Come integrarsi e rompere il soffitto di cristallo

Una laurea a 45 anni oltre una sfida culturale e sociale è una sfida con la vita. La tua propria vita. Sono brasiliana di nascita, italiana per adozione, europrogettista per vocazione. All’interno del mondo ingarbugliato dell’Europa, ho trovato il mio spazio, superando pregiudizi, stereotipi oramai radicati e provati sulla propria pelle dopo 28 anni di Italia vissuta.

La mia tesi è il riassunto di tutto ciò che una donna deve passare, vivere, conoscere, subire, in una società e in un sistema paese, per riuscire, chissà, a rompere il soffitto di cristallo. Ho voluto descriverlo nella mia tesi, non a nome mio e della mia esperienza personale, ma attraverso la dottrina politica, ovvero, la mancanza di essa, il populismo.

La prima parte della mia tesi è un excursus sull’origine del populismo e le sue lontane radici storiche dal Movimento agrario russo al People Party dell’Età dell’Oro Americana. Ho voluto enfatizzare come il populismo che non è una dottrina politica, ma una “sindrome” o addirittura una “strategia” politica, sia stato in grado di smontare la democrazia rappresentativa e il tradizionale modello di dottrina politica dei partiti di massa, ossia dotati di una precisa gerarchia e delle regole interne ben precise.

Mi piace ricordare questo passaggio della prof.a Maria Pia Paternò, che nel suo libro Donne e diritti afferma: «La filosofia politica dell’Occidente ha avuto la pretesa di parlare il linguaggio dell’universalità, ma ha escluso dal suo discorso intere categorie di persone come i minori, alcune tipologie di malati, gli inabili, gli schiavi, gli stranieri e soprattutto le donne. La teoria femminista in parte, ha rivelato come il linguaggio politico della tradizione occidentale, ha costruito al maschile, alcuni concetti (libertà, democrazia, eguaglianza, giustizia, diritto e democrazia), facendone degli strumenti teorici a disposizione di una parte soltanto del genere umano». Infatti, i populisti si sono appropriati della lingua scritta e parlata, dei social network e della TV a livello globale come mezzo divulgatore dei propri pensieri e retorica costruita ad hoc, denigrando intere categorie di soggetti e aumentando il divario tra genere femminile e società.
Di fatto, i leaders populisti e i movimenti a loro collegati hanno strumentalizzato i diritti delle donne, facendone uso e abuso per “addolcirle”, testimoniando la permanenza del patriarcato, dell’invisibilità del lavoro riproduttivo e di cura (svolto dalle donne e non riconosciuto, né retribuito), del divario del salario tra uomini e donne, delle molestie sessuali, dell’aumento dei casi di violenza, del femminicidio, della violenza che appare motivata dal sentimento di frustrazione del rapporto con il sesso opposto e dal desiderio di imporre obbedienza e di punire, corpo e vita. Una vera crisi della mascolinità, in cui l’uomo dovrebbe ripensare sé stesso e il proprio posto nella società, in un mondo in continuo cambiamento, dove la parità dei sessi è un pilastro fondamentale per una democrazia paritaria e le basi per una ripresa economica ed etica Post Covid-19.

Il tema del potere delle donne in politica è di fondamentale importanza perché definisce la capacità femminile di partecipare e decidere sul governo delle nostre società, le scelte per le donne e per l’intera collettività. Vedere il sesso femminile in ruoli manageriali e direzionali, è ancora spesso un miraggio, una dura strada in salita che ho dovuto io stessa ripercorrere. Non è impossibile, ma è lunga e colma di stereotipi. Serve una politica mondiale di transizione equa, che coinvolga due macro-visioni: la prima futuristica e programmatica, concentrata più sulla domanda che sull’offerta. La seconda più pragmatica, con sistemi sociali dotati di misure legislative e finanziarie specifiche e su misura, per proteggere e sostenere le persone (uomini e donne) durante le transizioni ambientali, strutturali e tecnologiche, in modo da consentire loro di comprendere i cambiamenti futuri e la Next Generation UE.

Poi occorre ricordare che il soffitto è di cristallo, non è blindato come si vuole far apparire. Un bel tacco rosso, a spillo, che infrange leggermente l’angolo del cristallo, lo spezza in mille pezzi! Ma ci deve riuscire anche un bel paio di scarpe da ginnastica, se indossate con convinzione. Io ci sono riuscita, ma è importante che chi arriva lì sappia non dimenticare di essere una donna, sappia voltarsi indietro e dare una mano a tutte le altre!
La collaborazione tra donne sembra una chimera. Lo stereotipol’invidia è femminile” dipinge le donne come spinte costantemente da una rivalità congenita verso le altre donne. E come una profezia che si autoavvera, le donne spesso sono viste incapaci di collaborare in modo sincero tra loro, perché sempre pronte ad andare l’una contro l’altra, pur di primeggiare. La collaborazione tra donne, invece, esiste e dà vita a sinergie bellissime. Noi donne siamo in grado di evitare la competizione, prerogativa tutta maschile, che non è funzionale alla crescita del singolo e del gruppo. Collaborare è un modo meraviglioso per raggiungere l’obiettivo di una democrazia rappresentativa e paritaria, antagonista ai proclami populisti. Il punto di vista degli altri/e può essere molto stimolante ed essendo diverso dal nostro, è un valore aggiunto. Sono proprio le nostre competenze in ogni settore, le nostre soft skills e il nostro empowerment (oramai indispensabili, oltre i titoli accademici, nella nuova era Post Covid-19) a creare delle sinergie particolari con le altre donne, e rendere stimolante lo stare insieme in una visione comune.

La tesi integrale al link: https://toponomasticafemminile.com/sito/images/eventi/tesivaganti/pdf/106_Souza.pdf

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Brasiliana di nascita, italiana di adozione, sono europrogettista dello sviluppo sostenibile per vocazione. Mamma in Dad di Isabel e Nicol, innamorata dei miei due cani, sono appassionata di politica, Europa, di empowerment femminile e di cultura ebraica.

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