Il Viaggio della Fenice di Sabrina Prioli

La Fenice è un uccello mitologico conosciuto per la peculiarità di risorgere dalle proprie ceneri: è il simbolo della rinascita e della resilienza, ovvero della capacità di fronteggiare le avversità e superare eventi traumatici, servendosi delle proprie risorse.

Sabrina Prioli, l’autrice del libro Il Viaggio della Fenice, edito da Amazon nel 2020, decide di avvalersi della figura della Fenice per raccontare la sua storia di sopravvissuta a uno dei più terribili crimini di guerra.

Uscita da una relazione violenta e miracolosamente scampata al terremoto che nel 2009 ha distrutto L’Aquila, Sabrina si trasferisce per lavoro in Colombia con la figlia e il nuovo compagno, dove viene ingaggiata come operatrice umanitaria di un’organizzazione no-profit. Il suo primo incarico riguarda la pianificazione di corsi per valorizzare il lavoro delle donne indigene Wayuu e successivamente si dedica ad aiutare ex bambini/e soldato, garantendo loro un’istruzione e il materiale per andare a scuola.

Terminata l’esperienza in Colombia, si sposta a Lima, in Perù, dove le viene recapitata la proposta di lavorare in Sudan del Sud a un progetto di lotta alla povertà e pacificazione tra le comunità. Nonostante i dubbi, decide di partire e il 28 giugno 2016 atterra a Juba.

La situazione politica del Sudan del Sud, uno dei Paesi più poveri del mondo, è instabile, in quanto già nel 2013 fu teatro di una sanguinosa guerra civile tra due gruppi etnici differenti, che portò migliaia di morti e sfollati, terminata con un accordo di pace siglato nel 2015. La popolazione civile rimase vittima di violenze inimmaginabili e molte/i bambine/i furono reclutati come soldati. Pochi giorni dopo il suo arrivo, scoppia una nuova guerriglia e lei e i suoi collaboratori vengono abbandonati a loro stessi all’interno del compound in cui alloggiano, nonostante le continue richieste di evacuazione e di messa in sicurezza degli operatori. In una manciata di ore, la struttura si ritrova assediata da decine di soldati: le persone all’interno vengono brutalmente picchiate, quasi tutte le donne subiscono stupri di gruppo e un giornalista resta ucciso.

Sabrina riferisce di essere stata violentata più volte e di aver visto altre sue colleghe subire la stessa sorte. Il giorno dopo viene ordinato il cessate il fuoco che porterà i militari a fuggire e permetterà di mettere in salvo operatori e operatrici.

Si scopriranno successivamente delle gravissime falle nel sistema di sicurezza che le associazioni no-profit dovrebbero garantire a chi vi lavora.

Sabrina si sente una privilegiata, in veste di cittadina occidentale in grado di richiamare l’attenzione su quanto accaduto: diverse riviste, a parte quelle italiane, le hanno scritto per rilasciare interviste in completo anonimato. Il suo desiderio è impedire che quanto patito da lei e da molte altre donne cada nel dimenticatoio. Si decide così a denunciare, scoprendo che l’organizzazione per cui lavora non ha sporto nessuna denuncia e le altre donne non se la sentono per paura di ritorsioni.

La sua deposizione e quella di altri colleghi consentirà l’avvio di un processo presieduto da una Corte marziale in Sudan del Sud: Sabrina dovrà però recarsi personalmente a Juba per testimoniare, altrimenti il caso sarà archiviato. Con grande coraggio tornerà in quei luoghi per sottoporsi ad un interrogatorio di fronte alla Corte e agli imputati che durerà più di cinque ore, in cui descrive nei particolari tutte le violenze a cui lei e le altre donne sono state sottoposte da parte dei soldati.

Grazie alla testimonianza, due militari saranno condannati all’ergastolo e altri otto a diversi anni di carcere per stupro, omicidio, saccheggio e devastazione.

La cifra irrisoria di 4000 dollari come risarcimento per le violenze subìte (contro i 2 milioni e mezzo che spettano al proprietario del compound danneggiato) è l’emblema di come le violenze sessuali sulle donne siano considerate un male minore.

Due sono le parole che più ricorrono all’interno del libro: morte e piombo.

Lo stupro viene descritto come la fine della vita dell’autrice (morte), che non prova più nulla e non trova più un senso alla sua vita; tutto ciò che le resta è la sensazione di un peso enorme (piombo) che le avvelena e contamina l’anima; gli incubi non le danno tregua, tanto da portarla ad avere paura di addormentarsi e a richiedere l’aiuto di una psichiatra.

Solo la sete di giustizia riuscirà a spingerla a trovare un senso alle sue giornate. Come lei stessa ribadisce, le violenze sessuali sulle civili non vengono quasi mai denunciate e l’impunità regna sovrana. In quel Tribunale, Sabrina è riuscita a rappresentare non solo sé stessa ma anche tutte le donne vittime di questi terribili crimini di guerra.

Lo stupro è una linea di demarcazione netta tra la fine di una vita e l’inizio di un’altra, che ancora non è ben definita. Il timore di dover raccontare la verità alla figlia, il giudizio delle persone che la accusano di essersela andata a cercare recandosi in luoghi pericolosi, la sensazione di abbandono da parte di chi avrebbe dovuto tutelarla sono solo alcuni dei macigni che l’autrice descrive con tutta la dignità e la perseveranza di una donna che ha conosciuto l’inferno e ha trovato la forza e il coraggio di combattere e ricominciare da capo.

Ed è proprio sul finale che si staglia orgogliosa la figura della Fenice: la Sabrina di prima non esiste più, ora dalle sue stesse ceneri ne è nata una nuova.

Questo libro rappresenta l’immensa testimonianza di una donna e di tutte le donne, per non chiudere gli occhi di fronte a simili atrocità e non lasciare che l’indifferenza impedisca a crimini del genere di venire alla luce e di essere puniti.

Sabrina Prioli
Il viaggio della fenice
Independently published, 2020
pp. 217

***

Articolo di Elisabetta Uboldi

Liz. foto 200x200

Laureata in Ostetricia, con un master in Ostetricia Legale e Forense, vive in provincia di Como. Ha collaborato per quattro anni con il Soccorso Violenza Sessuale e Domestica della Clinica Mangiagalli di Milano. Ora è una libera professionista, lavora in ambulatorio e presta servizio a domicilio. Ama gli animali e il suo hobby preferito è la pasticceria.

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