Lotta femminista: tra Riformismo e Rivoluzione

Questo articolo è stato elaborato a partire dal capitolo Feminist Revolution: Development through Struggle in Feminist Theory, from margin to center di bell hooks, 2000. Inoltre segnaliamo che l’autrice bell hooks ha scelto fin dal suo primo libro di utilizzare le minuscole in nome e cognome per spostare l’attenzione dal suo nome alle sue idee.

La femminista nera e accademica bell hooks propone una interessante disamina delle criticità e dei punti di forza dei movimenti femministi durante la seconda ondata negli Stati Uniti. Individua nello specifico dei limiti nella strategia riformista e delle occasioni mancate di radicalizzazione, asserendo difatti la sua idea di femminismo in quanto progetto politico collettivo «per mettere fine al sessismo, allo sfruttamento e all’oppressione sessista», rivendicandone quindi un orizzonte politico ampio che, per le sue posizioni, si dovrebbe integrare e ampliare a una prospettiva socialista.

Nella stagione degli anni ’60 e ’70, pratiche di auto-coscienza, organizzazione e protesta abbondavano negli Stati Uniti, a tal punto che molti gruppi femministi pensavano fossero sufficienti a trasformare radicalmente l’ordine sociale. Invece il portato storico di quel periodo rimangono le riforme. Riforme importanti e guidate dagli sforzi di collettivi come il Pane e le Rose e il Combahee River Collective. Eppure le leggi e le istituzioni poste in essere non sono state sufficienti a smantellare i meccanismi violenti di una società che rimane profondamente patriarcale e suprematista. Proprio il connubio tra politiche riformiste e società ancora sessista ha permesso l’infiltrazione di politiche conservatrici e anti-femministe.

Parte di questa stagnazione nelle riforme deriva anche dagli accesi conflitti sul dibattito tra riforma e rivoluzione. Per bell hooks i percorsi riformistici possono essere di vitale importanza nel segnare dei precedenti specifici, per cui è il tipo di riforma e tipo di organizzazione diffusa che produce a dover essere valutata.
Non a caso la critica di bell hooks si riferisce al disegno di legge ERA (Equal Rights Amendement) e i gruppi di autocoscienza, le cui forze sociali e politiche organizzate non si indirizzarono verso la critica integrale ai sistemi di oppressione bensì si ripiegarono nell’isolamento della battaglia per i diritti oppure nella presa di coscienza del ruolo maschile. Nel caso delle femministe radicali, proprio la differenza sessuale diventa il centro di una discussione che non si espande però a una visione più ampia che critichi il capitalismo, il consumismo e l’individualismo che inseriscono l’identità di genere in un contesto di sfruttamento e alienazione, permettendo, ad esempio, la mercificazione del corpo della donna. Per cui se la questione del dominio maschile è fondamentale per la critica femminista, non è però condizione sufficiente, secondo bell hooks, per instaurare una vera politica trasformativa ovvero, in ultima istanza, rivoluzionaria.

Serve la visione di un nuovo ordine sociale per terminare le forme di oppressione sessista e questo passaggio avviene, secondo bell hooks, gradualmente. Collega la ricerca immediata di uno scontro violento e risolutore alle aspettative consumistiche di avere tutto e subito. Perciò insiste su una battaglia anche culturale che rivoluzioni i modi di pensare oltre che di agire, generando impegni di lungo periodo all’interno di grandi sforzi collettivi. Il tempo della riforma in quanto traiettoria rivoluzionaria viene quindi pensato come tempo dell’impegno, del consolidamento e delle pratiche comunitarie, che costruiscano il mondo del futuro pezzo per pezzo a partire dalla vita quotidiana fino alle più lente istituzioni politiche e sociali. In tal senso bell hooks sfrutta la distinzione tra ribellione e rivolta proposta dalla coppia di autori e militanti Grace Lee e James Boggs: la rivolta è il momento in cui si critica e si stabiliscono nuove forme di comunicazione e azioni, impattando contro le autorità costituite. Seguendo anche il filosofo francese Albert Camus: la rivolta è il momento del rifiuto di oltrepassare un certo punto, il momento in cui si impone l’esistenza di una frontiera non valicabile. Ma questo no, contiene anche numerosi sì, ed è qui che qualcosa ha fallito.

Secondo bell hooks, il femminismo della seconda ondata ha ristagnato anche a causa di una forte egemonia di femministe bianche e borghesi nel movimento, la quale avrebbe impedito la riorganizzazione in senso rivoluzionario, in termini di educazione politica così come diffusione di massa. Avrebbe contribuito alla stagnazione anche la facile identificazione dell’uomo con il nemico, il male assoluto, allontanando molte donne dal movimento. La stessa costruzione di un nemico, secondo bell hooks, citando l’autrice femminista Susan Griffin, mina le capacità liberatorie di un movimento di liberazione. Sebbene ovviamente sia vitale riconoscere le opposizioni e i punti di rottura, per bell hooks anziché creare un nemico bisogna produrre nuovi tipi di relazione, partendo dal fatto che se la trasformazione deve essere generale non ci sono fronti da annichilire e fronti da glorificare.

BELL HOOKS, pseudonimo (ripreso dal nome della bisnonna materna Bell Blair Hooks) di Gloria Jean Watkins (1952-), scrittrice e militante femminista afroamericana, con origini nella classe operaria. Durante la sua lunga carriera di docente ha insegnato in diverse università e college americani concentrando le sue ricerche sull’impatto combinato di diversi sistemi di oppressione sulle soggettività ai margini del sistema suprematista bianco, capitalistico e patriarcale. Le sue influenze intellettuali e pratiche provengono da personaggi quali Sojourner Truth, Paulo Freire, Malcolm X, Erich Fromm, James Baldwin, per fare qualche esempio. In Italia una primissima ricezione delle sue opere avvenne alla fine degli anni ’90 grazie a Maria Nadotti, ora ripubblicati all’interno di un unico volume Elogio del margine/Scrivere al buio (Tamu Edizioni 2020). Altro volume pubblicato recentemente in Italia  è Insegnare a trasgredire: L’educazione come pratica della libertà, Meltemi editore 2020.

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Articolo di Riccardo Vallarano

Attualmente studente di Gender Studies all’Università Ucl di Londra, si è laureato all’Università La Sapienza di Roma in Storia moderna e contemporanea. Adora la lettura più della scrittura. È attivo in più campi della cultura ma continua a restare nelle retrovie. Indubbiamente interessato al mondo che verrà.

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