Bes – Alunni e alunne con disturbi evolutivi specifici

Per indicare le difficoltà di alunne e alunni in ambito scolastico, si fa sempre più uso di sigle che spesso confondono se non usate correttamente.

Sentiamo parlare di Bes, Dsa, Adhd; cerchiamo dunque di fare chiarezza. 

Con l’acronimo Bes si fa riferimento agli/alle studenti con Bisogni educativi speciali, un gruppo che include tre sottocategorie: bambini/e con disabilità certificata ai sensi della legge n. 104 del 1992; bambini/e con svantaggio socio-economico, linguistico o culturale e quelli/e con diagnosi effettuate sulla base della legge n. 170 del 2010 (Dsa), ma anche con Disturbi specifici di linguaggio, Disturbi della coordinazione motoria, delle abilità non verbali e con Disturbo dell’attenzione e dell’iperattività (Adhd).

Si è deciso di porre particolare attenzione ai Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) e al Deficit dell’attenzione e dell’iperattività (Adhd), che spesso si trovano in comorbidità e che rientrano, come detto, nei Bisogni educativi speciali.

Con l’acronimo Dsa si indicano i Disturbi specifici di apprendimento, che appartengono ai disturbi del neurosviluppo (DSM 5, 2014) e che si manifestano «in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali». Tali disturbi riguardano le abilità scolastiche, parliamo dunque di Dislessia, Disortografia, Disgrafia e Discalculia (CC-2007).

Sulla base del deficit funzionale, secondo la Consensus Conference dell’Istituto superiore di Sanità (CC-ISS, 2011), vengono comunemente distinte le seguenti condizioni cliniche: 

  • Dislessia, disturbo nella lettura (intesa come abilità di decodifica del testo); 
  • Disortografia, disturbo nella scrittura (intesa come abilità di codifica fonografica e competenza ortografica); 
  • Disgrafia, disturbo nella grafia (intesa come abilità grafo-motoria); 
  • Discalculia, disturbo nelle abilità di numero e di calcolo (intese come capacità di comprendere ed operare con i numeri).

Nell’introduzione alla Consensus Conference leggiamo che «i DSA mostrano una prevalenza oscillante tra il 2,5 e il 3,5% della popolazione in età evolutiva per la lingua italiana».

Le statistiche Miur relative all’anno scolastico 2014-15 riportano invece una percentuale media di studenti con Dsa in Italia del 2,1%, in cui non rientrano le diagnosi attribuite alla scuola dell’infanzia. In particolare, le percentuali sono pari all’1,6% alla scuola primaria, 4,2% alla scuola secondaria di primo grado e 2,5% alla scuola secondaria di secondo grado.

Per gli/le alunni/e Dsa non è previsto l’insegnante di sostegno, sono però previste misure dispensative, strumenti compensativi e dunque la personalizzazione del piano di studi con relativa modifica delle modalità di verifica e dei criteri di valutazione. 

Tra le misure dispensative ricordiamo come esempio:

  • dispensa dalla presentazione dei quattro caratteri di scrittura nelle prime fasi dell’apprendimento;
  • dispensa dall’uso del corsivo;
  • dispensa dall’uso dello stampato minuscolo;
  • dispensa dalla scrittura sotto dettatura di testi e/o appunti;
  • dispensa dallo studio mnemonico delle tabelline, delle forme verbali, delle poesie;
  • dispensa dalla lettura ad alta voce in classe
  • dispensa dai tempi standard.

Per gli strumenti compensativi segnaliamo invece:

  • utilizzo di programmi di video-scrittura con correttore ortografico (possibilmente vocale) per l’italiano e le lingue straniere, con tecnologie di sintesi vocale (in scrittura e lettura);
  • utilizzo di risorse audio (file audio digitali, audiolibri, …);
  • utilizzo, nella misura necessaria, di calcolatrice con foglio di calcolo o ausili per il calcolo;
  • utilizzo di software didattici e compensativi;
  • utilizzo di impugnatori facili per la corretta impugnatura delle penne.

Le Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento allegate al Decreto 5669/2011 indicano che, di norma, il Piano didattico personalizzato (Pdp) va redatto dai/lle docenti della classe (dal consiglio di classe nella scuola secondaria) entro il primo trimestre dell’anno scolastico di riferimento, con la collaborazione della famiglia.

Quando parliamo di Adhd, facciamo invece riferimento al Deficit dell’attenzione e dell’iperattività, cioè a un disturbo evolutivo dell’autocontrollo con difficoltà di concentrazione, controllo degli impulsi e del livello di attività.

Il DSM-5 distingue tre manifestazioni: Adhd con disattenzione predominante; Adhd con iperattività/impulsività predominanti; Adhd combinato.

All’Adhd possono associarsi altre condizioni come il disturbo oppositivo-provocatorio, i disturbi dell’umore, il disturbo ossessivo-compulsivo. I disturbi specifici dell’apprendimento sono stati riscontrati in circa il 20-30% dei bambini/e con Adhd. 

A fronte di ciò, un ruolo fondamentale è rappresentato dall’insegnante, che spesso è la/il prima/o a segnalare la problematica alla famiglia e che deve modificare il metodo di insegnamento al fine di adeguarlo ai bisogni dell’allievo/a. L’Adhd incide negativamente sul rendimento scolastico nella maggior parte dei casi, può infatti manifestarsi con poca attenzione verso i compiti (ma anche nei giochi), con una scarsa cura degli errori per disattenzione; con difficoltà a seguire istruzioni e a terminare le proprie attività; con impulsività; con l’evitare compiti complessi. Tutto ciò porta a performance scolastiche peggiori rispetto ai pari, ecco perché accanto a interventi specifici personalizzati da parte di clinici è necessario affiancare la personalizzazione del piano didattico, come indicato nella normativa Bes del 2012.

È inoltre importante dedicare particolare attenzione all’incremento delle abilità sociali al fine di far sviluppare relazioni adeguate e funzionali, che tengano conto del rispetto delle regole e degli stati emotivi altrui.

Per approfondire:

  • Associazione Italiana Dislessia, Disturbi evolutivi specifici di apprendimento, Milano, 2007
  • Biancardi A., Mariani E., Pieretti M., Intervento logopedico nei DSA. La discalculia, Erickson, Trento, 2013
  • Consensus Conference, Disturbi specifici dell’apprendimento, Roma, 2010
  • De Cagno A.G., Riccardi Ripamonti I., Savelli E., Intervento logopedico nei DSA. La scrittura, Erickson, Trento, 2013
  • Mariani E., Marotta L., Pieretti M., Intervento logopedico nei DSA. La dislessia, Erickson, Trento, 2013
  • Marotta L., Caselli M.C., I disturbi del linguaggio, Erickson, Trento, 2013
  • Marotta L., Varvara P., Funzioni esecutive nei DSA, Erickson, Trento, 2016

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Articolo di Alessia Bulla

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Laureata magistrale in Letteratura italiana, Filologia moderna e Linguistica, ha una seconda laurea in Logopedia. È particolarmente interessata allo studio sincronico e diacronico della lingua italiana, alla pragmatica cognitiva e alla linguistica, che insegna in aerea sanitaria presso l’Università di Roma Tor Vergata.

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