BES. Alunni e alunne con svantaggio socio-economico-culturale

«I minori stranieri, come quelli italiani, sono innanzitutto persone e, in quanto tali, titolari di diritti e doveri che prescindono dalla loro origine nazionale». Queste le parole iniziali delle Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri redatte dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università, della Ricerca, documento nato per la necessità di tutelare i numerosi studenti con cittadinanza non italiana nati in Italia, presenti in particolare nella scuola dell’infanzia, nella primaria e secondaria di primo grado, ma anche a favore delle «nuove tipologie di studenti con problematiche interculturali e di integrazione, anche se forniti di cittadinanza italiana». Per svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale si fa riferimento, infatti, non solo alle difficoltà legate alla non conoscenza della lingua italiana per diversità culturale, ma anche a tutte quelle situazioni che derivano dal vivere in contesti socioeconomici e culturali poveri.
Riprendendo le linee guida possiamo farci un’idea più chiara, riportando le situazioni cui si fa riferimento:
– Studenti con cittadinanza non italiana
– Studenti con ambiente familiare non italofono
– Studenti non accompagnati
– Studenti figli di coppie miste
– Studenti arrivati per adozione internazionale
– Studenti rom, sinti e caminanti
– Studenti universitari con cittadinanza straniera

Il primo passo è relativo alla distribuzione nelle scuole delle alunne e degli alunni stranieri, si deve infatti favorire l’eterogeneità delle cittadinanze durante la composizione delle classi. Bisogna poi porre particolare attenzione «alla situazione linguistica delle/degli alunni [con] la valorizzazione, quando è possibile, della diversità linguistica».
Questi/e studenti non hanno quindi una certificazione di disabilità (legge 104/1992) e non rientrano nei DSA (legge 170/2010), ma fanno riferimento alla Direttiva Ministeriale per i BES del 27 dicembre 2012, «che delinea e precisa la strategia inclusiva della scuola italiana al fine di realizzare appieno il diritto all’apprendimento per tutti gli alunni e gli studenti in situazione di difficoltà».
La Direttiva, facendo riferimento alla Legge 53/2003, estende la personalizzazione dell’apprendimento a tutti gli/le studenti in difficoltà.
«Strumento privilegiato è il percorso individualizzato e personalizzato, redatto in un Piano Didattico Personalizzato (PDP), che ha lo scopo di definire, monitorare e documentare secondo un’elaborazione collegiale, corresponsabile e partecipata — le strategie di intervento più idonee e i criteri di valutazione degli apprendimenti», un PDP diverso da quello redatto per i DSA, con «progettazioni didattico-educative calibrate sui livelli minimi attesi per le competenze in uscita […], strumenti programmatici utili in maggior misura rispetto a compensazioni o dispense, a carattere squisitamente didattico – strumentale».

È di fondamentale importanza ricordare che la Direttiva, in merito allo svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale riporta che «ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta». Le insegnanti e gli insegnanti potranno dunque trovarsi di fronte a situazioni anche temporanee per cui dovranno attivare percorsi individualizzati e personalizzati per il tempo necessario. Per Area svantaggio socio-culturale si intende infatti anche: «nucleo familiare in condizione di svantaggio socio-economico viventi in contesti sociali culturalmente poveri e/o privi di sollecitazioni, documentati, problemi di autostima e/o scarsamente motivati, solitari, poco partecipativi nei contesti di vita dei coetanei, aspetti cognitivi limite non collegati a deficit certificati, lutto, malattia, povertà, separazione dei genitori, crisi affettiva, immigrazione».
Il lavoro del Gruppo di lavoro per l’inclusione (GLI) si estende a tutti i BES e alle problematiche loro relative, il GLI ha il compito, tra gli altri, di rilevare i BES presenti nella scuola e di proporre i GLH Operativi sulla base delle effettive esigenze.

Tornando all’etichetta BES vorremmo riportare che «Già all’inizio del 2000, attraverso la pubblicazione di vari documenti e dichiarazioni internazionali, l’UNESCO raccomandava di sostituire la dizione Bisogni Educativi Speciali con Educazione per tutti», la dicitura Bisogni Educativi Speciali era infatti comparsa nel 1978 nel Rapporto Warnock, in Inghilterra, per abolire il termine ‘handicap’ e al fine di evidenziare la necessità di una modifica al sistema educativo. L’Index for inclusion ha proposto l’espressione ostacoli all’apprendimento e alla partecipazione, che vadano a mobilitare tutta la comunità anche, ma non solo, quella educativa, tale approccio discusso anche a livello internazionale (Good pedagogy  Inclusive pedagogy — UNESCO, 2000) vuole attuare modifiche in modo che non ci si basi più sul bisogno (speciale e non), ma sui diritti, che obbligherebbero a lavorare in rete, come è auspicabile proprio perché l’etichetta BES comprende situazioni poliedriche, cui solo un’attenta valorizzazione delle caratteristiche del singolo potrà rispondere adeguatamente.

Vorremmo dunque concludere con le parole di Carola Carazzone, dal 2006 la prima donna portavoce del Comitato per la promozione e protezione dei diritti umani: «ogni bambino ha gli stessi diritti, ma ogni bambino, non solo quello disabile, ha bisogni diversi, in relazione alle proprie abilità, al luogo dove è nato, alla situazione politica, economica, sociale, culturale dove vive. I bisogni dei bambini disabili “non sono speciali”, sono specifici della sua persona e vanno valutati caso per caso nell’ottica della realizzazione del suo superiore interesse».

Bibliografia e sitografia

  • Associazione Italiana Dislessia, Disturbi evolutivi specifici di apprendimento, Milano, 2007
  • Biancardi A., Mariani E., Pieretti M., Intervento logopedico nei DSA. La discalculia, Erickson, Trento, 2013
  • Caldin R., Righini G., Lo “svantaggio socio-economico, linguistico e culturale” un bisogno educativo speciale?, in Studium Educationis anno XVIII – n. 3 – ottobre 2017
  • Carazzone C., Il bambino disabile come persona soggetto di diritti: cambiare prospettiva, in Fondazione Paideia-Cepim Torino, Nascere bene per crescere meglio. Esperienze e percorsi nella comunicazione della disabilità, Torino, 2006
  • Consensus Conference, Disturbi specifici dell’apprendimento, Roma, 2010
  • De Cagno A.G., Riccardi Ripamonti I., Savelli E., Intervento logopedico nei DSA. La scrittura, Erickson, Trento, 2013
  • Mariani E., Marotta L., Pieretti M., Intervento logopedico nei DSA. La dislessia, Erickson, Trento, 2013
  • Marotta L., Caselli M.C., I disturbi del linguaggio, Erickson, Trento, 2013
  • Marotta L., Varvara P., Funzioni esecutive nei DSA, Erickson, Trento, 2016

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Articolo di Alessia Bulla

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Laureata magistrale in Letteratura italiana, Filologia moderna e Linguistica, ha una seconda laurea in Logopedia. È particolarmente interessata allo studio sincronico e diacronico della lingua italiana, alla pragmatica cognitiva e alla linguistica, che insegna in aerea sanitaria presso l’Università di Roma Tor Vergata.

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