Naviga la parola

Immergersi tra le pagine dei racconti di Giulia Basile, raccolti nel libro Naviga la parola e consuma amore, è come nuotare in un mare in tempesta, pericoloso, che ti getta nell’oscurità e ti toglie il respiro, per poi farti riaffiorare in una superficie spumeggiante, felice della vittoria conquistata fra le onde, che non impediscono più la vista della terra desiderata. Per poi scontrarsi di nuovo con acque traditrici, che ti rigettano nel buio profondo, spesso senza speranza.
Sono ben ventitré racconti, che spaziano in varie direzioni, toccando argomenti quali l’immigrazione, il terrorismo, il femminicidio, lo stupro, e temi universali come l’amore, la famiglia, la malattia, la musica e la gioia di vivere.

Nelle pagine del racconto “Nel nome dell’odio”, per esempio, emerge la difficoltà di un figlio che scopre di essere stato adottato; prima la fuga, la sofferenza, lo sprofondare e poi il riemergere, l’incontro e l’abbraccio:
«Tuo padre ed io abbiamo fatto volontariato, in Italia e in Palestina, per convinzione, e abbiamo condiviso soprattutto il dolore con chi soffriva. Ma quanta gioia averti raccolto tra le nostre braccia, nei tuoi primi vagiti! Il tuo pianto tra le macerie è stato per noi come una calamita, ti abbiamo subito sentito nostro, eri il figlio che volevamo, non c’era bisogno di metterne un altro al mondo. Noi siamo la tua famiglia e devi accettarci con i nostri limiti e i nostri valori, e tu, in qualsiasi parte del mondo tu sia nato, tu sei nostro figlio e noi ti amiamo per come sei. Fai pace con te stesso e vivi libero».

Al contrario il “Lago delle capre” — che si apre con un bellissimo proverbio africano «Qualunque sia la grandezza di un baobab, il seme che lo ha generato era pur sempre piccolo» — vede tramutarsi un sogno d’amore in una grande disperazione: «E poi un giorno sul prato, davanti a quel lago, sacro testimone dei suoi desideri, la spinse all’indietro e l’abbracciò stretta. Mai penetrazione fu più dolce e, anche se sanguinò, mai ferita le fu più cara. A sera scese dalla collina così in fretta e felice che più non si poteva, perché mai le era accaduto di sentire leggeri il corpo e l’anima». Dura poco, però, la felicità della giovane coppia, che dal villaggio vicino al grande lago, fugge al Nord nell’illusione di chissà quale altra vita, ma trova ristrettezze e fatiche quotidiane: «Anche la mia bellezza, legata a quella del mio paesaggio che si specchiava nei miei occhi, svanì. Ero una stupida ragazza ignorante senz’arte né parte. Lui se ne andò, io rimasi sola». Da qui, però, la capacità di risollevare la testa e ricostruirsi almeno un’esistenza dignitosa, seppur per sempre privata della magia dei sentimenti e delle emozioni più innocenti.

Nei tanti racconti si incontra un caleidoscopio di personaggi colorati da storie e vite disperse nel fluire degli eventi: Lonia, che, atterrata dalla sclerosi multipla nel corpo ma non nella volontà, riesce a continuare a dipingere, seppur scomoda, prima in piedi solo per poche ore, poi solo per pochi minuti, poi solo seduta… infine desiderosa di non creare angoscia, anzi, di «dare a tutti l’impressione di andare su e giù, mentre rimaneva ferma». Lascio il bel finale alla curiosità di lettori e lettrici.
Manuelito che, ormai adolescente, non vuole più essere chiamato così dagli amorevoli genitori adottivi e chiede solo di tornare nel suo Brasile, dagli affetti e dai ricordi che là ha lasciato: «La sua nuova casa era certo più confortevole della strada a cui lo avevano sottratto, ma il suo mondo, quello che ruotava intorno alle corse sulla spiaggia con Regina Silva de Araujo, era stato distrutto». Manuel infine riuscirà a partire, ma riuscirà a ritrovare la sua armonia? L’ água do mar, le ruas sinuosas, la luz branca do sol… la sua Regina?
E si incontrano molti altri attori e attrici che si rincorrono sul palcoscenico della vita: la musica, il canto e la danza sfrenata di Elide e Mirko; Onorina, forte come una quercia, che «era lei l’uomo di casa»; Violeta, la magica zingara che odia la notte e sceglie la libertà; Ugo, con la sua “provvidenziale” sordità; Rosy, la bella “bocca di Rosa”, finita… ma lo lascio scoprire a voi, questa come le altre “mille e una storia”, racchiuse in tre capitoli dai nomi evocativi: 1. Le parole hanno ali, 2. L’amore declina l’amore, 3. I luoghi del dolore transitano in sospensione.

Angela De Leo, poeta e direttrice editoriale della Secop, su questo libro scrive:
«È un viaggio lungo racconti narrati da una donna per tante altre donne che, onda su onda, tra flutti incontrollati di passioni vendette e rivendicazioni della propria femminilità e dignità, raggiungono la riva. Sulla sabbia di ogni dimenticanza esse scrivono la parola Amore, che affonda sotto il peso delle sue innumerevoli contraddizioni; si innalza come alta marea sulla violenta ipocrisia degli uomini; chiede il suo diritto di esistere, nonostante il sangue che affiora sotto pelle e si fa radice di ogni male.
Ma la voce di ogni donna è vessillo di speranza anche visitando il dolore, anche navigando coraggiosamente su acque di sperata salvezza sconfiggendo l’atroce presagio di morte. Anche ribellandosi al destino che ignora i sogni di libertà e le stelle negli occhi, per rinascere alla vita e ai suoi numerosi inganni, che per fortuna si possono dissolvere ai primi raggi di sole».

Tuffarsi nei meandri delle storie narrate e coglierne spruzzi rivelatori e vitali è l’invito che facciamo.

GIULIA BASILE, è nata e vive a Noci, in Puglia. Dopo aver conseguito due lauree messe a frutto nella Scuola e nel volontariato, è una animatrice culturale nel suo territorio, ed è stata anche per un breve periodo sindaca di Noci. Ha pubblicato una decina di testi in poesia (in lingua e in vernacolo) e prosa con varie case editrici e milita in vari gruppi come la Darf (Donne assoc. nel rinnovamento femminile) da lei stessa fondata 30 anni fa; Women@Work, Toponomastica Femminile, Mordi la Puglia, etc. Divide le donne in due categorie: quelle ricche di humanitas, che sanno ridere di sé, e quelle senza “orizzonti”, che ridono degli altri. Il suo forte legame con la vita ancor più da quando ha sconfitto un cancro del sigma si esprime nella scrittura. Naviga la parola e consuma amore è la sua ultima pubblicazione, ma è in uscita per Les Flaneurs Edizioni il suo primo romanzo.

Giulia Basile
Naviga la parola e consuma amore
SECOP edizioni, Corato (BA), 2021
pp. 176

***

Articolo di Danila Baldo

Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, coordina il gruppo diade e tiene corsi di aggiornamento per docenti, in particolare sui temi delle politiche di genere. È referente provinciale per Lodi dell’associazione Toponomastica femminile. Collabora con con Se non ora quando? SNOQ Lodi e con IFEIniziativa Femminista Europea. È stata Consigliera di Parità provinciale dal 2001 al 2009 e docente di filosofia e scienze umane sino al settembre 2020.

 


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