Lingua Madre. Racconti di donne straniere in Italia

Abbiamo ricevuto e pubblichiamo volentieri il contributo relativo alla raccolta di brani vincitori e finalisti della XV edizione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre, ideato nel 2005 da Daniela Finocchi. Il CLM è rivolto esclusivamente alle donne straniere e di origine straniera residenti in Italia, ma accoglie anche le donne italiane che scrivono delle loro consorelle migranti. Durante questi anni i racconti che le autrici hanno inviato sono stati più di 8000 insieme anche ad altrettanti scatti fotografici per contribuire a rinsaldare sempre di più la relazione tra donne.

Donne alla ricerca del proprio Io, scoperto o ritrovato in Paesi lontani. Donne che riemergono dalla violenza, forti della loro capacità di sopravvivere nonostante tutto. Donne che si mettono in relazione, donne che creano, donne che si raccontano. Tante e potenti sono le personagge che si animano attraverso le pagine della nuova antologia Lingua Madre Duemilaventi. Racconti di donne straniere in Italia, edita da SEB27, volume che raccoglie tutti i racconti selezionati per la pubblicazione della XV edizione del Concorso Lingua Madre.

Una raccolta di storie uniche ma universali. Vite agli opposti che si incontrano. Dialoghi tra generazioni. Immagini nitide e luminose della terra di origine che evocano madri reali e simboliche. Le radici che si confondono con la modernità dei voli aerei.

Da sedici anni il Concorso letterario nazionale Lingua Madre – progetto permanente della Regione Piemonte e del Salone Internazionale di Torino, ideato da Daniela Finocchi nel 2005 – dà voce alle donne migranti in Italia che si vedono discriminate due volte, come donne e come migranti, e con il tempo è andato a costituire un vero e proprio archivio ricco e variegato di storie, emozioni, testimonianze. Un patrimonio della letteratura migrante femminile capace di restituire uno spaccato della società in cui viviamo, delle sue evoluzioni e dei suoi conflitti, visto attraverso uno sguardo schietto, non edulcorato che non rinuncia però alla speranza verso il futuro. Un’occasione preziosa per lettrici e lettori che attraverso lo specchio imparziale di questi racconti si possono fare spettatrici e spettatori degli aspetti più profondi e nascosti della propria identità, messa poi in relazione con una quotidianità problematica ma al tempo stesso ricca di ottimismo.

Caratteristiche che stanno al cuore di Lingua Madre Duemilaventi, un volume che va a costituire una significativa pietra miliare per il progetto, che ha festeggiato l’importante quindicesimo anniversario in tempi particolarmente critici.

Nonostante l’emergenza sanitaria che tutte e tutti stiamo vivendo, il Concorso Lingua Madre infatti non si è mai fermato, proclamando le vincitrici della XV edizione, pubblicando la nuova antologia e continuando a svolgere le proprie attività online, su un sito interamente rinnovato inaugurato proprio in concomitanza dello scoppio dell’epidemia da Covid-19. Un lavoro questo che voleva esprimere un chiaro segno di speranza per tutte le donne, e non solo, che seguono quotidianamente il progetto.

Forse proprio la particolarità della situazione in cui il volume ha visto la luce rende le storie in esso contenute ancora più rilevanti, come voci da un passato così prossimo eppure così diverso dal presente.

E così incontriamo Berivan, protagonista di una vicenda incandescente scritta con intensità e priva di enfasi, che le autrici del racconto scritto a quattro mani hanno scelto efficacemente di teatralizzare. Una rara testimonianza curda di prima mano che viene così sviluppata attraverso due momenti, quello della memoria e quello scenico, che ben riescono ad evidenziare come la costruzione dell’identità non sia mai un processo lineare.

Incontriamo Lillibell che in una storia profonda ed equilibrata delinea un’identità di confine, multiforme, e rende possibile il dialogo tra generazioni e modi di vita diversi. Una vera e propria sinfonia di parole scritta su un pentagramma di emozioni e di travolgenti moti dell’anima, dove tradizione e modernità si fondono insieme fino al riconoscimento consapevole della propria omosessualità.

E incontriamo Maria Felicita che, fra tristezza, spaesata solitudine, speranza, azione taumaturgica dell’amore e osmosi catartica, delinea un percorso di radicamento in cui risulta fondamentale la costellazione di donne con la cui esistenza l’Io narrante entra in relazione.

E poi ancora Tanya, Sayra e Amparo che riemergono dalla violenza per raccontarsi e in quel racconto c’è la cura, lenta ma efficace, alle ferite ancora visibili sui loro corpi.

Ma come i volti della luna, che sono mille e uno solo, i racconti della XV edizione del Concorso Lingua Madre seguono infiniti snodi narrativi sulle tracce di identità in continuo mutamento eppure estremamente solide, del cibo della tradizione materna che può essere più potente delle parole e sostituire i baci mai ricevuti, della condivisione tra donne che proprio nella scrittura si scoprono e riscoprono, in relazione con sé stesse e il mondo che abitano.

Con sguardo lucido e critico attraversano il dipanarsi di vite che non si rassegnano ai pregiudizi e alle discriminazioni. Nella leggerezza e trasparenza dello stile, sfiorano delicatamente i più vari aspetti: la maternità, l’emigrazione, le origini, la neutralità del linguaggio, le violenze. A vincere è la forza delle donne che ne sono protagoniste.

Ringraziamo, per questa recensione, Michela Marocco, social media editor per il Concorso letterario nazionale Lingua Madre. Laureata in Letterature Moderne Comparate a Torino e specializzata in Crossmedia, con un master in Storytelling & Performing arts alla Scuola Holden di Torino, Michela ama scrivere. I sui racconti, Elisabeth e Margherita e Il Movimento di Liberazione delle Statue, sono stati pubblicati nelle antologie Sedici ritratti per Torino e Diciotto sculture per Torino, edite da Neos Edizioni.

Daniela Finocchi (a cura di)
Lingua Madre Duemilaventi. Racconti di donne straniere in Italia
Edizioni SEB27, Milano, 2020
pp. 304

Buona lettura a tutte e a tutti.

***

Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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