente non subiranno mutamenti: meno studenti e una conseguente contrazione della domanda di insegnanti, soprattutto tra le donne meridionali. 

7 commenti

    1. Grazie per l’attenzione. Il data journalism è fondamentale per l’analisi dei fenomeni sociali. Purtroppo, la loro rappresentazione è ancora lontana dalla parità di genere

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    1. Grazie per la lettura. Purtroppo, nell’opinione pubblica certi fenomeni sociali sono ancora poco e mal rappresentati.

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